Meloni, il caos Vannacci e un nuovo centrodestra

Le mosse "segrete" di Marina Berlusconi. Prove di dialogo Fi-Azione. Obiettivo (Palazzo Chigi osserva) rendere la Lega non decisiva. Verso un "faccia a faccia" tra Salvini e il generale: scissione?
January 28, 2026
Meloni, il caos Vannacci e un nuovo centrodestra
Meloni-Salvini, un rapporto politico sempre più complicato
Giorgia Meloni osserva in silenzio le manovre che scuotono il centrodestra. Riflette sulle fibrillazioni nella Lega che crescono di intensità con l'ultima mossa del generale Vannacci che registra il marchio "Futuro nazionale" e prepara la sua corsa solitaria. Si informa sul dialogo sempre più forte tra Carlo Calenda e Forza Italia. A Palazzo Chigi anche gli uomini più vicini alla premier ragionano su un nuovo bipolarismo. Un centro più forte per rendere la Lega non decisiva? Una prima conferma arriva da Letizia Moratti, europarlamentare di Fi ma soprattutto figura ascoltata da Marina Berlusconi. «... Vogliamo aprirci a mondi che condividono i nostri valori: liberali, popolari, riformisti, garantisti, europeisti. Con Calenda c'è sintonia sui temi fondamentali: Europa, riforme, giustizia, industria. Non è un caso che sia stato invitato più volte, anche dai giovani di Forza Italia. Non si tratta di operazioni di palcoscenico, ma di un confronto politico reale». Ecco il piano di Marina Berlusconi: un nuovo bipolarismo con più centro e meno Lega. Gli ultimi segnali rafforzano la convinzione. Prima il "faccia a faccia" di Matteo Salvini con l'attivista (pregiudicato) dell'ultradestra britannica Robinson. Poi l'offensiva di Vannacci. Letizia Moratti dice quello che Marina Berlusconi pensa:  «È innegabile che posizioni estremiste rendano difficile l'avvicinamento di forze liberali. Alcune figure, lo dico con rispetto, non aiutano a costruire un'area riformista ampia. Noi siamo alleati leali e rispettiamo il patto di governo. Ma la lealtà non significa rinunciare alla propria identità. Forza Italia ha un profilo diverso, e lo difende».
Meloni tace ma la Lega è un problema. E soprattutto è un problema quella Lega vicina a Vannacci. Un esempio? Le commissioni Affari Esteri e Difesa di Montecitorio sono convocate per domani mattina alle 8.30: dovrebbe arrivare il via libera definitivo al dl Ucraina che poi approderà nell'Aula della Camera nella settimana dal 9 al 13 febbraio. Semaforo verde scontato in Commissione, considerato, tra l'altro, che è già stato approvato l'emendamento di maggioranza (preteso da Salvini) che cancella il termine "militari" dal titolo e dalla rubrica del testo e aggiunge mezzi "di difesa civile" all'elenco di aiuti che l'Italia potrà inviare a Kiev. Ma la Lega vicina al generale non vuole fermarsi. Vannacci vuole una «reale discontinuità» che tradotto vuole dire vuole che si dica in maniera chiara: basta aiuti militari all'Ucraina. Salvini (in settimana si siederà davanti al generale) è al bivio: con Meloni e con il governo o con Vannacci? Ecco cosa si agita dietro la scelta di Vannacci di depositare un nuovo simbolo: se non arriveranno «garanzie forti e chiare» da Salvini l'addio alla Lega potrebbe essere più che una ipotesi. C'è molto da capire. C'è lo spettro (per Salvini) della scissione vannacciana. C'è il fastidio (non solo dentro Fi ma anche a Palazzo Chigi) per l'incontro (con foto) tra Salvini e Robinson. C'è la partita sulla presidenza della Consob, ancora tutta da sbloccare. La tensione cresce. Tajani torna a incontrare Marina Berlusconi a Milano.  Un "faccia a faccia" per ribadire l'impegno comune sul referendum sulla giustizia, storica battaglia del Cavaliere. Ma anche un momento per approfondire le valutazioni per un nuovo dinamismo nel partito. C'è voglia di centro. Voglia di «battaglie liberali». Il feeeling con Azione è reale. A partire dalle Comunali: si può collaborare a Milano, Roma e Torino, poi si vedrà.  

© RIPRODUZIONE RISERVATA