Snowboard, Fischnaller: «Sette Olimpiadi, un sogno»

Lo skater 45enne a Milano Cortina diventerà l'azzurro con più partecipazioni ai Giochi: «Medaglia? Sì ma la cosa più bella sarà la mia famiglia in tribuna»
January 28, 2026
Snowboard, Fischnaller: «Sette Olimpiadi, un sogno»
Roland Fischnaller, 45 anni, fuoriclasse dello snowboard /Epa
Ci sono quattro azzurri che potranno fregiarsi di aver partecipato sia ai Giochi di Torino 2006 sia di Milano Cortina 2026: la pattinatrice in pista corta Arianna Fontana, il capitano della Nazionale maschile di curling Joel Retornaz, il combinatista nordico Alessandro Pittin e lo specialista dello snowboard Roland Fischnaller. Ma soltanto uno, lo skater altoatesino, compirà a Livigno il suo settimo compleanno a cinque cerchi. Con questa partecipazione Fisch, come lo chiamano i colleghi, diventerà l’azzurro con più presenze nella rassegna olimpica della neve e del ghiaccio, superando gli slittinisti Wilfred Huber e Armin Zoeggeler e la slittinista-bobbista Gerda Weissensteiner, fermi a sei. Alla veneranda età di 45 anni (a settembre saranno 46) Fischnaller ha attraversato un’epoca, debuttando nel circuito quando lo snowboard non era ancora disciplina olimpica e portando la tavola in una nuova dimensione, l’attuale, dove le specialità alpine (i suoi gigante e slalom) hanno perso importanza a danno di quelle acrobatiche (halfpipe, big air, slopestyle e cross): «Un po’ di rammarico c’è, perché su spinta delle lobby americane si è data troppa enfasi alle altre specialità, ma confido che nel 2030 ai Giochi francesi ci possano essere anche lo slalom parallelo e la prova a squadre mista. Se penso che un atleta del biathlon in una sola edizione ha a disposizione sette gare, il fatto che io per arrivare a tanto debba partecipare a sette edizioni mi fa impressione».
E allora snoccioliamole una per una le sette avventure, per comprendere il Settebello di Roland. «Salt Lake City 2002 è stata la prima, con un’emozione fortissima. Torino 2006 sono stati i Giochi in cui siamo stati ospitali con gli altri, facendoli allenare sulla pista di gara, anche a nostro discapito. Vancouver 2010 sono stati Giochi condizionati dalla pioggia, con un tracciato diventato salatissimo. Soci 2014 erano Giochi dolorosi, perché mia moglie era incinta e abbiamo perso il bambino al quinto mese. Pyeongchang 2018 sono stati i Giochi dell’amarezza, perché ho mancato il podio solo per via del percorso meno veloce. Pechino 2022, a causa del Covid, è stata bruttissima. Noi atleti eravamo marionette della macchina organizzativa, messa in piedi solo per salvare i soldi dei diritti tv. Senza spettatori non possono esistere i Giochi. Il quarto posto in terra cinese (il migliore dei suoi piazzamenti olimpici, ndr) mi ha dato la forza per arrivare a Milano Cortina 2026, dove la cosa più bella sarà avere in tribuna la famiglia».
Vent’anni dopo Torino, celebrare i Giochi in Italia comporta ancora una volta un’emozione particolare: «Vorrei godermi l’esperienza e divertirmi, ma nello stesso tempo nutro ambizioni da medaglia, perché i risultati stagionali, con vittorie e podi, mi hanno galvanizzato, nonostante gli infortuni patiti». Come il vino anche Fisch più invecchia più diventa performante: «L’anno scorso ho conquistato la medaglia d’oro al Mondiale a St. Moritz a 44 anni compiuti, nella gara che penso sia stata la più bella della carriera. Quest’anno, nonostante l’infortunio alla caviglia, ho vinto tre volte in Coppa, tra cui l’ultima tappa disputata a Simonhohe in Austria, portando il mio bottino a 25 vittorie e 55 podi, sparsi in 16 anni». Esempio incredibile di longevità, ma senza segreti. «Quando ho cominciato, parlando con il mio allenatore, desideravo appena tre cose: una bella macchina, una bella moglie con cui costruire una famiglia e i capelli lunghissimi. Sui primi due aspetti ci sono riuscito, sul terzo purtroppo no, ma pur con qualche pelo in meno riesco ancora a mettere in riga atleti che hanno venticinque anni meno di me. Eppure non avevo ambizioni agonistiche. Non ho segreti, mi sono allenato e ho avuto la fortuna di militare in una squadra competitiva». Spulciando infatti le tabelle del Coni si evince come il gigante parallelo maschile – in calendario a Livigno domenica 8 febbraio – sia la specialità dove l’Italia abbia la più alta probabilità di salire sul podio: una cifra che scaturisce dai trascorsi stagionali in Coppa del mondo. «A furia di vincere sempre, abbiamo dovuto lottare come leoni tra di noi, poiché eravamo in dieci per quattro posti».
Oltre a Fischnaller in Valtellina surferanno tra le porte larghe anche il livignasco Bormolini, l’altoatesino March e uno tra Felicetti e Coratti. «Questa sarà la mia ultima stagione completa – confida Roland –, dopodiché mi ritirerò nel mio maso a 1700 metri di altitudine in Val di Funes e lì con moglie e figli condurrò un agriturismo. Mi concederò però un’ultima uscita agonistica, l’anno prossimo ai Mondiali di Montafon in Austria, dove potrò gareggiare da campione in carica senza rubare il pettorale ad alcun compagno». Nel circuito oltre a lui a sorreggere la bandiera dei veterani è anche l’austriaco Andreas Prommegger: «Ci siamo sfidati per la prima volta nel 1991, quando avevamo 11 anni, e adesso la cosa divertente è che a battagliare tra di loro sono anche i nostri figli di 10 anni».
In Valtellina per sognare in grande, sperando anche di essere fortunati: «A volte nelle nostre gare il risultato dipende dal percorso che ti capita. Ormai indietro non possiamo tornare, non ha senso fare le due manche. Meglio prendersi questi rischi, ma almeno ridurre i tempi e avere copertura televisiva». Gira e rigira sempre lì si va a parare, ma oltre all’aspetto economico i Giochi dovranno servire anche ad altro: «Innanzitutto mi aspetto che la gente, a rassegna conclusa, pratichi molto di più le discipline invernali e che soprattutto i bambini siano portati a fare sport. Poi, allargando lo sguardo, non posso che auspicare che Milano Cortina 2026 siano Giochi di pace. Le Olimpiadi servono a fare stare il mondo unito e non separato. Si prenda esempio da cosa accade quando finisce una competizione: gli avversari che prima si sono sfidati sulla neve, al traguardo si abbracciano». Un attimo prima nemici nel senso buono, poi amici. Un’immagine forte per i costruttori di pace.

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