L'arte non è nata in Europa: il dipinto più antico scoperto in Indonesia
di Costanza Oliva
Uno studio ha datato lo "stencil" di una mano sulla roccia nella grotta di Liang Metanduno ad almeno 67.800 anni fa: più di mille anni prima dell'Europa

L’Europa non è più la culla della creatività umana. La più antica pittura rupestre finora conosciuta non si trova infatti nel Vecchio Continente, ma sull’isola di Sulawesi. Uno studio guidato dall’archeologo e geochimico Maxime Aubert della Griffith University in Australia e pubblicato sulla rivista Nature ha datato uno stencil di mano dipinto sulla roccia nella grotta di Liang Metanduno ad almeno 67.800 anni fa. Un dato che supera di circa 1.100 anni il precedente primato europeo, attribuito a un’impronta rinvenuta in Spagna, e che obbliga a ripensare la geografia delle origini dell’arte.
Queste prime forme di espressione figurativa sono generalmente interpretate come segni identitari o rituali, legati all’affermazione della presenza o dell’appartenenza a un gruppo. Nel caso di Liang Metanduno, l’impronta resa quasi invisibile dal tempo ha una caratteristica insolita. Il contorno delle dita non segue una forma naturale, ma appare intenzionalmente assottigliato, quasi appuntito. Non si tratta di un errore o di un effetto del tempo: nella regione sono documentati altri esempi, più recenti, con la stessa morfologia. Come ha osservato l’archeologo Adam Brumm, coautore dello studio, «è quasi come se si fosse cercato deliberatamente di trasformare l’immagine di una mano umana in qualcos’altro, forse un artiglio animale». Nel primo corpo “photoshoppato” della storia, la mano diventa prova di capacità d’astrazione, trasfigurando il reale in simbolo. Nei millenni successivi, nell’arte rupestre saranno frequenti le rappresentazioni ibride tra uomo e animale, spesso con un’enfasi particolare su parti dele corpo dotate di valore simbolico. La grotta non è soltanto una superficie su cui lasciare una traccia, ma uno spazio in cui il corpo viene rielaborato, non come copia del reale, ma come espressione di uno stato interiore. La vivacità artistica di Liang Metanduno è testimoniata anche da un secondo “stencil” – individuato sullo stesso pannello roccioso – realizzato con un diverso strato di pigmento e separato dal primo da almeno 35.000 anni.

Ma oltre al suo valore artistico e simbolico, questa traccia umana offre indicazioni rilevanti anche per ricostruire le prime migrazioni umane verso l’attuale Australia: l’isola di Sulawesi occupa infatti una posizione strategica lungo una delle rotte ipotizzate per la migrazione dall’Africa verso Sahul, il grande continente che durante l’era glaciale univa Australia, Tasmania e Nuova Guinea. In un periodo in cui il livello dei mari era molto più basso rispetto a oggi, questa regione costituiva un corridoio naturale tra l’Asia sud-orientale e le terre emerse più a sud. Grazie alla datazione di questa pittura rupestre abbiamo una delle più antiche testimonianze archeologiche finora note della presenza di Homo sapiens lungo la rotta verso Sahul. Una traccia che mostra come, fin dall’inizio, la presenza umana non si sia limitata a occupare lo spazio, ma abbia sentito il bisogno di interpretarlo.
C’è sempre una mano, invisibile o quasi, che rimette le cose al proprio posto. Se quella evocata da Adam Smith reggeva l’equilibrio del mercato, quella, appena distinguibile, impressa su una parete rocciosa in Indonesia sposta il baricentro di una visione largamente eurocentrica.
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