Caregiver familiari: la politica eviti di strumentalizzare
di Sofia Donato
Una Ministra determinata ha deciso di portare avanti un progetto di legge. Ciò che serve ora è una forte volontà trasversale per costruire una norma che riconosca i "cura cari" come individui titolari di diritti soggettivi propri e di un ruolo sociale

Nell’ultimo decennio, nel nostro Paese, il tema dei caregiver familiari non ha mai trovato un vero spazio nell’agenda politica; nonostante le tante parole, non è mai stato considerato una priorità urgente. Il Parlamento ha accolto decine di proposte di legge di diverse fazioni, spesso sovrapponibili tra loro, soprattutto per inconsistenza e mancanza di aderenza alla realtà, ma non ha mai dato mandato a uno studio serio che mirasse alla definizione di una platea di aventi diritto. Il gioco perverso della politica ha relegato il tema a semplice corollario della disabilità, condannando i caregiver familiari all’invisibilità.
Dalla nascita della Repubblica è la prima volta che si ragioni di scrivere una norma in assenza di studi sulla definizione della platea dei destinatari; il riconoscimento dei caregiver familiari è bloccato in un gioco dell’oca in cui si parla di ipotetiche misure, servizi, obblighi, senza definire i destinatari e quindi poter quantificare bisogni e risorse. In questa inerzia – aggravata dalla mancata volontà del Parlamento, che anche in questa legislatura ha affossato i lavori in Commissione alla Camera – una Ministra determinata ha deciso di portare avanti un progetto di legge: ha riunito più di cinquanta tra esperti, associazioni, federazioni e sindacati e ha dato mandato al proprio ufficio legislativo di elaborare il testo. Il tema del caregiver familiare è diventato un tema di maggioranza. Ma questo è inaccettabile per quella parte politica che si sente padrona del sociale e unica detentrice dei diritti, che invece di ammettere le proprie mancanze e affrontare seriamente il percorso parlamentare, strumentalizza la fatica, la sfiducia e la rabbia dei caregiver familiari, trasformando la proposta di legge in un tema di minoranza e strumento di contrapposizione tra fazioni politiche.
Dov’è, in tutto ciò, il rispetto per i cittadini caregiver familiari? Dov’è il senso di responsabilità di chi, da deputato o senatore – preposto a un percorso parlamentare – crea le condizioni per una battaglia preventiva e distruttiva? Molti aspetti del Ddl proposto risultano migliorabili e alcune modifiche imprescindibili. Ma ciò che serve davvero è una forte volontà politica trasversale per costruire una legge giusta, che riconosca i caregiver familiari come individui titolari di diritti soggettivi propri e di un ruolo sociale. Ci vorrebbe una classe politica a cui interessi il diritto di ogni singolo cittadino più della ricerca di un tema da contrapporre alla fazione opposta. Ma non sembra essere questo il Paese capace di farlo. Convinti sostenitori della democrazia, proseguendo con fermezza nell’equidistanza dalla politica di schieramento che da sempre abbiamo come faro, noi non molliamo!
Portavoce Rete dei Caregiver Familiari Comma 255
Portavoce Rete dei Caregiver Familiari Comma 255
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