Sul pacchetto sicurezza è in corso un esame del Quirinale: ecco quali sono i dubbi

Il fermo preventivo, al di là delle incognite di costituzionalità, sarebbe stato affinato con una forma di intervento anche del pm: il Colle proseguirà il vaglio della controversa misura anche oggi. Sparito dalle bozze il nodo cauzione, si valuta l'impatto delle possibili nuove norme sui migranti, in relazione anche a ciò che è previsto nei trattati internazionali
February 4, 2026
Sul pacchetto sicurezza è in corso un esame del Quirinale: ecco quali sono i dubbi
Un momento del corteo nazionale contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna svoltosi sabato a Torino / Ansa
«Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni» e che «attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti...». Nell’aula della Camera, il ministro dell’Interno tiene alle 14 una lunga informativa, in cui ricostruisce i gravi disordini avvenuti sabato a Torino. Senza giri di parole, Matteo Piantedosi squaderna i timori del Governo: «Stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro - scandisce - che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato fasi del nostro passato».
La ricostruzione di Piantedosi
Il bilancio degli incidenti, lamenta il ministro, è pesante, «con 108 feriti tra gli operatori delle forze dell’ordine: 96 della Polizia, 5 dei Carabinieri e 7 della Guardia di finanza». Le prime indagini hanno portato al fermo di 27 persone e all’arresto di altre tre «per resistenza e violenza a pubblico ufficiale». A suo parere, «il grande lavoro svolto in piazza ha evitato danni ben più gravi che erano nei programmi dei manifestanti, riducendo il fronte degli aggressori violenti». Per il titolare del Viminale, «i disordini di sabato confermano il vero volto degli antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente», talvolta anche «grazie a coperture politiche ben identificabili». Perciò, la sua convinzione è che «chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità». Una frecciata rivolta a esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, presenti fra i manifestanti pacifici del corteo torinese, alla quale in Aula replica il deputato Angelo Bonelli: «Ministro, non faccia sorrisini quando parlo. Lei si assume la responsabilità di attaccare una forza politica democratica, pacifista e non violenta - incalza il deputato di Avs. Invece, aveva il dovere di tutelare i manifestanti pacifici e fermare i violenti, perché voi quei violenti li conoscete e gli avete consentito di agire».
Le misure del pacchetto
Per fronteggiare quella che viene ritenuta una escalation, l’esecutivo sta ultimando i testi dell’annunciato pacchetto sicurezza, che domani pomeriggio è atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri. Potrebbe trattarsi di due testi (le ultime bozze circolate contenevano un ddl di 40 articoli e un decreto legge di 25) con una serie di misure innovative ma controverse: dal fermo preventivo (si va da un’ipotesi di 12 ore fino alle 48 chieste dalla Lega) a carico di persone evidenziatesi per atti violenti durante manifestazioni, al “daspo” urbano e alle perquisizioni sul posto; dallo “scudo penale” (la non iscrizione nel registro degli indagati in caso di legittima difesa o stato di necessità) non solo per gli agenti ma per tutti i cittadini, alle “zone rosse” urbane decise dai prefetti. C’è poi la facilitazione degli sgomberi di immobili occupati, la stretta sul porto e sulla vendita di armi da taglio e un corposo giro di vite sull’immigrazione e sui ricongiungimenti familiari.
Le bozze da ieri al Colle: il vaglio rispetto alla Carta
Sulle nuove bozze è puntata anche la lente del Quirinale. Dopo i primi contatti informali in seguito agli scontri di Torino (il presidente Mattarella aveva sentito Piantedosi la sera stessa, per far arrivare la solidarietà agli agenti aggrediti) le bozze del decreto e del disegno di legge sono pervenute sul Colle ieri mattina: un centinaio di pagine in tutto. La necessità di mettere a fuoco le criticità, sia quelle emerse che quelle non ancora affrontate ha indotto il Governo al rinvio di un giorno del Cdm. Sotto la lente dei consiglieri giuridici di Mattarella, in particolare alcune misure delicate. Una è quella del fermo preventivo che, al di là dei dubbi di costituzionalità, rischia di evocare (attraverso la applicazione della legge Reale a nuove fattispecie) un clima che l’Italia pensava di essersi lasciato alle spalle. Ma, a quanto si apprende, al Quirinale si sarebbe riscontrato che l’ipotesi iniziale del fermo amministrativo è stata affinata, prevedendo nelle procedure anche una forma di intervento del pubblico ministero. E sarebbe proprio sparita dalle bozze la controversa «cauzione» (invocata dal vicepremier leghista Matteo Salvini) di 20mila euro a carico di chi organizza una manifestazione, che avrebbe comportato diversi problemi di costituzionalità. Ma all’attenzione del Colle c’è pure la corposa parte relativa ai migranti: per valutarne le implicazioni (anche in relazione al rispetto dei trattati internazionali e delle convenzioni dei diritti dell’uomo) i consiglieri giuridici del Quirinale si sono presi tutta la giornata di oggi. Un vaglio certosino per approfondire l’esame preventivo, informale, del testo, onde evitare di andare a inficiarne la successiva promulgazione.
Il nodo politico della «condanna unanime»
Oltre al nodo tecnico-legislativo dei contenuti del pacchetto, resta da sciogliere quello politico. Il Governo infatti, attraverso la premier Giorgia Meloni e il ministro Piantedosi, è tornato ieri a chiedere una «unanime condanna alle aggressioni e alle violenze», senza la quale «si rischia solo di inasprire il confronto e offrire il pretesto a chi vuole alimentare lo scontro». Ma la «risoluzione unitaria» sulla sicurezza, chiesta alle opposizioni, finora non si è concretizzata. «Non per colpa nostra», osserva il responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano. Sul piano regolamentare, quella di Piantedosi alla Camera è stata solo un’informativa (che non prevede voto). Ma oggi il ministro parlerà al Senato attraverso delle «comunicazioni», che prevedono un voto finale sulle risoluzioni. Lo ha stabilito ieri la conferenza dei capigruppo, con una decisione non condivisa da Pd, M5s, Iv e Avs, che liquidano l’offerta di Meloni come «un bluff» e intendono lavorare a un testo comune delle opposizioni. Di converso, la maggioranza starebbe elaborando una propria risoluzione, che prevederebbe, accanto alla condanna delle violenze, l’evocazione di misure come lo scudo penale, il Daspo e lo sgombero degli edifici pubblici e privati illegalmente occupati. Ma in serata, la premier torna ad auspicare l’unità: «Serve un impegno comune. Ho ascoltato la segretaria del Pd che diceva che le istituzioni devono essere unite. Speriamo».

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