Pisanu: «A Torino c'è stato un attacco allo Stato.
Ma dico no a norme illiberali»

L'intervista all’ex ministro dell’interno nel secondo governo Berlusconi: «La cauzione la escluderei, comprime il diritto a manifestare. Si trovi il dosaggio giusto tra prevenzione e repressione con un vero dialogo tra gli schieramenti»
February 4, 2026
Pisanu: «A Torino c'è stato un attacco allo Stato.
Ma dico no a norme illiberali»
PERSONAGGI GIUSEPPE PISANU, PAA IL MINISTRO INTERNI GIUSEPPE PISANU ANNUNCIA AL TERMINE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI ODIERNOIL VOTO DOMICIALIARE E REGOLE IMMIGRAZIONE
«Quando migliaia di persone rispondono all'appello di Askatasuna, che è una sorta di incubatore di violenza politica, si deve prendere atto che questa organizzazione gode di vasta complicità e di largo consenso e questo deve inquietare». A 89 anni appena compiuti, Giuseppe Pisanu conserva uno sguardo lucido su quanto avviene nel suo Paese e da ex ministro dell’Interno (subentrò al dimissionario Claudio Scajola nel 2002, con Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi) ha un’opinione piuttosto chiara degli scontri di sabato a Torino.
Pisanu, cosa ha pensato vedendo le immagini della manifestazione?
Si è trattato di forme pericolose di violenza politica, accuratamente programmate e con una regia in campo. Quel raggio verde che indica la vittima isolata da colpire correndo il minor rischio possibile è un'immagine emblematica in questo senso. Ma devo aggiungere che più della violenza, c'è un altro elemento che, riflettendoci, mi ha impressionato ancora di più.
Quale?
La vasta partecipazione di cittadini alla manifestazione da Askatasuna.
Ritiene quindi, come Piantedosi, che la partecipazione di alcuni parlamentari possa aver offerto ai violenti una presunzione di impunità?
Non posso conoscere come Piantedosi le caratteristiche della manifestazione. Ho però netta l'impressione della radice politico-ideologica della manifestazione, chiamiamola anarco-insurrezionalista. Un attacco allo Stato.
Insomma, secondo lei non è stata una buona idea partecipare?
Assolutamente no. Ma il numero dei partecipanti mi ha impressionato: è un fatto politico molto rilevante e non va trascurato. Altrimenti corriamo il rischio di sottovalutare il problema, che riguarda la sicurezza, l’ordine pubblico, la messa in discussione dell'autorità e la contestazione aperta (e violenta) dello Stato.
Quello che è accaduto poteva essere evitato in qualche modo?
Per quel che posso desumere attraverso le immagini e le notizie di stampa, credo che le forze di polizia fossero ben preparate e mi pare si siano comportate in maniera tale da evitare il peggio. In quella circostanza il morto ci poteva scappare, non soltanto nel caso dell'aggressione all'agente. Quindi mi pare che sia stato fatto un lavoro senz'altro efficace delle forze dell'ordine, che infatti hanno pagato il prezzo più alto.
Gli scontri hanno riaperto la discussione sul pacchetto sicurezza. Cosa pensa del fermo preventivo di 12 ore per i manifestanti sospetti?
Vorrei vedere le norme prima di dare un’opinione. In ogni caso credo sia necessario che nel complesso delle misure si realizzi un dosaggio appropriato tra prevenzione e repressione, mettendo l'accento sul primo elemento, che è la cosa di gran lunga più importante per evitare incidenti. Per fare questo occorre però un minimo comune denominatore nel confronto tra maggioranza e opposizione, un dialogo vero. Ho paura che si agisca troppo sotto la suggestione degli eventi gravissimi ai quali abbiamo assistito, mentre bisognerebbe agire a cuore caldo, ma a mente fredda.
La previsione di uno scudo penale per le forze dell'ordine la convince?
Bisogna vedere come viene formulata la norma, perché tutte le norme sulla sicurezza e l'ordine pubblico devono fare i conti innanzitutto con la costituzionalità della norma stessa. Si tratta di trovare soluzioni efficaci privilegiando l'interesse comune sulle parti politiche. L’esigenza è di far convivere l'ordine pubblico e la sicurezza con i diritti costituzionali, tra i quali c'è quello di manifestare pacificamente e senza armi. Ma bisogna anche evitare che la norma si presti a comportamenti illiberali da parte di chiunque, anche delle forze dell'ordine.
La possibilità di una cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni le pare una cosa fattibile?
No, la escludo perché può diventare facilmente uno strumento di compressione della libertà di manifestare.
Tornando alle forze dell'ordine, l’idea delle bodycam oppure il numero identificativo sul casco sono ipotesi che la convincono?
Non trovo ci sia nulla di esecrabile, però attenzione: certe misure sembrano fatte per prevenire la violenza delle forze dell'ordine, ma finora la violenza è sempre stata dall'altra parte. Nonostante possano esserci stati comportamenti individuali non accettabili, se guardo alle vicende che ho vissuto come ex ministro, ho visto manifestazioni di ogni genere e so perfettamente come si sono comportate le forze dell'ordine.
Ha parlato di prevenzione, cosa si può fare di più in questo senso?
Ci sono misure di puro e semplice buon senso. Per esempio, concordare per legge gli itinerari delle manifestazioni e prevedere sanzioni severe quando si disattendono le indicazioni. Inoltre, bisogna riconoscere che la partecipazione a una manifestazione indetta da un'organizzazione che pratica la violenza politica è una responsabilità di cui si deve rispondere. Senza folla i terroristi e i facinorosi sono come pesci senz’acqua. Il cittadino, anche in buona fede, deve sapere che rischia di essere usato come massa di manovra per l'aggressione allo Stato.

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