Renzi: «Il modello di Vannacci è Farage, può essere decisivo al voto»
Il leader di Iv: Meloni cercherà di trattenerlo nel centrodestra, ma così finirà in difficoltà al centro. Lui vuol spostare a destra la coalizione. Il centrosinistra si svegli e faccia un programma su pochi temi concreti

Senatore Matteo Renzi, ci aveva visto giusto, come anche altri, sull’uscita di Vannacci dalla Lega?
Non sono un profeta io, è semplicemente la logica politica che portava a questa conclusione - risponde il leader di Italia Viva -. C’è un mondo di destra – molto lontano da me – che non sopporta più la propaganda inconcludente della Meloni sui temi della sicurezza, del costo della vita, dell’immigrazione, delle tasse. Vannacci può rappresentare questa fetta di Paese. Il tempo dirà se ha la forza di fare come Nigel Farage nel Regno Unito.
Quanto può valere un suo partito alle elezioni? Vede spazi per una sorta di Terzo polo di destra?
La prima questione è se Meloni cercherà di tenerlo in coalizione, come credo che farà. Dunque un partito autonomo di Vannacci che sta dentro il centrodestra e con Vannacci che parla direttamente con Meloni, senza il tramite di Salvini. Se accadrà questo, Giorgia si coprirà a destra, ma sarà in difficoltà al centro. Se invece lei non riuscirà a trattenere Vannacci può darsi che cerchi di coprirsi al centro. Ma se Vannacci da solo arriva a un 2/3%, Meloni perde le elezioni.
Può cambiare, quindi, il quadro generale che uscirà dalle urne?
Bisogna anche che il centrosinistra si svegli. Si dia una mossa. Faccia un programma su pochi temi: come aiutare gli studenti a restare in Italia e non andarsene lasciando le città ai “maranza”, come aiutare le famiglie numerose e quelle separate ad arrivare alla fine del mese, come garantire ai nonni di invecchiare senza l’ansia delle liste d’attesa. Cose concrete. Se facciamo questo, vinciamo noi. A maggior ragione se la destra si divide. Ma bisogna crederci.
Pensa che ci possano essere stati anche degli “ispiratori esterni” – per così dire - dietro questa mossa?
Non vedo ispiratori esterni. Il generale Vannacci è un avversario politico e sempre lo sarà. Ma non è un personaggio insignificante per quel mondo lì, tutt’altro. Il suo libro è stato un trionfo, ha preso oltre 500mila preferenze, se si muove è perché crede in un progetto politico. Il suo modello secondo me è Farage, ripeto: lui vuole spostare a destra la coalizione che governa. Vediamo se ci riuscirà.
Con la linea Zaia nella Lega e gli influssi di Marina Berlusconi in FI, vede possibile un cambio di linea sui temi etici?
Penso che i problemi nel centrodestra siano più politici che etici.
Il Governo è alle prese con il dl sicurezza. Vede nei fatti di Torino quella «matrice eversiva» di cui parla il ministro Piantedosi?
A Torino è andata in onda la violenza e anche l'ideologia di una parte di sinistra radicale che va combattuta senza se e senza ma. Chi picchia un poliziotto non è un eroe, ma un criminale. Chi lo fa con quelle modalità è un terrorista. Io chiamo le cose con il loro nome: pretendo che un Paese civile difenda un padre di 29 anni che serve il Paese per duemila euro al mese e rischia di non vedere più suo figlio per colpa di qualche figlio di papà ideologizzato e criminale. Detto questo, il Governo sulla sicurezza è venuto a noia anche a se stesso. Hanno preparato talmente tanti “pacchetti sicurezza” che sembrano Amazon. La verità è che manca la certezza della pena. Abbiamo in carcere persone inoffensive che stanno dentro per reati bagatellari e abbiamo tenuto fuori dal carcere, malgrado i precedenti, stupratori come quello di Milano che ha ucciso la povera Aurora di 19 anni o il killer di Bologna del povero 34enne Alessandro. Mettiamo dentro i criminali pericolosi, ma facciamolo sul serio.
Fra le misure preannunciate, cosa la preoccupa di più?
Ne hanno annunciate tante. Se rendono più difficile comprare un coltello, sono d’accordo con il Governo. Se pretendono di bloccare le manifestazioni sono contrarissimo, perché sarebbe stato di polizia. Ma parliamoci chiaro: chi sbaglia deve pagare, senza se e senza ma. La misura che mi preoccupa di più è una misura che manca: devono riprendere i 500 tra carabinieri e poliziotti che stanno in Albania e riportarli indietro. Inutile che facciano i tornei di briscola in Albania per assecondare la propaganda della premier, mentre i sindaci chiedono più forze dell’ordine in Italia.
Nell’invito della premier Meloni a una posizione comune vede una disponibilità alla coesione o una mossa strumentale?
Entrambe le cose. Noi siamo per andare a vedere le carte del Governo. Sulla sicurezza non dobbiamo litigare, infatti. Ma trovo inaccettabile il livello della propaganda della maggioranza su questi temi. Sanno di essere in difficoltà e la buttano in caciara. Se fanno sul serio, noi ci siamo.
Giorgia Meloni ha detto giorni fa che «è paradossale» criticare l’Ice in Italia e continuare a chiedere però che gli Usa difendano l’Europa. Ha ragione?
No. Non c’entra nulla. Io sono per la difesa europea, per gli Stati Uniti d’Europa e abbiamo sempre collaborato con l’Ice e con la Casa Bianca. Il punto è che con Trump sta succedendo qualcosa di più e la Meloni finge di non vederlo perché non vuole far arrabbiare il presidente americano. Il che è comprensibile per chi, come Meloni, si trova tra l’incudine e il martello. Ma almeno su Trump ci risparmi l’attacco quotidiano alle opposizioni e piuttosto ci spieghi dove sono i 25 miliardi che aveva promesso sui dazi e che sono finiti a “Chi l’ha visto?”.
Romano Prodi ha affermato che non vede concretizzarsi però nel centrosinistra quel che dovrebbe essere la priorità, e cioè un programma per l’Italia futura. Si può dire che è un’opposizione più di protesta che di proposta?
Sarei più generoso nei confronti di Elly Schlein, rispetto a lei. Sta provando a mettere insieme tutti ed è giusto darle una mano. Prodi ha ragione quando evoca una forza capace di indicare le priorità e anche di prendere un voto più moderato e riformista di quanto faccia l’attuale Pd. In questo senso saluto con piacere gli sforzi del Professore, di Delrio, del mondo dei sindaci: guardiamo con attenzione a questo progetto politico, complementare e non antitetico al Pd.
Intanto dall’ex premier Mario Draghi giungono sempre appelli “alti” sul risveglio dell’Europa. Resta sempre, per lei, un candidato anche per la presidenza della Repubblica?
Per me Draghi è un candidato sempre a tutto. Ma se potessi avere la bacchetta magica, lo metterei domattina al posto di Ursula von der Leyen alla Commissione Ue. Lui ha le idee chiare, lei no. Al Quirinale c’è un gentiluomo che si chiama Sergio Mattarella e meno male! Sono molto orgoglioso di quello che abbiamo fatto sia nel 2015 che nel ‘22, per garantire una soluzione di qualità al rebus Colle.
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