Aperti la domenica? Non per forza. La terza via "equilibrata" di Unicoop Firenze

Alle casse e nei reparti dei supermercati lavorano la domenica su turnazione solo 2.400 lavoratori su un totale di 9mila: la decisione “sostenibile” ha dato risultati anche in termini economici, con un andamento positivo delle vendite
February 8, 2026
Aperti la domenica? Non per forza. La terza via "equilibrata" di Unicoop Firenze
Nessun ritorno al passato, nessun consumo forzato ma una terza via per tenere insieme le esigenze dei lavoratori di “liberare” il giorno della festa e quelle dei consumatori di fare la spesa (anche) la domenica. Un modello che, silenziosamente, lontano dal clamore delle aperture non stop 24 ore su 24, funziona da quasi dieci anni. Resistendo alle intemperie dell’ansia consumistica e al calo delle vendite prodotto dall’inflazione. Ad adottarlo, Unicoop Firenze, realtà che appartiene alla galassia Coop. Dal presidente dell’Ancc Ernesto Dalle Rive è partita la proposta di un passo indietro sulle aperture domenicali dei supermercati per motivi etici, il ritorno ad una giornata in famiglia con una sorta di disconnessione non solo dal digitale ma anche dall’acquisto, ed economici, a fronte della stagnazione dei consumi che ha assottigliato negli anni i margini di profitto delle aziende della grande distribuzione. Si tratta di un modello sostenibile che riesce a tenere insieme, uniti e non contrapposti, i tre attori principali: clienti, lavoratori e impresa.
Una linea coerente che limita le aperture domenicali allo stretto necessario in termini di orari e di punti vendita. È partita come “contromisura” al decreto “Salva Italia” del 2011, che ha prodotto una “deregulation totale”. Per dire no alle aperture indiscriminate, nel 2013 Unicoop Firenze ha aderito all’iniziativa di Confesercenti “Libera la domenica” e ha promosso in Toscana la raccolta firme, con il sostegno della Conferenza episcopale italiana: in pochi giorni, nei principali punti vendita, sono state raccolte 23mila firme. In assenza di una regolamentazione e di una legge in materia (quella proposta dalla Regione Toscana subito dopo il salva Italia che prevedeva un’apertura al mese con un sistema zonale è stata bocciata dal governo), nel 2017 la cooperativa ha deciso di muoversi in autonomia. I numeri danno ragione a quell’intuizione che oggi, in un mutato scenario economico, potrebbe rappresentare un modello su cui costruire una nuova griglia di orari. Perché la domenica non può essere ridotta a un giorno feriale come gli altri è un diritto sociale, non una variabile di mercato. Il tempo libero condiviso in famiglia deve essere “sincrono” per rinforzare le relazioni e favorire il dialogo.
L’adesione dei lavoratori ai turni domenicali è volontaria e le aperture, sul modello francese, sono limitate alla mattina per consentire a tutti di pranzare in famiglia. Ci sono poi dieci festività religiose e civili a serrande totalmente abbassate. Una pausa che garantisce ai lavoratori la possibilità di conciliare impegni lavorativi e familiari. La cooperativa ha mantenuto ferma questa scelta mettendo al centro la qualità della vita e la conciliazione tra lavoro e famiglia. Alle casse e nei reparti la domenica lavorano, su turnazione volontaria, soltanto 2.400 lavoratori sui 9.000 dipendenti di Unicoop Firenze. In media l’impegno è di una domenica (mattina) lavorata al mese, con una turnazione dei volontari. L’apertura domenicale parziale - per numero di punti vendita e orario - è una scelta che garantisce anche il servizio ai soci e consumatori, che, con i ritmi frenetici della vita di oggi, a volte non riescono a passare al supermercato nei giorni feriali. L’esperienza ha dato risultati positivi anche in termini di conto economico, con un andamento positivo delle vendite e un equilibrio efficiente fra costi e benefici.
Applicando questo modello di aperture limitate a rotazione, la cooperativa ha raggiunto un punto di equilibrio ottimale che tiene insieme tre elementi al centro del dibattito sul lavoro festivo nel commercio: l’aspetto etico e sociale, la sostenibilità sul fronte delle vendite e dell’impatto sui lavoratori e la qualità del servizio al socio.
I punti vendita coinvolti sono quelli di dimensioni maggiori, che garantiscono ampio assortimento per una spesa completa, insieme ad altri più piccoli, per permettere a tutti di fare la spesa in un raggio abbastanza circoscritto di chilometri. L’apertura solo mezza giornata produce risultati economici positivi, garantendo efficienza economica, soddisfazione di soci e clienti e stabilità del servizio. D’altra parte un’estensione dell’orario produrrebbe costi gestionali onerosi che, secondo stime interne, non sarebbero supportati da adeguate vendite.
Il dibattito in Toscana è diventato anche politico con Popolari civici e Udc che a Grosseto, provincia a forte vocazione turistica, hanno lanciato la proposta di aperture solo per eventi e periodi specifici, con regole condivise e tutela dei lavoratori. Secondo i consiglieri che hanno presentato una mozione, il modello delle aperture senza limiti ha scaricato il peso della competizione esclusivamente sui lavoratori e sui piccoli esercenti, senza produrre reali benefici per l’economia: non sono stati creati nuovi posti di lavoro, sono aumentate la precarietà e peggiorate le condizioni di chi lavora nel commercio, mentre ad arricchirsi sono esclusivamente le grandi catene.

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