«Io moka gialla e mio marito un paparazzo, così abbiamo impersonato l’Italia migliore»
Lei fisica, lui ingegnere: la testimonianza di una coppia che si è esibita come performer alla cerimonia di apertura di Milano-Cortina

Che cosa hanno in comune un ingegnere e un paparazzo o una fisica e una moka? Apparentemente niente, ma la magia delle Olimpiadi è anche questa e a raccontarcela sono due dei figuranti che hanno partecipato alla performance di fantasia e colori della cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026, allo stadio San Siro. Lui, Pietro Perelli, interpretava uno dei paparazzi che inseguivano la diva Matilde De Angelis sulle note di Verdi, Rossini e Puccini. La donna con cui è sposato da 25 anni, Alessandra Cantù, era una moka gialla che si muoveva all’unisono con altre moke, Pinocchi, monumenti e svariate eccellenze artistiche e culturali italiane rinomate in tutto il mondo. «È stata un’esperienza unica che non dimenticheremo mai e la cosa più bella è stata farla insieme, con i nostri figli che intanto ci seguivano in diretta insieme ai loro amici, una dall’Estonia in Erasmus e l’altro dalla Bicocca, tra risate e scetticismo, ma anche affetto per questi vecchi genitori un po’ pazzi che si sono messi in gioco senza alcuna dote particolare da performer», raccontano entrambi.

In effetti, c’è voluto un pizzico di sana follia a imbarcarsi in questa avventura, continua Alessandra: «Incautamente ho risposto a un link che diceva “Volete partecipare al cast della cerimonia di apertura Milano Cortina?”. Mio marito all’inizio pensava fosse uno scherzo, ma poi mi ha assecondata». Al provino Alessandra è stata selezionata subito: «Ho riso dall’inizio alla fine, sembrava di stare all’interno di un piccolo frame di Flashdance». Per Pietro «è con la sua gioia pura di quel giorno che li ha conquistati, una fotografia mentale di lei che porterò per sempre con me. Io invece sono entrato solo dopo nel cast, per scorrimento e grazie all’insistenza di Alessandra che continuava a chiedere se si fosse liberato un posto». Da quel provino sono seguiti circa tre mesi di prove, con cadenza settimanale, sempre nel weekend. «Tutti i volontari erano molto determinati, ognuno con le proprie motivazioni. Era divertente vedere professionisti di ogni genere, persone di tutte le età, sudare così tanto per riuscire in un movimento», aggiunge Alessandra. Nel cast c’erano molti milanesi, come loro, «ma anche chi ha fatto il pendolare da altre zone della Lombardia, da Piemonte, Toscana…» specificano, ricordando che in questi mesi tra i figuranti sono nate chat e con alcune persone più affini sono sbocciate anche delle amicizie che sicuramente andranno avanti».

L’esibizione, così come diversi momenti della cerimonia, sono stati una sorta di narrazione collettiva del genio creativo italiano. Sono tanti gli aneddoti di questa serata olimpica che la coppia si porterà dietro come esempio di questa unicità. «Dieci minuti prima di entrare in scena, a una persona davanti a me si è smontata una parte della caffettiera. I costumisti, l’hanno riparata con grandissima calma, come se avessero tutto il tempo a disposizione e sono riusciti a finire un minuto prima che entrassimo. In generale, ogni aspetto era curato nei minimi particolari, come se fossimo tutti protagonisti inquadrati in primo piano», racconta lei, che è stata orgogliosa soprattutto di poter partecipare a «questa rappresentazione solenne di italianità attraverso il design, la moda, il Rinascimento, con stile e allegria». L’unica macchia in una serata altrimenti perfetta, secondo Pietro, sono stati i fischi a Israele e al vicepresidente degli Stati Uniti: «Mi sono invece commosso nel sentire un applauso fragoroso per tutti gli sportivi, l’abbraccio collettivo dello stadio a prescindere dalle nazionalità, nel vero spirito delle Olimpiadi».
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