Italia e Spagna sull'immigrazione sono proprio agli opposti

Il governo di Madrid punta su sanatorie ed emersione, Roma su sicurezza e deterrenza. Una divergenza inusuale per due Paesi molto simili, servirebbe un approccio più pragmatico e realista
February 7, 2026
Italia e Spagna sull'immigrazione sono proprio agli opposti
Sbarco di migranti nel porto di Corigliano Rossano, in Calabria/ FOTOGRAMMA
La divergenza tra Italia e Spagna in materia di politiche dell’immigrazione sta raggiungendo un livello raramente riscontrabile in paesi così simili. A Madrid il governo Sanchez sta varando una sanatoria che dovrebbe regolarizzare 500.000 persone. In Spagna già vigeva un’impostazione piuttosto liberale, ma discreta, che regolarizzava caso per caso gli immigrati dopo un paio d’anni di soggiorno, con la fedina penale pulita e possibilmente un’occupazione, o legami familiari sufficientemente stabili. Ora il governo imprime un’accelerazione alla politica dell’emersione, tornando alle sanatorie di massa già ampiamente adottate in passato. Rispondendo a Elon Musk, Sanchez ha abbracciato una posizione umanitaria, twittando: «Marte può aspettare, l’umanità no». Dietro alla decisione affiorano però anche ragioni pragmatiche: secondo molti l’apporto dei lavoratori immigrati è una delle ragioni dell’eccellente andamento economico della Spagna in questo periodo. Inoltre, le regolarizzazioni comportano un aumento del gettito fiscale e contributivo, bonificano la palude dell’economia sommersa, riducono le dimensioni della popolazione sbandata e costretta a vivere di espedienti o di precaria assistenza, offrono un’alternativa alle attività illegali. Data l’incidenza dell’irregolarità sul coinvolgimento degli immigrati nella devianza, la promozione del soggiorno regolare è una politica di rafforzamento della sicurezza.
Beninteso, le contraddizioni anche in Spagna non mancano, se si pensa ai metodi utilizzati per respingere gli ingressi indesiderati nelle exclave di Ceuta e Melilla e alle concessioni al governo marocchino per ingaggiarlo come presidio alle porte delle due città. Ma nel complesso il messaggio politico mostra la capacità di saldare gli interessi interni con un’accoglienza ragionevole e reciprocamente vantaggiosa. In Italia, con il decreto sicurezza il governo e la maggioranza che lo sostiene prendono sostanzialmente la direzione opposta. Già il mero fatto di associare immigrazione e insicurezza lancia un messaggio chiaro e forte: si proclama ai cittadini la pericolosità degli immigrati, la sostanziale nocività della loro presenza per il benessere del paese, la necessità di norme aggiuntive, ancora più rigide, per difendere le nostre città dal pericolo di un’immaginaria invasione. Una volta costruito questo inquadramento, nelle nuove misure può entrare un po’ di tutto: costruzione di nuovi centri di detenzione in deroga delle norme vigenti, procedure semplificate per i decreti di espulsione, obbligo per l’immigrato trattenuto -non si sa come attuabile- di rivelare la propria identità e provenienza, limitazioni alla protezione umanitaria anche per chi abbia instaurato relazioni familiari. Solo dopo cinque anni potrà farle valere, salvo casi eccezionali.
Per di più, si annuncia a breve un decreto ad hoc con nuove norme penalizzanti sull’immigrazione, come il cosiddetto “blocco navale” voluto dalla Lega: ossia altri impedimenti al soccorso umanitario in mare, malgrado le numerose vittime del ciclone Harry dei giorni scorsi. Anche l’Italia tuttavia ha le sue contraddizioni. Basti pensare ai decreti flussi da 500.000 nuovi ingressi per lavoro in tre anni. Funzionano male, lasciano spazio a falsi imprenditori e intermediari senza scrupoli, generano altra irregolarità: sia perché i datori di lavoro spariscono, sia perché i lavoratori pensano di aver ottenuto un permesso stabile, che invece è temporaneo, ma a quel punto non possono più tornare indietro. Malgrado tutto questo, i decreti-flussi sono un’ammissione a mezza bocca che di lavoratori immigrati c’è bisogno. Conciliare questa stentata apertura con la retorica dell’immigrazione come minaccia per la sicurezza si rivela un compito sempre più improbo. Ma senza cambiare linguaggio e visione, l’incontro pragmatico tra le nostre e le loro esigenze non riuscirà a decollare.

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