Il mercato di corpi e la schiavitù femminile che non vogliamo vedere
Domani la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani. Un fenomeno in crescita, che si consuma in un silenzio assordante

Nel segno di santa Giuseppina Bakhita si celebra dal 2015 la Giornata mondiale di preghiera e riflessione contro la tratta di esseri umani (8 febbraio). Il tema scelto quest’anno evidenzia come la pace cominci con la dignità. Negli anni Novanta alla Comunità Papa Giovanni XXIII eravamo quasi da soli a gridare come nel deserto l’importanza di denunciare i fabbricanti di queste croci insopportabili. Le parole tuonanti del Servo di Dio don Oreste Benzi facevano riemergere il drammatico tema della tratta e l’orrore della riduzione in schiavitù nella società sonnolenta e distratta nella quale fenomeni così gravi sembravano lontani dal vissuto della maggioranza ed estranei alla propria realtà. E invece il mercimonio coatto e il turpe commercio di esseri umani emergevano ovunque: nelle strade di ogni città, davanti ai supermercati, nella Rete ma anche negli scantinati e nelle periferie geografiche ed esistenziali più oscure.
La scoperta davvero dolorosa è stata che nei Paesi più fragili e poveri della terra dovevano restare a disposizione gli “ultimi” e cioè quelle donne ridotte a merce da usare e consumare. Giovani vite da esportare in occidente al servizio degli appetiti perversi e spaventosi di persone senza scrupoli, i cosiddetti “clienti”, che avevano bisogno di carne umana per soddisfare i più turpi istinti. La tratta di innocenti ha molteplici ramificazioni: accattonaggio, caporalato, traffico di organi. Il fenomeno della prostituzione, però, era e rimane certamente la piaga più diffusa. «Qualsiasi forma di prostituzione è una riduzione in schiavitù, un atto criminale, un vizio schifoso che confonde il fare l’amore con lo sfogare i propri istinti torturando una donna inerme», affermò papa Francesco a seguito di una visita alle “donne crocifisse” proprio nel periodo in cui nasceva la Giornata mondiale di preghiera per le vittime della tratta.
Purtroppo questo ignominioso mercato sta di nuovo riempendo le strade d’Italia oltre ad essersi radicato dall’inizio della pandemia in tanti locali al riparo dagli sguardi. Entrambe le situazioni si consumano in un silenzio assordante nel quale si lascia pensare che la tragedia dello sfruttamento della prostituzione sia meno presente che in passato. E invece il traffico di esseri umani è in pieno sviluppo ed espansione perché, con l’indifferenza sociale che aumenta, crescono anche l’insensibilità e l’incapacità di affrontare drammi che dopo tanti anni ancora vengono fatti apparire come marginali. È di grande rilievo, perciò, che il procuratore generale della Corte d’appello delle Marche, Roberto Rossi abbia lodevolmente proposto di allargare alle vittime di tratta il codice rosso previsto per la violenza di genere: con le stesse tutele e priorità di ascolto. La realizzazione di un sogno, forse irrealizzabile, coinciderebbe con il risveglio delle coscienze di tutti i responsabili istituzionali: non dovrebbero sentirsi in pace fino a quando una sola figlia costretta a prostituirsi non venga liberata attraverso la cooperazione di tutto. La tratta e la schiavitù finalizzata alla prostituzione coatta non si possono regolamentare, vanno soltanto combattute e sconfitte. E tutto ciò può avvenire confidando nelle nuove generazioni e aiutandole a conoscere questi orrori attraverso l’educazione e la formazione delle loro coscienze affinché maturi fin dalla più giovane età il rispetto per la dignità di ciascun essere umano. Se i ragazzi non sanno cos’è la tratta ne saranno potenzialmente i prossimi fruitori nelle varie espressioni di questo abominio. L’altra sera mi sono trovato ad accogliere una ragazza appena liberata dal racket della prostituzione schiavizzata e in attesa al quarto mese. Nonostante i tanti anni di unità di strada mi hanno profondamente colpito le parole pronunciate appena entrata in macchina: «Stavolta se non mi salvo con mio figlio sarò morta per sempre. Anche se è da tanto che già mi sento morta dentro… ora ho soltanto voi».
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