Il tram 26, Mattarella e quella nostalgia di una Milano “buona”

Il numero non esiste, e non esiste nemmeno la città che attraversa, che è diventata un’altra, cinica. Allora perché quel video commuove chi ci vive? Forse perché ricorda la città anni ’60, quando sui mezzi i bigliettai sorridevano ai bambin
February 7, 2026
Il tram 26, Mattarella e quella nostalgia di una Milano “buona”
Sergio Mattarella in tram con Valentino Rossi verso lo Stadio di San Siro / Milan, February 6, Presidenza della Repubblica / PAOLO GIANDOTTI
“Un tram chiamato desiderio” era il titolo di un famoso dramma firmato da Tennessee Williams, premio Pulitzer nel 1947. Quel titolo mi è venuto in mente l’altra sera guardando il video del presidente Mattarella che arrivava a San Siro in tram, per aprire le Olimpiadi. Due minuti come una favola. Il Duomo lucente sulla città buia. Un tram 26 giallo che passa dal Castello e via Manzoni, semivuoto. Piove. A bordo c’è solo un signore con i capelli bianchi. Poi salgono delle bambine asiatiche, ridenti. Poi, alla Scala,  si siedono gli orchestrali del Teatro, con le trombe e i sassofoni d’oro. Il tram corre nella città lucida di acqua e arriva a San Siro. Il presidente scende, il tranviere che lo saluta con un inchino è Valentino Rossi, il campione, e ha in testa il berretto della divisa che da tanto tempo non si vede più. Poi, il tram 26 riparte. Ma, a Milano la linea 26 non esiste.
Un tram che è un desiderio quindi, con quelle bambine immigrate che giocano e col signore dai capelli bianchi che si china a raccogliere loro una bambola caduta. Non è la Milano  vera. Sui tram qui tutti stiamo attaccati allo smartphone senza vedere chi abbiamo davanti, e i pochi bambini raramente sorridono. Sui metrò all’alba vedi le facce stanche di quelli che vanno a pulire gli uffici, tutti stranieri. E più tardi trabocca la folla dei pendolari, come un fiume giù di corsa dalle scale delle stazioni. Giovani impiegate al telefono raccomandano alla baby sitter la medicina nel biberon di un bambino, che non vedranno fino a sera.
Il centro splende di vetrine sfarzose, all’Ottagono stranieri in coda per una borsa firmata. (Dispiace pensare che molte, rivela un’inchiesta della magistratura, di quelle borse sono fatte in capannoni clandestini dove cinesi in nero lavorano 12 ore al giorno. Quella borsa da 2.000 euro, a un operaio viene pagata 100).
 I poveri a Milano aumentano, e i milionari anche: trovano, coi loro soldi, questa città ospitale. Invece le giovani famiglie se ne vanno: i nidi non bastano, per quelli privati servono 750 euro al mese. Molti anziani vendono la casa in nuda proprietà, per tirare avanti. I vecchi, i bambini sono messi ai margini dalla metropoli delle archistar, delle residenze a 8.000 euro al metro sorte a volte disinvoltamente -  su un vecchio capannone alla svelta venti piani, lo chiamano “ sistema Milano”.  Intanto cova nelle periferie come una rabbia fra i ragazzi: girano col coltello, lo usano per un niente. Una strana rabbia, nella città trendy e piena di turisti.
Dunque, quel tram 26 non esiste,  e non esiste nemmeno la città che attraversa: se non nella bellezza del Duomo, del vecchio centro lucido di pioggia. Milano è diventata un’altra, cinica. Milano sfrutta: 500 euro al mese a stagisti laureati. Allora perché quel video commuove chi ci vive? Forse perché ricorda la città anni ’60, quando sui tram i bigliettai sorridevano ai bambini, e dalle scuole elementari  all’una uscivano nuvole di centinaia di grembiuli bianchi o azzurri . Quando nei cortili si giocava a pallone, e nelle osterie si mangiava bene, senza bisogno di chef. Quando i vecchi non erano così tanti, e così soli, e nelle case di ringhiera ci si conosceva e aiutava. E arrivavano, sì a centinaia di migliaia dal Sud, e li chiamavano terroni, ma lavoravano, e i loro figli si diplomavano.
Che ci è successo? La moda, le tv private, Milano da bere, il culto del successo, la mancanza di figli ci hanno molto cambiati. È un sogno quindi, quel 26 giallo nella notte di pioggia, e, forse, un rimpianto: una voglia di tornare ciò che eravamo. Nel sogno però c’è una persona vera, il Presidente. 84 anni, un fratello ucciso dalla mafia, vedovo, l’Italia sulle spalle in questo tempo di guerre e spietatezze che credevamo finite. Un uomo che sa, certo, anche molte cose che noi non sappiamo, pericoli che ignoriamo. Eppure come sorride Sergio Mattarella sul tram. Occhi limpidi, faccia fiduciosa. Rari, 84 anni così. Deve avere molta fede un uomo, per sorridere così in una notte del 2026. Quasi a rassicurarci che la vita, nonostante tutto, può essere buona e degna di essere vissuta. Almeno, a me i suoi occhi azzurri e sereni hanno detto questo, l’altra sera, da un tram  che non esiste, da un tram che scivolava per Milano come un silenzioso desiderio. 

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