La mano del Quirinale per sminare i punti critici del decreto

Dopo il colloquio due giorni fa tra Sergio Mattarella e il sottosegretario Mantovano corretti i punti sul fermo preventivo e scudo
February 6, 2026
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri.  Ansa / Francesco Ammendola
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con Alfredo Mantovano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri. Ansa / Francesco Ammendola
La “leale collaborazione” dell’articolo 120 è una di quelle previsioni costituzionali che dallo stato “aeriforme” possono passare allo stato “solido” nella prassi concreta dei rapporti istituzionali.
Se i testi definitivi approvati ieri contengono una vistosa correzione di tiro, tra fattispecie riviste e altre cassate, lo si deve certamente a un caso di questo tipo e all’interlocuzione intervenuta fra il capo dello Stato, Sergio Mattarella, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Occorre spiegare che il colloquio al Quirinale, avvenuto mercoledì mattina su richiesta dell’esponente del governo, si è inserito in una prassi ormai consolidata nei rapporti fra questo governo – il primo, dopo tempo, a godere di una chiara maggioranza uscita dalle urne – e il Quirinale, al quale è intestata la prerogativa di promulgare le leggi, che comporta chiaramente anche la possibilità, viceversa, di non farlo quando in essa vengano rinvenute, come in questa occasione, palesi violazioni costituzionali, rischi di conflitti con altri organi e poteri dello Stato o la mancata ottemperanza ai Trattati internazionali. Questa prassi si è instaurata in maniera informale proprio nella reciproca consapevolezza dello strappo doloroso che potrebbe scaturire, anche per la pubblica opinione, in caso di mancata firma presidenziale, specie in riferimento a un governo investito dall’esito elettorale. Mattarella, di fronte alle numerose “tirate per la giacca” venute in passato da settori dell’opposizione, aveva dovuto spiegare più volte che la promulgazione non implica una condivisione di contenuti che peraltro non gli compete, ma solo vigilanza preventiva sui testi aventi forza di legge, ferme restando le prerogative della Consulta in caso di successivi ricorsi. Questa “leale collaborazione” (che fa seguito a un incontro avuto anche da Matteo Salvini al Colle, per incongruenze da correggere nei provvedimenti per il Ponte sullo Stretto), oltre a cercare di disinnescare il clima dopo le polemiche per i fatti di Torino, si proponeva l’obiettivo ulteriore – non a caso i principali protagonisti, Mattarella e Mantovano, provengono l’uno dalla Consulta e l’altro dalle più alte magistrature della Repubblica – di non appesantire ulteriormente in vista del referendum, come auspicabile, i rapporti già tesi fra politica e magistratura.

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