La via per la pace passa dalla fratellanza: il documento di Abu Dhabi compie 7 anni

Leone XIV rilancia la “vocazione alla fraternità” come risposta al tempo dei conflitti: non solo parole, ma azioni concrete di compassione e responsabilità. I premiati del Premio Zayed 2026 testimoni di speranza
February 4, 2026
Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib, firmano il Documento sulla fratellanza umana il 4 febbraio 2018
Papa Francesco e il Grande Imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyib, firmano il Documento sulla fratellanza umana il 4 febbraio 2018 / VATICAN MEDIA
Nel suo messaggio per la Giornata internazionale della Fratellanza umana, papa Leone XIV richiama con forza l’urgenza di un impegno condiviso per «rispettare, condividere, avere compassione», antidoti necessari in un tempo segnato da conflitti e divisioni. Il Messaggio – diffuso oggi, 4 febbraio, nel settimo anniversario della firma del Documento sulla Fratellanza umana – rilegge l’eredità di quel gesto compiuto da papa Francesco e dal Grande Imam di al-Azhar Ahmad Al-Tayyeb alla luce delle sfide che la comunità globale continua ad affrontare.
«La fraternità è ciò che di più prezioso e universale custodiamo», scrive il Pontefice, ricordando che ogni persona porta l’impronta di un’identica origine e che questo legame fondamentale viene ferito ogni volta che un popolo vive «gli orrori della violenza e della guerra». Citando l'enciclica Fratelli tutti, Prevost sottolinea come «la prima vittima di ogni guerra» sia la stessa vocazione dell’umanità a riconoscersi come famiglia. In un contesto in cui perseguire la pace rischia di apparire «un’utopia superata», Leone XIV invita invece a ripartire dalla convinzione che la fraternità sia «una realtà vissuta», più forte di conflitti e tensioni.
Non basta, però, evocare grandi principi: il Papa denuncia il rischio di restare «nel regno delle idee», dove anche le speranze più profonde finiscono per «indebolirsi e svanire». Serve invece trasformare le parole in scelte quotidiane, in gesti concreti, in uno stile di vicinanza che rompe l’indifferenza e ricuce relazioni. È questa la chiave per dare corpo al valore della fraternità, che «non è un ideale lontano», ma una strada da percorrere con perseveranza, «uscendo dalle periferie» e riconoscendo che l’altro non è una minaccia, ma un dono.
In questo orizzonte si colloca il Premio Zayed per la Fratellanza umana 2026, che secondo il Papa rende omaggio a chi traduce questi valori in «autentiche testimonianze di bene». Leone XIV guarda ai quattro premiati come a «seminatori di speranza» in un mondo che troppo spesso «costruisce muri invece di ponti». Il riconoscimento va al presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, al primo ministro armeno Nikol Pashinyan, all’attivista afghana Zarqa Yaftali e all’organizzazione palestinese Taawon. Figure e realtà molto diverse tra loro, ma accomunate – afferma il Pontefice – dalla scelta del «cammino esigente della solidarietà», capace di dimostrare che persino le divisioni più profonde possono trovare vie di riconciliazione. Il Papa esprime poi gratitudine al presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, per il sostegno costante all’iniziativa, e alla Commissione del Premio per il suo impegno nel promuovere la cultura dell’incontro. E rilancia l’invito a «lavorare insieme» perché l’amore fraterno diventi il linguaggio comune dei popoli.
«Il sogno della pace nasce solo se riconosciamo l’altro come un fratello o una sorella», conclude Leone XIV, affidando all’intera famiglia umana la sua benedizione. Un richiamo che suona come bussola e responsabilità in un tempo che ha urgente bisogno di ponti e di mani tese.

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