Come sono fatti i Villaggi olimpici di Milano e di Cortina
Aprono i battenti le strutture dedicate all’accoglienza degli atleti e dei tecnici che parteciperanno ai Giochi: anch’esse con una doppia anima

Milano: Già a migliaia nelle palazzine
Le voci degli atleti e delle atlete francesi riempiono per qualche istante la piazza interna al Villaggio olimpico di Milano dove è stata collocata una struttura con i cinque cerchi. È già diventata meta di tutti gli atleti che sono arrivati (a ieri ben 1.559 in rappresentanza di 42 nazioni) o stanno arrivando in queste ore nel loro campo. Poco prima erano passati alcuni loro colleghi finlandesi con il bagaglio diretti alla palazzina che li ospiterà in questa Olimpiade, seguiti poco dopo da un altro gruppo asiatico. E non c’è voluto molto perché questi giovani sportivi in qualche modo contribuissero a colorare il Villaggio. Le bandiere nazionali fanno capolino (e a volte coprono) dalle finestre delle stanze assegnate alle singole delegazioni. Sulla palazzina F, che ospita la squadra azzurra, campeggia lo scudo con la bandiera tricolore e la scritta “Italia team”. È la palazzina che si affaccia su via Lorenzini, a ridosso della ferrovia dello scalo di Porta Romana, ben visibile a tutti anche senza accedere all’interno di questo spazio blindato, anche se in modo discreto. Ieri mattina, come da tradizione, è stato concesso anche alla stampa mondiale accedere e visitare gran parte del Villaggio, che nei prossimi giorni resterà invece riservato soltanto ad atleti e staff. Tra i pochi ospiti i capi di Stato e di governo che vorranno portare il saluto ai loro campioni. A cominciare domani mattina dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che al suo ingresso al Villaggio troverà il «Muro della tregua olimpica», firmato l’altro giorno dalla presidente del Cio Coventry e dall’intera delegazione del Comitato olimpico.
E lo spirito olimpico, anche se soltanto venerdì ci sarà il via ufficiale con la cerimonia inaugurale, già si poteva respirare passeggiando tra le palazzine e i viali del Villaggio. Lo avevamo visto mesi fa durante l’ultima fase di preparazione. Ora quel Villaggio che ci veniva raccontato è diventato realtà. Nei piani terra delle palazzine sono state allestite sale d’incontri e di riunioni per le delegazioni, oltre a spazi concessi ai vari sponsor che sostengono le Olimpiadi invernali 2026. Allestita anche una grande palestra dove già ieri mattina erano molti gli atleti e le atlete impegnati nei vari attrezzi messi a loro disposizione. A Milano sono presenti alcune discipline su ghiaccio - hockey, pattinaggio di velocità, pattinaggio di figura, short track - che saranno ospitate nelle sedi della Fiera di Rho, dell’arena di Santa Giulia e del Forum di Assago. Ovviamente per loro è possibile anche allenarsi direttamente nei luoghi di gara.
La delegazione italiana occupa tutti i piani della palazzina F e nei primi tre condivide lo spazio con altre nazioni. Le stanze si presentano essenziali, ma confortevoli. Sono singole o con due posti: il letto, un comodino, una lampada, un armadio (nel quale si possono trovare uno stendino e materiale per la pulizia dei locali) e un bagno completo. Niente televisore, anche perchéla squadra azzurra ha allestito una sala di ritrovo per gli atleti dove possono seguire canali sportivi, leggere e giocare a carte o al biliardino (che sembra abbia riscosso un discreto successo anche in precedenti edizioni olimpiche). Su ogni piano, in prossimità degli ascensori, c’è una stanza che diverse federazioni hanno adibito a mini-palestra. Ovviamente nella palazzina dell’Italia ci sono anche alcuni uffici operativi (in particolare quello del capo delegazione che nella parete d’ingresso ha pronto un tabellone dove registrare le medaglie vinte) e anche un centro medico del Coni in supporto a chi gareggia e alle singole federazioni che hanno al proprio interno uno staff medico.
Aperta a tutti gli atleti è la grande mensa ospitata in un caseggiato posto sul fondo del Villaggio rispetto all’ingresso ufficiale, ma ben visibile da via Lorenzini. Ogni ospite può servirsi da solo presso le grandi isole presenti nello spazio allestito. Il menù dovrebbe variare ogni giorno ed è prevista anche attenzione ai vegani; complessivamente sono serviti quasi 3.400 pasti giornalieri in più turni. Un’altra mensa è invece stata allestita in un’altra parte del Villaggio, a disposizione degli staff e dei volontari (poco più di 300 persone) che lavorano per rendere il soggiorno il più gradevole possibile ai tanti ospiti. Insomma al Villaggio tutto è pronto per iniziare a gareggiare.
Enrico Lenzi

Cortina d'Ampezzo: Chalet nel bosco alla parigina
Gli abeti a bordo strada garantiscono la privacy. Solo la sera attraverso gli aghi filtrano le luci calde e si intravedono i tetti. Di giorno, invece, chi percorre in auto la statale Alemagna potrebbe addirittura non notare che dove prima c’era il vecchio aeroporto di Cortina ora sorge il Villaggio olimpico e paralimpico di Fiames. Costeggiato dalle conifere, ha il carattere riservato e alpino tipico dell’ampezzano. L’impianto è modulare ed è composto da 377 unità prefabbricate, con un’estetica che ricorda chalet contemporanei più che dormitori per atleti. L’idea di usare le mobile home è eredità dei Giochi di Parigi 2024. Tutta la struttura è appoggiata su una piattaforma che la solleva a 70 centimetri dal suolo così da ridurre gli interventi sul terreno e, in teoria, lasciare l’area nelle stesse condizioni di partenza. Tra le priorità c’è evitare nuove colate di cemento, in aggiunta alla discussa pista da bob.
Benedict, volontario filippino, è arrivato a Cortina da una settimana e dice di non aver mai sentito un freddo così intenso. Inizialmente non sarebbe dovuto essere a Fiames: «Ho chiesto di fare il volontario a Milano o Verona perché sono due città in cui sarebbe stato più facile orientarsi, più comode anche per trovare alloggio e organizzarmi con i biglietti aerei». Eppure, non si sarebbe mai perso questa occasione: «Vedere gli atleti, girare per le vie di Cortina, conoscere tutta questa gente è un’esperienza irripetibile».
Il varco di controllo è circondato dalle bandiere di tutti i paesi partecipanti, appena oltre l’ingresso dove ci sono i metal detector e i banchetti per ritirare i pass. A qualche metro dal presidio dei volontari, verso l’uscita, c’è un corridoio, fino a ieri non controllato, che permette di entrare nel Villaggio. Nello spazio di ingresso un grande orologio, divani, poltrone, distributori automatici come fosse la hall di un hotel. Appena oltre si entra effettivamente nel Villaggio che ospiterà circa 1.400 persone tra atleti, tecnici e staff. Ogni casetta ha due camere doppie indipendenti, una delle quali completamente accessibile, bagno compreso di maniglia per doccia e water, che saranno destinate anche agli atleti paralimpici. Pensando a questo, rampe leggermente inclinate rendono percorribile il dislivello di 10 metri su cui si sviluppa il Villaggio senza utilizzare scalini. Gli spazi interni sono essenziali ma curati: letti singoli, arredi in legno chiaro, illuminazione calda, isolamento pensato per reggere il pieno inverno ampezzano. I letti hanno doghe e materassi e, nelle speranze di sportivi e organizzatori, non si ripeteranno le scene di Parigi con gli atleti insonni che preferivano dormire all’aperto o sulle sedie piuttosto che nelle loro camere.
Finora l’atmosfera al Villaggio è tranquilla, anche perché non sono ancora arrivate tutte le delegazioni. Alcuni volontari raccontano dei toni accesi all’incontro tra gli atleti ucraini e quelli russi, che nonostante la loro nazione sia esclusa dai Giochi possono partecipare alle competizioni individuali. Tutto si è risolto dividendo gli sportivi in casette distanti: il Villaggio infatti si estende per un chilometro e mezzo. In questa piccola città sono state pensate anche delle aree condivise più o meno al centro: una palestra con lavanderia, luoghi di riunione e preghiera e una zona ristorante che servirà tutti i pasti. Per spostarsi da Fiames a Cortina passano in continuazione delle navette. La neve a bordo strada è ancora bianca perché la settimana scorsa c’è stata una grande nevicata. «Ha salvato le Olimpiadi - sostengono gli ampezzani più critici - altrimenti qui sarebbe stato tutto verde».
Maria Gomiero
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