Cortina 1956, le Olimpiadi
della rinascita

Settant’anni fa i primi Giochi invernali italiani seguiti da quelli estivi di Roma 1960: anche grazie a questi due eventi l'Italia creò il miracolo economico
January 27, 2026
Cortina 1956, le Olimpiadi
della rinascita
Atleti italiani in allenamento, il 15 gennaio del 1956 /Franco Gremignani - Publifoto CSAC, Università di Parma
Cappello e sciarpa di lana, rigorosamente azzurri. Con un logo circolare appiccicato al centro: i cinque cerchi, le Tofane e la scritta “VI Giochi olimpici invernali Cortina 1956”. Nel megastore installato in piazza del Duomo a Milano questi due gadget rimandano indietro nel tempo e costituiscono il punto di incontro tra i Giochi che furono e quelli che saranno. Il capoluogo si unisce alla Perla delle Dolomiti per celebrare la terza volta del fuoco d’Olimpia sull’italico. La prima recita a cinque cerchi targata Italia prese le mosse esattamente 70 anni fa, il 26 gennaio del 1956. L’ottenimento di quella rassegna fu il risultato del lavoro certosino dei dirigenti sportivi del tempo (su tutti il presidente del Coni Giulio Onesti), capaci di portare la rassegna invernale a Cortina e quella estiva a Roma nel giro di quattro anni. Il Paese uscito a pezzi dalla guerra edificò il suo miracolo economico anche grazie ai due eventi sportivi. Il connubio tra Roma e Cortina è più forte di quanto si pensi, giacché fu proprio nella Capitale – e non tra le rovine del Tempio di Era a Olimpia, nel bel mezzo del Peloponneso, come avviene oggi bensì – che cominciò la staffetta del fuoco. Un lungo viaggio lungo lo stivale che si conclude nello stadio del ghiaccio di Cortina, ai tempi all’aperto, oggi coperto e teatro a breve sia delle gare di curling sia della cerimonia di chiusura dei Giochi paralimpici.
A Cortina erano stati già assegnati i Giochi invernali del 1944, poi annullati per la guerra. Dodici anni più tardi tutto filò liscio, per una rassegna a portata d’uomo, nulla a che vedere con la dimensione odierna dei Giochi. Dal 26 gennaio al 5 febbraio 821 atleti (689 uomini e 132 donne) provenienti da 32 nazioni si contesero – per la prima volta in diretta televisiva grazie agli sforzi della Rai – 24 titoli in 8 discipline: sci alpino e di fondo, salto, combinata nordica, pattinaggio velocità e artistico, hockey e bob. E dire che tutto cominciò con un’inciampata. Quella dell’ultima tedoforo, il pattinatore Guido Caroli, che cadde urtando con la lama un cavo elettrico, ma si rialzò prontamente mantenendo la fiamma brillante. L’accensione del braciere fu regolare e il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi pronunciò formula inaugurale. Undici giorni di gare negli impianti concentrati a Cortina, a eccezione della pista di pattinaggio velocità allestita all’aperto sul lago ghiacciato (le temperature minime sfiorarono anche i 20 gradi sotto lo zero) di Misurina.
Per la prima volta partecipò ai Giochi invernali l’Unione Sovietica, nazione dominatrice del medagliere con 7 ori, 3 argenti e 6 bronzi. L’uomo da copertina fu lo sciatore austriaco Toni Sailer, vincitore di gigante, slalom e discesa: impresa riuscita successivamente solo a Jean Cluade Killy a Grenoble 1968. Il Lampo di Kitzbühel fece di tutto per non vincere: in libera ruppe la stringa degli scarponi e fu saltato dal tecnico azzurro Hans Senger, in gigante arrivò al cancelletto all’ultimo istante senza pettorale. In slalom invece realizzò il massimo vantaggio tra vincitore e piazzato nella storia olimpica dello sci: oltre sei secondi. Il finlandese Antti Hyvaerinen rivoluzionò il saltò volando con le braccia distese lungo i fianchi e non più protese in avanti. Il boscaiolo svedese Sixten Jernberg vinse la 50 chilometri di fondo, mentre la ventenne del Massachusetts Tenley Albright vinse nel pattinaggio artistico due settimane dopo essersi tagliata la caviglia con la lama del pattino, rimessa in sesto dal padre chirurgo. Non ci fu spazio per Zeno Colò, oro olimpico quattro anni prima a Oslo, costretto a lasciare le gare perché accusato di professionismo: si limitò a fare il tedoforo, scendendo sulla pista di discesa con la torcia in mano.
Le uniche medaglie azzurre nel bob a due (Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti batterono Eugenio Monti e Renzo Alverà) e nel bob a quattro, dove l’equipaggio di Monti (il “rosso volante”) fu argento. Giuliana Minuzzo, quarta in discesa e slalom, fu la prima donna a pronunciare il giuramento degli atleti: dovette ripeterlo due volte per esigenze televisive. Sette decenni più tardi il medesimo ruolo sarà recitato il prossimo 6 febbraio da Stefania Constantini, accompagnata da un atleta maschio non ancora identificato. Questo preciso segmento della cerimonia inaugurale sarà l’unico a svolgersi solo in piazza Dibona a Cortina: gli spettatori dentro lo stadio San Siro di Milano potranno vederlo sugli schermi. Il 28 gennaio per celebrare la ricorrenza la torcia di Milano Cortina giungerà proprio sotto le Tofane e l’anniversario verrà inoltre festeggiato con una manifestazione allestita da Comune e Fondazione Cortina. Tutto è pronto per i Giochi, compresa la nuova pista di bob, skeleton e slittino. L’unica cosa di diverso rispetto al 1956 è la temperatura: la colonnina di mercurio scende raramente sotto lo zero, così di cappello e sciarpa si può fare anche meno. Due capi d’abbigliamento destinati a diventare souvenir.

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