Stan Wawrinka, l'ultimo dei romantici
di Davide Re
A quasi 41 anni il tennista svizzero è al terzo turno agli Australian Open. Il suo credo in un tatuaggio che riporta una frase Beckett sulla resistenza radicale

In un mondo in cui la longevità nel tennis è spesso misurata in tabelle di carico, numeri di recupero e algoritmi di performance, Stan Wawrinka (soprannominato da Roger Federer Stanimal, per il suo gioco potente) resta una figura umana, fatta di contrasti e di determinazione radicale. Quello del Provaci ancora Sam, di Woody Allen A quasi 41 anni, lo svizzero è al terzo turno degli Australian Open 2026, un’impresa che nessun altro over 40 aveva compiuto in uno Slam da quasi mezzo secolo: dal 1978, quando Ken Rosewall raggiunse lo stesso traguardo a Melbourne. La sua vittoria al secondo turno contro il giovane francese Arthur Gea (4-6, 6-3, 3-6, 7-5, 7-6) è stata una battaglia di quattro ore e trenta minuti, un braccio di ferro in cui tenacia e gestione fisica hanno trionfato sulla giovinezza pura. Stan ha aperto il tie break con un ace per poi sfiancare l'avversario, di 20 anni più giovane, con una serie di colpi vincenti, eseguiti con violenza e classe eccellesa.
Per chi ha visto i match di Stan, questa resistenza non sorprende: è parte integrante del suo stile — non solo un modo di giocare, ma una filosofia di vita. È una stagione speciale per Wawrinka perché l’ha annunciata come la sua ultima. Nel dicembre 2025 lo svizzero ha comunicato che il 2026 sarebbe stato l’“ultimo capitolo” della sua carriera, dopo una vita vissuta sul filo della competizione per quasi 24 anni. L’idea è nata per mancanza di passione: Stan ama profondamente il gioco — lo ha ripetuto nelle interviste, lo si legge nei suoi occhi in campo. Ma l’anagrafe è una legge naturale, e anche un atleta di talento, disciplina e passione deve fare i conti con l’usura del tempo. La decisione di regalarsi ancora una stagione non è arrivata da sola. È stata sostenuta dal suo entourage, da chi lo conosce bene, da chi ha visto in lui quella scintilla di energia che non è calata completamente. E dietro a tutto questo c’è anche un tatuaggio significativo, inciso sul suo braccio sinistro: una frase di Samuel Beckett che recita “Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better.” — Hai provato. Hai fallito. Non importa. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio. Quella frase è diventata una sorta di mantra personale, una bussola quasi filosofica che guida un atleta che non ha mai avuto paura di affrontare sconfitte per imparare a combattere meglio.
Anche perché la carriera di Wawrinka è stata contraddistinta da momenti di clamorosa rivolta (come un'artista dell'alternative rock) contro le gerarchie apparentemente immutabili del tennis moderno. Ha vinto tre titoli del Grande Slam: l’Australian Open 2014, il Roland Garros 2015 e lo US Open 2016 — ogni volta contro avversari al vertice e fortissimi, come Rafael Nadal e Novak Djokovic. In un’epoca dominata dal cosiddetto Big Three - Federer, Nadal e Djokovic - (e più tardi Big Four, con l'aggiunta di Andy Murray), Wawrinka ha saputo imporsi non con un tennis quotidiano, ma con una potenza concentrata nei momenti decisivi, che lo ha reso per molti versi un “outsider di lusso”. Oltre agli Slam, il palmarès di Stan conta 16 titoli ATP e una medaglia d’oro olimpica nel doppio ai Giochi di Pechino 2008, in coppia con Federer, oltre alla storica vittoria in Coppa Davis con la Svizzera nel 2014. Solo due settimane fa è arrivato in finale (da protagonista) nella United Cup con la nazionale di tennis svizzera.
Eppure, ciò che colpisce oggi non sono i numeri, ma la disponibilità a rimettersi in gioco, anche nei Challenger o nei tornei Atp minori, pur di restare in gara, mantenersi competitivo e sentirsi vivo nel gioco. In un’epoca in cui molti campioni abbandonano i circuiti secondari, Wawrinka non si vergogna di giocare dappertutto, perché sa che il cuore del tennis non è solo nei tabelloni principali, ma nell’accettare ogni sfida con il massimo dell’impegno. La sua corsa a Melbourne — e la storia di quest’ultimo capitolo — parla di amore per il duello, di una capacità di resistenza che va oltre le classifiche e le etichette. Mentre il tennis continua a guardare avanti, verso nuove generazioni e nuove tecnologie di allenamento, Wawrinka rimane l’ultimo dei romantici: uno che, restando fedele a se stesso, ricorda che la grandezza non è soltanto vincere, ma rimanere in piedi quando tutto sembra spingerti altrove.
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