Romele senza paura: il Dottore del fondo ora sogna in grande
La stella italiana dello sci nordico nato con una rara patologia agli arti inferiori: «Disabilità è una parola che non mi piace: la gente dovrebbe rendersi conto che si vede, però si può superare»

Due parole, bastano solo due parole per raccontare il salto che ha fatto tra i grandi dello sport paralimpico: “Mai pora”, «mai paura», nel dialetto delle sue parti in Val Camonica. È il motto da sempre di Giuseppe Romele da Pisogne (Brescia), punta di diamante azzurra dello sci di fondo nella categoria seduti al debutto oggi nella gara sprint.
Partirà ancora in pole position alle Paralimpiadi di Milano Cortina il 34enne appassionato di motori che a bordo della sua slitta sugli sci ha già dimostrato di essere un “bolide” di tutto rispetto: due medaglie d’oro mondiali nel 2023, dopo l’argento iridato dell’anno precedente e bronzo all’ultima edizione dei Giochi paralimpici di Pechino 2022. Quest’inverno ha già vinto sei gare di Coppa del mondo ed è in testa alla classifica generale.
Ne ha fatta di strada il ragazzino nato con una rara malattia congenita chiamata ipoplasia femorale bilaterale, una patologia genetica che previene lo sviluppo degli arti inferiori. Senza femore di entrambe le gambe, “Beppe” ha conosciuto da subito la vita in carrozzina: «Ma questo non mi hai scoraggiato: fin dall’infanzia ho sempre praticato diversi sport». Dall’atletica al tennis fino alla vela, ma la prima consacrazione agonistica è arrivata nel nuoto: a 14 anni è diventato campione italiano nei 50 stile libero.
L’attività sportiva gli ha consentito di incanalare tutta l’esuberanza che da bambino portava dentro per il «desiderio di essere uguale agli altri». Un modo per far capire ai suoi coetanei che la disabilità non gli poneva nessun limite. «Se c’è una parola che mi dà fastidio quando si parla di disabilità è proprio “disabilità” – spiega oggi - La gente dovrebbe rendersi conto che è una cosa che si vede, ma che si può superare».
Un percorso a tutta velocità, anche in acqua, fino alla grande delusione della sua carriera: la mancata convocazione nel nuoto ai Giochi paralimpici estivi di Rio 2016: «Mi ha creato grosse difficoltà, anche dal punto di vista mentale. Seppur amareggiato, non mi sono dato per vinto, ho continuato ad allenarmi. Questo momento difficile mi ha sicuramente insegnato a essere ogni giorno più forte di prima». Decisiva la folgorazione per un nuovo sport, ma questa volta sulla neve: lo sci di fondo, dopo l’invito a provare del suo amico e compagno di squadra Cristian Toninelli: «Ho percepito dentro di me una sensazione fortissima di libertà che nel nuoto non avevo mai provato. Nello sci nordico mi sento proprio galleggiare sulle nuvole».
Una disciplina in cui è fondamentale la spinta con gli appositi bastoncini che richiede una forza straordinaria della parte superiore del corpo. Lui ci mette il cuore letteralmente: «L’aspetto meno evidente del mio sport è sicuramente quello cardiaco: dall’esterno non si vedono i battiti, ma dal momento in cui si parte dal cancelletto fino all’arrivo, il cuore lavora praticamente sempre al massimo sforzo. È uno sport estremamente intenso sotto questo aspetto».
Far fatica però è nelle sue corde per questo ha scoperto anche la forza magnetica del paratriathlon (nuoto, handbike e carrozzina da corsa) disciplina in cui ha già trionfato in una prova di Coppa del Mondo nel 2024. Prima di qualificarsi e debuttare alle Paralimpiadi di Parigi 2024, dove solo la squalifica per un banale disguido lo ha tenuto fuori dal podio. Una prestazione che lascia ben sperare per il futuro e comunque storica visto che a Milano Cortina sarà l’unico atleta italiano (nel fondo) ad aver disputato anche i Giochi estivi. Senza contare che il paratriathlon essendo un multisport gli consente di prepararsi al meglio anche per lo sci nordico, disciplina secondo lui sempre più accessibile: «Oggi in Italia esistono strutture che danno la possibilità alle persone con disabilità, in sedia a rotelle o con altre condizioni, di arrivare sul posto e utilizzare slittini per sci di fondo. Ma adesso se ne trovano tanti anche in vendita».
Inverno estate, estate inverno: il pensiero corre già anche ai Giochi paralimpici di Los Angeles 2028. Normale per uno che si definisce un “Fo de’ Cò” nel suo dialetto camuno un “fuori di testa”. Ma adesso il primo obiettivo è l’Olimpiade in casa, «un’esperienza unica non capita spesso nella vita». A caccia di una medaglia che coronerebbe anni di sacrifici. Il “grande sogno” oggi alla portata grazie a due donne speciali: «Mia nonna è una santa perché mi ha sopportato nella fase adolescenziale: ero decisamente troppo vivace. Davvero, chapeau. È stata una grande». Decisiva al pari della sua compagna: «Nadia è una persona straordinaria. La ringrazio ogni giorno per quello che fa, perché se non ci fosse stata lei probabilmente non sarei arrivato a essere l’atleta che sono oggi. Mi ha dato tantissima serenità in questi anni. Un giorno glielo dovrò restituire».
Giusto il tempo per voltarsi indietro e ricordare il bambino che sfrecciava su «una specie di triciclo» prima e la bicicletta poi. Cresciuto con la passione dei motori e delle auto che gli piace montare e smontare per aver studiato e lavorato da meccanico. «Alex Zanardi è il pilota che mi è sempre piaciuto. E poi sicuramente Valentino Rossi, il “Dottore” della MotoGp, il mio idolo anche oggi». Tutti in piedi sul divano allora. Giuseppe Romele è pronto a mettere il turbo e a far correre il suo slittino sugli sci come se volasse. E andiamo. “Mai pora”, questa volta più che mai.
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