Oksana Masters: la leggenda della stella nata due volte
Dall’orfanotrofio sovietico a fuoriclasse. La campionessa deve tutto alla madre adottiva americana: «Mi ha insegnato la parola “felicità”»

Nata due volte. Oksana Masters può dirlo forte. Quando tutto sembrava perduto ecco l’imprevisto di un nuovo inizio. Di tempo ne è trascorso ormai, ma lei non dimentica. Non può farlo perché le cicatrici che porta addosso le ricordano ogni giorno il suo passato.
Eppure oggi a 36 anni è una leggenda: l’atleta più vincente presente alle Paralimpiadi di Milano Cortina 2026. Al primo giorno di gara ha subito centrato nel parabiathlon la medaglia d’oro, la decima paralimpica, la ventesima tra Giochi paralimpici invernali (sci nordico e biathlon) ed estivi (canottaggio e ciclismo). Un volto tra i più noti, anche se la sua storia si arricchisce sempre di un capitolo sorprendente.
Gareggia per gli Usa anche se è nata in Ucraina: Oksana è “figlia” del disastro nucleare di Chernobyl. Ha visto la luce a Khmelnytskyi, nel 1989, tre anni dopo la sciagura, ma la madre biologica era rimasta esposta alle radiazioni. Si spiegano così una serie di problemi congeniti: sei dita per piede, cinque dita palmate per mano, nessun pollice, un solo rene. La gamba sinistra di quindici centimetri più corta della destra, ed entrambe prive di ossa portanti. A causa delle sue condizioni e della miseria dei familiari è stata abbandonata alla nascita ed è cresciuta in un orfanotrofio, dove ha vissuto fino a 7 anni e mezzo.
Un luogo da cui non sperava di poter uscire viva: picchiata, lasciata senza cibo («ricordo il dolore nello stomaco, andavamo a letto affamati»), abusata e testimone della morte per percosse della sua amica più cara per aver cercato di rubare del pane.
«Ho imparato presto a non piangere». I bambini che piangevano venivano puniti o ignorati. Un vero inferno: «Era sopravvivenza, non infanzia». Disabili invisibili per l’allora Unione Sovietica (Urss): il regime comunista tendeva a nascondere le persone con disabilità che mal si addicevano all’immagine di cittadini forti e produttivi. Per Oksana un tunnel che sembrava senza uscita, di vessazioni fisiche ma anche psicologiche: «È strano non sapere cosa sia una famiglia. Non sapere cosa sia l’amore di una madre. E non sapere davvero cosa sia un abbraccio».
Poi però accadde qualcosa di inaspettato. Una professoressa americana, Gay Masters, senza figli, arrivò in Ucraina con l’intenzione di adottare. Si trovò di fronte quella bambina di 7 anni che pesava solo 17kg ed era alta 94 cm. Le dissero subito che non era “normale”, era in ritardo di crescita, aveva bisogno di molte cure e operazioni. La donna però decise di adottarla lo stesso. E fu l’alba di un’altra vita.
«Mia madre ha dovuto insegnarmi cosa significa la parola “felice”». Un cammino non facile e sempre lastricato di nuovi intoppi: prima dei 13 anni si è reso infatti necessario amputarle entrambe le gambe.
Oksana però si è rialzata più volte trovando nello sport una terapia per accettare i suoi traumi. Ma la differenza, certo, l’ha fatta il calore e la fiducia che solo una mamma può dare.
Milano Cortina è per lei l’ottava rassegna paralimpica consecutiva (estiva e invernale). Vi è arrivata da atleta invernale statunitense più titolata di sempre. Nonostante per lei sia stato un anno particolarmente difficile. All’inizio della stagione ha subìto anche il 28° intervento chirurgico alla mano destra, quella che usa per sparare nel biathlon. E tuttavia Oksana alle Paralimpiadi italiane potrà contare ancora sull’uomo con cui sta costruendo il suo futuro: Aaron Pike, sportivo polivalente e con sette partecipazioni ai Giochi proprio come lei. Due titoli mondiali paralimpici nel biathlon e ai vertici anche nello sci di fondo, lui eccelle anche nell’atletica, soprattutto nella maratona in carrozzina.
La loro storia è iniziata nel 2013, insieme formano una coppia da record: sommando i loro successi, si arriva a 19 titoli mondiali e 37 medaglie iridate.
Il 39enne Aaron, nativo del Minnesota, ha visto stravolta la sua vita quando aveva 13 anni e si trovava a caccia con suo padre. Dopo aver sentito un rumore nel bosco, un membro di un altro gruppo di cacciatori sparò con il suo fucile in direzione di Pike. Il proiettile lo colpì alla schiena, causandogli una lesione spinale che gli lasciò una mobilità limitata alle gambe. Aaron non si perse d’animo e scoprì il potere dello sport, folgorato soprattutto dal basket in carrozzina.
Ai Giochi italiani insegue la sua prima medaglia olimpica, mentre Oksana punta ad allungare la collezione: ma a fine rassegna insieme saliranno comunque su un podio più grande: «Sposarsi in Italia sarebbe il modo perfetto per iniziare il nostro viaggio per sempre insieme». Lei non lo ha mai nascosto: «Ho sempre sognato di avere un giorno la mia famiglia. Penso che sarei una brava mamma. Vorrei essere per i miei figli la mamma che mia madre è stata per me». E il pensiero corre sempre a lei, a Gay Masters, la donna che ha acceso una luce nel buio della sua vita: «Mamma, grazie per avermi salvato, per avermi dato una seconda opportunità».
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