Arte e sport trasformano il limite in meraviglia
La cerimonia inaugurale dei Giochi all'Arena di Verona tra musica, danza e performance di artisti con disabilità, ha celebrato la fragilità come forza creativa

All’Arena di Verona la cerimonia inaugurale dei Giochi paralimpici invernali di Milano Cortina 2026 ha offerto qualcosa di più di uno spettacolo: una dichiarazione di senso. Non soltanto l’apertura di una grande manifestazione sportiva, ma un racconto potente dell’Italia che cambia e che sa riconoscere nella fragilità una forza generativa. Un racconto che ha trovato la sua cifra più innovativa proprio nella scelta di mettere al centro non solo gli atleti paralimpici – protagonisti indiscussi – ma anche artisti con disabilità, capaci di portare sulla scena quella stessa determinazione e quella stessa libertà creativa che ogni giorno dimostrano nel campo dell’arte.
È stata una serata in cui l’arte ha parlato il linguaggio della differenza come valore aggiunto. Non una concessione alla retorica dell’inclusione, ma la dimostrazione concreta di quanto lo sguardo di chi vive il limite possa diventare una forza dirompente. Nel mondo artistico questo è evidente da tempo: spesso sono proprio gli artisti con disabilità a scardinare codici e convenzioni, a inventare nuovi linguaggi, a restituire al pubblico una percezione più intensa e autentica del corpo, del suono, del movimento.
Fin dall’inizio lo spettacolo ha colpito per la sua energia. Il dialogo tra le batterie di un mito come Stewart Copeland dei Police e del percussionista senza braccia Cornel Hrisca Munn è stato un momento travolgente, quasi una dichiarazione programmatica: il ritmo come linguaggio universale, il corpo che trova sempre un modo per esprimersi. Una sfida musicale e umana che ha acceso immediatamente l’Arena.
Poi la scena si è fatta più intima e simbolica con la comparsa della performer Chiara Bersani. Il suo corpo minuto, quasi una miniatura nel vasto spazio dell’anfiteatro, ha sprigionato una presenza gigantesca. In quell’apparizione c’era tutta la potenza del teatro contemporaneo: la capacità di cambiare prospettiva, di ribaltare la percezione del limite. La sua fragilità diventa forza narrativa, gesto politico e poesia insieme.
A seguire, la perfezione della danza ha trovato una nuova forma nel dialogo tra la violoncellista Valentina Irlando e la danzatrice sorda Carmen Diodato sulle note della virtuosistica Campanella di Niccolò Paganini. Un incontro tra musica e corpo che ha mostrato come l’arte sappia superare ogni barriera sensoriale. Perché la musica non si ascolta soltanto: si percepisce, si vibra, si vede. Come quella del celebre producer Dardust il quale supera le barriere architettoniche inglobato dai ballerini della compagnia di Yoannes Bourgeois , fra cui spicca Daniele Terenzi, il primo ballerino al mondo con una protesi transfemorale.
Tra i momenti più emozionanti della serata anche l’Inno di Mameli, reinterpretato in modo sorprendente e contemporaneo. A cantarlo è stata la giovane artista italo-maliana Mimì Caruso, accompagnata dal Gruppo Vocale Novecento, con l’elettronica della producer Ginevra Nervi. Un incontro di linguaggi e generazioni che ha restituito all’inno nazionale una freschezza nuova fra tradizione e innovazione.
Quando Mattarella ha dichiarato aperti i Giochi, l’Arena è esplosa in un applauso liberatorio. Come se per un momento il mondo avesse potuto ricordare che la competizione sportiva non divide, ma racconta il meglio dell’umanità.
Come nel finale, corale e festoso, sulle note di Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. Un “Volare” reinventato in molte lingue e stili: dal jazz al rap, dalle voci del coro alpino ai musicisti senegalesi e indiani, con artisti come Stefano Di Battista, Il Tre e Annalisa Minetti. Un mosaico sonoro che ha trasformato una canzone simbolo della tradizione italiana in un inno universale.
In fondo è questa l’immagine che resta della serata: un’Italia che riconosce nella diversità una bellezza nuova. Perché se è vero che lo sport paralimpico insegna ogni giorno che il limite non è una fine ma un inizio, l’arte – come si è visto all’Arena di Verona – ha la capacità di renderlo visibile a tutti. E di trasformarlo, persino, in una forma di meraviglia.
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