Franzoni, il trionfatore sulla Streif che fa sognare l'Italia

A 24 anni l'azzurro vince sulla leggendaria discesa di Kitzbühel: «È un sogno, sto tremando dall’emozione». E si conferma la grande speranza dello sci alle Olimpiadi
January 24, 2026
Franzoni, il trionfatore sulla Streif che fa sognare l'Italia
epa12676920 Giovanni Franzoni of Italy competes in the Men's Downhill race at the FIS Alpine Skiing World Cup in Kitzbuehel, Austria, 24 January 2026. EPA/ANNA SZILAGYI
Occorrono grinta, coraggio e sangue freddo per domare la Streif di Kitzbühel, ma per laurearsi con lode nel tempio dello sci alpino serve anche un angelo custode che ti vigila dall’alto. Giovanni Franzoni ha trovato la forza nascosta lassù, in quell’angolo di Paradiso da dove Matteo Franzoso lo ha condotto al capolavoro della carriera: «È un sogno, sto tremando dall’emozione». A 24 anni il discesista bresciano si accomoda sul gradino più alto dell’Hahnenkamm e il suo pensiero volge al compagno che non c’è più, perito tragicamente a settembre durante gli allenamenti. L’anno scorso erano nella stessa camera e sognavamo entrambi lo scalpo sul pendio più iconico degli sport invernali, dodici mesi dopo Franzoni centra la seconda vittoria – dopo il superG di Wengen – diventando il quarto azzurro – con Ghedina, Fill e Paris – a far risuonare l’Inno di Mameli davanti a 60mila spettatori, tutti pazzi per il nuovo sovrano della velocità. Giovanni e Matteo, nomi di evangelisti, che nel sabato del villaggio tirolese festeggiano in terra e in cielo. I Franzo boys uniti idealmente dalla fede forte e solida del gardesano, che piangendo ricorda l’amico perduto. «È stata una giornata speciale, in partenza avevo in mente Matteo e il suo pensiero mi ha guidato. Odermatt desiderava imporre la sua gara, perché non aveva mai vinto qui, ma quando sono arrivato in fondo mi sono detto che avevo fatto qualcosa di grande».
Nuvole, nebbia, il sole che non fa capolino, eppure la neve è azzurra dove lo sci incontra il jet-set. C’è chi è arrivato in elicottero da Davos, chi ha lasciato le riprese di un film o chi ha smesso per un’ora di postare foto pur di godersi tutta d’un fiato una gara magica per il team italiano: quattro azzurri tra gli 11 (quarto Schieder, settimo Paris, undicesimo Casse), ma soprattutto uno in cima a tutti, quel Giovanni Franzoni da Manerba del Garda, ora non più carneade. Primo podio in Val Gardena, primo trionfo sul Lauberhorn, sembrava un supergigantista, ma si è scoperto il migliore liberista del circo bianco in appena dieci giorni. Davanti nelle prove di Wengen, dove in gara è stato terzo, in testa nelle prove di Kitzbühel, fino a comporre sul manto candido austriaco quello spartito che aveva immaginato quando scendeva col pettorale 60 e ha realizzato attaccandosi il numero 2. «Sciare tra i primi mi ha avvantaggiato, c’era umidità, è stato un bene partire davanti».
Ha calzato gli sci a tre anni a Pontedilegno, a sei le prime gare con l’Agonistica Campiglio. Per diventare un professionista della neve ha lasciato casa, famiglia e affetti, andandosene ad Agordo, insieme al fratello gemello Alessandro, per studiare allo Ski College Veneto, e allenarsi a Falcade. L’approdo in Nazionale C, poi B e A, in mezzo cinque medaglie ai Mondiali Juniores. «Sarà il polivalente della squadra azzurra, uno che ci farà divertire», diceva di lui Alberto Ghidoni, il coach di Paris. Ma di traverso ci si è messa la caduta di Wengen e quell’aggrovigliarsi nelle rete. Dopo il patatrac ha resettato la mente e ha compreso che non doveva amareggiarsi quando i coetanei, battuti da piccoli, gli erano invece superiori lungo il 2024/25. Quest’anno la crescita esponenziale. Ha potenziato la massa muscolare, ma non ha lasciato il gigante, diventando maestro nel portare via velocità nei tratti tecnici delle discese.
«Il cattivo risultato del superG mi ha sgravato di un po’ di pressione ed ero carico. Prima della stradina ho fatto qualche sbavatura, ma come in prova da lì in poi ho sciato da paura». In estate fa surf, tutto l’anno ascolta musica con le cuffiette, dal rap al rock, dal blues alla leggera a seconda dell’umore. Un classe 2001 in linea con la sua generazione, semplice ma determinato. Obiettivi chiari e testa sbattuta per raggiungerli. «La mente fa tanta differenza, per un ragazzo come me che è tante volte insicuro, il crederci è fondamentale: è questa la grande differenza rispetto ai mesi scorsi. In gara facevo fatica a sciogliermi, ora so che valgo e posso aumentare la confidenza sugli sci».
Dinanzi a Franzoni si inchina il sovrano dello sci Marco Odermatt, respinto per 7 centesimi in una discesa per lui ancora indigesta. «Sapevo che per starmi davanti, lo svizzero aveva bisogno di un grande vantaggio a metà pista, il gioco dei centesimi è stato dalla mia parte. Sul podio l’ho abbracciato e consolato». Prima della gara aveva già fatto la valigia, ma ha dovuto disfarla per presentarsi in maniera impeccabile al party serale dedicato al vincitore. Trionfare a Kitzbühel è più importante di tutto, tranne dell’alloro olimpico. Appuntamento al 7 febbraio. Dalla Streif alla Stelvio il passo è corto, ma per l’Italia che pensava di giocarsi tutto a Cortina anche Bormio è diventata centrale. Forse abbiamo trovato l’erede di Zeno Colò, unico azzurro olimpionico in discesa. Ha i riccioli lunghi, il cerotto sul naso, il sorriso sulle labbra e il collo più tondo del passato. Ha dovuto ricomprarsi le camicie, ma ne è valsa la pena.

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