Leone XIV: «Fermare la corsa agli armamenti che minaccia la pace»

di Agnese Palmucci, Roma
Al termine dell'udienza generale di stamattina il Pontefice ha ricordato le sofferenze del popolo ucraino ancora sotto bombardamento e ha incoraggiato i leader politici a dare seguito al Trattato tra Usa e Russia "New Start", sul disarmo nucleare, in scadenza domani. Nella catechesi di oggi il Papa ha proseguito la riflessione sulla Costituzione conciliare "Dei Verbum".
February 4, 2026
Leone XIV: «Fermare la corsa agli armamenti che minaccia la pace»
Papa Leone XIV durante l'udienza generale settimanale nella sala Paolo VI, 4 febbraio 2026 - (ANSA)
Prima la preghiera per i fratelli ucraini «duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche». Poi «l’incoraggiamento a ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo della fiducia reciproca», alla vigilia della scadenza del trattato bilaterale New strategic arms reduction treaty (New start), tra Stati Uniti e Federazione russa, firmato nel 2010, «che ha rappresentato un passo significativo nel contenere la proliferazione delle armi nucleari». Al termine dell’udienza generale di oggi, papa Leone XIV si è espresso con forza, lanciando ancora appelli per la pace e rivolgendo «un pressante invito» a non lasciar cadere lo strumento del New start, «senza cercare di garantirgli un seguito efficace». La situazione attuale, ha proseguito, «esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazione». È quantomai urgente «sostituire la logica della paura e diffidenza con un'etica condivisa», ha aggiunto, «capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti». In aula Paolo VI alcuni pellegrini sventolano la bandiera della Groenlandia, Paese drammaticamente ancora al centro del dibattito geopolitico internazionale.
Stamattina il Papa ha proseguito, in aula Paolo VI, le catechesi sul testo della Costituzione conciliare “Dei Verbum”, la quale indica nella Sacra Scrittura, «letta nella Tradizione viva della Chiesa», uno «spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo». La scelta di Dio di servirsi di «linguaggi umani» per parlare agli uomini è anch'essa un «atto d’amore». Pertanto, ha spiegato Leone XIV nel suo intervento, «non solo nei suoi contenuti, ma anche nel linguaggio la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino». I testi biblici, infatti, «non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano», proprio per essere compresi dagli uomini e dalle donne di ogni tempo, ha proseguito il Pontefice, e così, «diversi autori, ispirati dallo Spirito Santo, hanno redatto i testi della Sacra Scrittura».
Proprio la «relazione» tra «l’Autore divino e gli autori umani dei testi sacri», ha spiegato ancora il Papa, è stata al centro di importanti studi nel corso della storia della Chiesa. «Per diversi secoli, - ha continuato - molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo». In tempi più recenti, invece, «la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri», al punto che il documento conciliare «parla di Dio come “autore” principale della Sacra Scrittura, ma chiama anche gli agiografi “veri autori” dei libri sacri». Sull’orizzonte di questo equilibrio, dunque, il Pontefice ha sottolineato che se «la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale». 
A partire da questo, ha continuato, «una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate», anzi,« la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato». Un principio che vale anche per l’annuncio del Vangelo. Se esso «perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini» o «utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico», esso «risulta inefficace». Da sempre, infatti, «la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori», ha aggiunto. 
Viceversa, d’altra parte, sarebbe «altrettanto riduttiva» una «lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano», ha precisato Leone XIV davanti ai tanti fedeli e pellegrini riuniti in aula Nervi per la catechesi settimanale, o «come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come “un testo solo del passato”». Piuttosto, ha proseguito, in modo particolare quando essa viene proclamata durante la liturgia, «la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere». E ciò «diventa possibile soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati». Fondamentale, dunque, ricordare che il Vangelo, per sua «origine divina», «pur abbracciando tutte le dimensioni della vita e della realtà, le trascende» e non «si può ridurre a mero messaggio filantropico o sociale». La Scrittura, infatti, è «l’annuncio gioioso della vita piena ed eterna, che Dio ci ha donato in Gesù», ha concluso Prevost, pregando il Signore «affinché le nostre parole, e ancor di più la nostra vita, non oscurino l’amore di Dio» narrato nella sua Parola.

I saluti dopo l’Angelus

Salutando i pellegrini di lingua italiana, il Pontefice, ricordando la tragica situazione dei «fratelli e sorelle dell’Ucraina», ha espresso «gratitudine per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri paesi che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo». Poi, alla vigilia della memoria di sant’Agata di Catania, il cui nome significa «buona», Prevost ha augurato ai presenti di «essere “buoni”, cioè fedeli testimoni dell’amore del Padre celeste».
Alcuni fedeli sventolano la bandiera della Groenlandia in aula Paolo VI, durante l'udienza generale di oggi, 4 febbraio 2026 - (ANSA)
Alcuni fedeli sventolano la bandiera della Groenlandia in aula Paolo VI, durante l'udienza generale di oggi, 4 febbraio 2026 - (ANSA)
Rivolto ai pellegrini di lingua araba, ha ricordato che «la Sacra Scrittura porta il cristiano a conoscere Cristo, perché l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo», mentre parlando ai fedeli di lingua tedesca, il Pontefice ha invitato a pregare affinché «possiamo comprendere sempre meglio la Parola di Dio e riconoscere ciò che egli ci chiede nelle situazioni concrete della nostra vita quotidiana». Lettura e conoscenza della Parola di Dio, ha proseguito nel messaggio ai polacchi, da promuovere attraverso «comunità e circoli biblici», ha sottolineato Prevost, che poi ha salutato ancora i pellegrini di lingua francese, inglese, spagnola, portoghese e cinese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA