Le suore di Ravasco star dei social: «Nei nostri reel un mondo di preghiere»

Con la loro semplicità le anziane religiose arrivano a migliaia di follower, che affidano a loro intenzioni, pesi e speranze. «Così anche noi, da tante persone che ci seguono, riceviamo del bene»
February 4, 2026
Le suore di “Casa San Giuseppe” a Raiano (L’Aquila)
Le suore di “Casa San Giuseppe” a Raiano (L’Aquila)
In pochi mesi sono diventate star sui social, con reel da milioni di visualizzazioni. Hanno 113mila seguaci su Instagram e oltre 43mila su Facebook, dove si presentano con una frase che sintetizza il senso della loro presenza sul web: «Preghiamo, perché pregare è amare». Infatti alle suore anziane e malate che vivono a “Casa San Giuseppe” a Raiano, in provincia de L’Aquila e nella diocesi di Sulmona (di cui aveva già parlato anche Guido Mocellin nella sua rubrica Missionari digitali, non interessano la notorietà mediatica o i numeri delle visualizzazioni, ma «evangelizzare e accompagnare i follower spiritualmente con messaggi o attraverso le telefonate. Ogni sorella ha un’agenda o un quaderno su cui vengono elencate le richieste di preghiera che ci arrivano», spiega suor Nayiby Jimenez, delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria chiamate suore di Ravasco dal cognome della fondatrice, la beata madre Eugenia che diede vita all’istituto religioso nel 1868 a Genova.
Ma com’è nato questo autentico fenomeno virale che vede protagoniste dell’account “Suore Ravasco Nayiby” una decina di consorelle autosufficienti e non, dall’ottantenne cieca suor Carla alla 99enne suor Mariachiara? Nel 2019 la colombiana suor Jimenez, oggi 45enne, è approdata alla casa di riposo in quel di Raiano, paese di circa 2.600 abitanti fra le montagne abruzzesi, per coordinarne la parte amministrativa e il personale laico che assiste ventidue consorelle giorno e notte. «A luglio dello scorso anno sul mio profilo Instagram ho pubblicato un video di suor Italia, che ha suscitato tenerezza: avevo ottanta follower, era un modo per condividere con le persone vicine la bellezza di queste sorelle in condizioni di fragilità. A settembre è stato il turno di suor Mariachiara, in passato vicaria dell’Istituto, che ha lanciato un invito: se avete bisogno di preghiere, mandateci un messaggio; il desiderio era far diventare questo luogo una casa di preghiera. Da lì migliaia di visualizzazioni e ad oggi quarantamila richieste di intercessione, quasi tutte per i propri familiari. Così abbiamo iniziato a fare reel in gruppo con le suore interessate, che danno testimonianza di fede e gioia», sempre con un pizzico di ironia e saggezza priva di retorica. In uno degli ultimi video una di loro dice: «Anche ballare è pregare» e poi si ritrovano in cappella, perché «ridiamo, ci divertiamo, ma il cuore resta prima di tutto nella preghiera».
La preoccupazione della madre generale suor Annamaria Lolli è stata anzitutto quella di tutelare le consorelle e quindi controllare i messaggi, che però nella maggioranza dei casi «sono molto cari e significativi. C’è chi ha scritto: “Questo mondo sta in piedi perché ci siete voi”, e poi “Complimenti, perché alla vostra età vi mettete in gioco”». Anche persone di altre religioni le seguono: «Un buddhista ha scritto che vederle gli riempie il cuore. Nei commenti, anche persone non credenti e giovanissime. Alcuni messaggi vengono letti durante l’incontro comunitario, comunque si trascrivono le intenzioni di preghiera che vengono distribuite: è un impegno che le accompagna durante tutta la giornata, così come quello di girare i video perché di pomeriggio facciamo delle prove sui copioni, poi registriamo e spesso ogni scena va ripetuta tante volte». E prima di pubblicare al mattino un reel, suor Jimenez lo fa vedere a ogni suora. Le più attive sono una decina: «Suor Anna Lilia cambia le parole e personalizza le frasi, suor Argentina ama ballare. Tutte sembrano rinate e molto più serene, lo dicono anche le dottoresse. Le persone del paese vengono a trovarle, in ospedale le infermiere si fanno i selfie con loro, anche i parenti sono contenti di questa notorietà». Che le ha portate anche in tv e sulle pagine del quotidiano britannico “The Guardian”.
Suor Nayiby si commuove se ripensa ai sorrisi emozionati delle sue consorelle e prova a dare una lettura di questo successo: «Pensiamo che il mondo abbia tanto bisogno di Dio, magari non di discorsi lunghi ma di cose concrete. Sono spontanee, semplici, senza filtri, hanno donato tanto e hanno ancora tanto da donare ma si ritrovano nascoste: in una società che ritiene gli anziani un peso, fanno un bene infinito incarnando l’amore di Cristo e rappresentano una bella risorsa, una fonte di evangelizzazione e di accompagnamento spirituale. Non vogliamo diventare intrattenimento ma testimoniare la nostra fede». Al tempo stesso, in un circuito virtuoso, «la gente sta facendo del bene a noi: riceviamo tantissimo affetto e per loro è fondamentale. Anche a me ha fatto bene spiritualmente, perché ho visto che esiste ancora tanto amore nel mondo».

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