Le suore di Ravasco star dei social: «Nei nostri reel un mondo di preghiere»
Con la loro semplicità le anziane religiose arrivano a migliaia di follower, che affidano a loro intenzioni, pesi e speranze. «Così anche noi, da tante persone che ci seguono, riceviamo del bene»

In pochi mesi sono diventate star sui social, con reel da milioni di visualizzazioni. Hanno 113mila seguaci su Instagram e oltre 43mila su Facebook, dove si presentano con una frase che sintetizza il senso della loro presenza sul web: «Preghiamo, perché pregare è amare». Infatti alle suore anziane e malate che vivono a “Casa San Giuseppe” a Raiano, in provincia de L’Aquila e nella diocesi di Sulmona (di cui aveva già parlato anche Guido Mocellin nella sua rubrica Missionari digitali, non interessano la notorietà mediatica o i numeri delle visualizzazioni, ma «evangelizzare e accompagnare i follower spiritualmente con messaggi o attraverso le telefonate. Ogni sorella ha un’agenda o un quaderno su cui vengono elencate le richieste di preghiera che ci arrivano», spiega suor Nayiby Jimenez, delle Figlie dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria chiamate suore di Ravasco dal cognome della fondatrice, la beata madre Eugenia che diede vita all’istituto religioso nel 1868 a Genova.
Ma com’è nato questo autentico fenomeno virale che vede protagoniste dell’account “Suore Ravasco Nayiby” una decina di consorelle autosufficienti e non, dall’ottantenne cieca suor Carla alla 99enne suor Mariachiara? Nel 2019 la colombiana suor Jimenez, oggi 45enne, è approdata alla casa di riposo in quel di Raiano, paese di circa 2.600 abitanti fra le montagne abruzzesi, per coordinarne la parte amministrativa e il personale laico che assiste ventidue consorelle giorno e notte. «A luglio dello scorso anno sul mio profilo Instagram ho pubblicato un video di suor Italia, che ha suscitato tenerezza: avevo ottanta follower, era un modo per condividere con le persone vicine la bellezza di queste sorelle in condizioni di fragilità. A settembre è stato il turno di suor Mariachiara, in passato vicaria dell’Istituto, che ha lanciato un invito: se avete bisogno di preghiere, mandateci un messaggio; il desiderio era far diventare questo luogo una casa di preghiera. Da lì migliaia di visualizzazioni e ad oggi quarantamila richieste di intercessione, quasi tutte per i propri familiari. Così abbiamo iniziato a fare reel in gruppo con le suore interessate, che danno testimonianza di fede e gioia», sempre con un pizzico di ironia e saggezza priva di retorica. In uno degli ultimi video una di loro dice: «Anche ballare è pregare» e poi si ritrovano in cappella, perché «ridiamo, ci divertiamo, ma il cuore resta prima di tutto nella preghiera».
La preoccupazione della madre generale suor Annamaria Lolli è stata anzitutto quella di tutelare le consorelle e quindi controllare i messaggi, che però nella maggioranza dei casi «sono molto cari e significativi. C’è chi ha scritto: “Questo mondo sta in piedi perché ci siete voi”, e poi “Complimenti, perché alla vostra età vi mettete in gioco”». Anche persone di altre religioni le seguono: «Un buddhista ha scritto che vederle gli riempie il cuore. Nei commenti, anche persone non credenti e giovanissime. Alcuni messaggi vengono letti durante l’incontro comunitario, comunque si trascrivono le intenzioni di preghiera che vengono distribuite: è un impegno che le accompagna durante tutta la giornata, così come quello di girare i video perché di pomeriggio facciamo delle prove sui copioni, poi registriamo e spesso ogni scena va ripetuta tante volte». E prima di pubblicare al mattino un reel, suor Jimenez lo fa vedere a ogni suora. Le più attive sono una decina: «Suor Anna Lilia cambia le parole e personalizza le frasi, suor Argentina ama ballare. Tutte sembrano rinate e molto più serene, lo dicono anche le dottoresse. Le persone del paese vengono a trovarle, in ospedale le infermiere si fanno i selfie con loro, anche i parenti sono contenti di questa notorietà». Che le ha portate anche in tv e sulle pagine del quotidiano britannico “The Guardian”.
Suor Nayiby si commuove se ripensa ai sorrisi emozionati delle sue consorelle e prova a dare una lettura di questo successo: «Pensiamo che il mondo abbia tanto bisogno di Dio, magari non di discorsi lunghi ma di cose concrete. Sono spontanee, semplici, senza filtri, hanno donato tanto e hanno ancora tanto da donare ma si ritrovano nascoste: in una società che ritiene gli anziani un peso, fanno un bene infinito incarnando l’amore di Cristo e rappresentano una bella risorsa, una fonte di evangelizzazione e di accompagnamento spirituale. Non vogliamo diventare intrattenimento ma testimoniare la nostra fede». Al tempo stesso, in un circuito virtuoso, «la gente sta facendo del bene a noi: riceviamo tantissimo affetto e per loro è fondamentale. Anche a me ha fatto bene spiritualmente, perché ho visto che esiste ancora tanto amore nel mondo».
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