Donne sulle due ruote, tra libertà e solidarietà
Nel libro “Vespiste e motocicliste” di Paola Scarsi i racconti di chi ha trasformato una passione in missioni sociali e sostenibilili

C’è una donna che in Vespa da sola sta facendo il giro del mondo. Un’altra che sulle due ruote porta farmaci, latte per neonati, pacchi alimentari e beni di prima necessità a chi non può uscire di casa e chi si è inventata una strategia per permettere anche alle persone con diverse disabilità di tornare in sella. Che si tratti di vespiste o motocicliste, tutte queste appassionate non solo hanno trasformato le due ruote in un mezzo di solidarietà o libertà, ma con le loro scelte vogliono lanciare un messaggio soprattutto alle donne. «Sperano che altre possano trovare e provare la stessa gioia che provano loro viaggiando sulle loro moto», racconta ad Avvenire Paola Scarsi che queste e altre testimonianze le ha raccolte nel suo libro dal titolo “Vespiste e motocicliste. Donne con una marcia in più“, edito da Erga.
Per Paola Scarsi – 68enne giornalista fotografa e motociclista – la Vespa non è solo un mezzo di trasporto, ma un’eredità impressa nel Dna di famiglia. Nata a Genova, dove c’era la sede generale Piaggio, ha lavorato per anni come grafica nell'ufficio pubblicità dell'azienda. In più suo padre è l'autore del manifesto storico degli anni '60 che ritrae l’elefantino sulla Vespa. Nonostante oggi guidi una Bmw 650, Scarsi rivendica con orgoglio di viaggiare con «l’animo della vespista», un approccio che predilige la lentezza e la scoperta. «Io vado in moto lenta, mi guardo intorno, non mi piace correre, non faccio le autostrade», spiega l’autrice, sottolineando come la sua filosofia sia condivisa dalle molte donne incontrate nel suo viaggio letterario. Secondo Scarsi, l'approccio femminile alle due ruote si distingue infatti da quello maschile: «Nelle donne intervistate ho notato sempre una maggiore attenzione ai particolari e al mondo esterno, a cosa c’era intorno a loro durante i viaggi che hanno compiuto. Non ce n'è nessuna che mi abbia parlato delle prestazioni e la potenza del veicolo, per esempio».
Tra le storie più significative raccolte nel volume spicca quella di Sandra Paola Carozzi. Infermiera in pensione e donna dalla corporatura minuta, dopo aver percorso 365mila chilometri in coppia con il marito, ha dovuto affrontare la sua perdita. Ma non si è arresa: «È partita da sola per il giro del mondo in Vespa, dimostrando che anche con questo mezzo si può fare». C’è poi chi, come Valentina Bruno, ha scelto la strada della sostenibilità, attraversando l’Italia con una moto elettrica, anche per sensibilizzare sulla necessità di infrastrutture di ricarica. Con la sua impresa ha provato a promuovere una nuova visione di viaggio, in cui il silenzio del motore elettrico diventa un valore aggiunto perché permette di addentrarsi nella natura e riuscire a osservare animali che il rombo invece metterebbe in fuga, e in cui «il tempo della ricarica della batteria può essere sfruttato per esplorare il territorio». Il libro è anche un compendio di solidarietà. Per esempio, Pina Serra, nota come “VesPina”, ha trasformato la sua passione in una missione per l’Unicef, portando a termine una “staffetta delle pigotte per la pace” attraverso ogni regione italiana. Un impegno civile che ricalca quello di Chiara Valentini, ex campionessa che in sella ha vinto titoli europei e nazionali. Insieme al marito Emiliano, un motociclista che ha perso una gamba, ha fondato un’associazione per persone con disabilità: «Insieme hanno permesso a oltre 500 persone di andare in sella, mettendo a disposizione moto adattate a diversi tipi di disabilità. Sono mezzi dai costi proibitivi, ma necessari per poter sostenere le prove di guida e ottenere il patentino». E poi c’è Maria Sara Feliciangeli che «non guida né la moto né la Vespa ma che con le due ruote ha creato un qualcosa di immenso, l’associazione Angeli in Moto i cui soci, motociclisti e motocicliste, portano beni di prima necessità a chi ne ha bisogno fino a casa. Per questo impegno sociale Maria Sara è stata anche insignita dell’Onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana». Oltre i confini nazionali si muovono invece le storie di Julia della Putta e Silvia Giannetti. La prima, comandante d’aereo e motociclista, ha scelto di donare la sua moto all’Africa anziché venderla, «sapendo che lì c’era chi ne aveva più bisogno». La seconda, unica italiana sul podio della Parigi Dakar, organizza dal 2018 il Social Tour Perú: «Con questa iniziativa porta sussidi scolastici ai bambini e insegna anche ai campesinos locali come usare e manutenere in sicurezza i propri mezzi».
Infine, Scarsi stessa, che ci racconta tutte queste storie sperimenta ormai da molti in prima persona questa libertà del viaggio, come quando ha passato otto giorni in Provenza, tra campi di lavanda e grano: «Per me la moto è questo, è gioia». Ed è proprio questa felicità contagiosa il messaggio finale del libro, riassunto perfettamente nella frase di Christa Solbach nella postfazione: «Io posso, voi potete». Un invito rivolto a tutte le donne affinché possano trovare il coraggio di mettersi in strada e provare la stessa emozione di chi ha già scoperto che la vita, su due ruote, ha davvero una marcia in più.
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