La rinascita e la festa per gli 600 anni. Perché la Madonna di Monte Berico è così importante per Vicenza
di Romina Gobbo, Vicenza
A sei secoli dall’apparizione della Madonna un anno giubilare. Oggi la Messa col cardinale Parolin che apre le celebrazioni nel Santuario di Monte Berico

Sarà il cardinale Pietro Parolin oggi ad aprire a Vicenza, sua diocesi di origine, l’Anno Giubilare Mariano e della Rinascita, che celebra i seicento anni (1426-2026) dall’apparizione della Madonna, sul Colle Berico, alla contadina Vincenza Pasini. Una devozione, la sua, respirata fin dai primi respiri. «Posso dire che è entrata in me con il latte materno. All’epoca, per quasi tutti i vicentini, era parte della trasmissione della fede». Alle 15, il segretario di Stato vaticano presiederà la solenne celebrazione eucaristica nel Santuario di Santa Maria di Monte Berico, che è dedicato alla Madonna della Misericordia. L’iconografia è esplicativa: un ampio mantello, con il quale Maria protegge la città sottostante. Un’immagine utilizzata anche nel logo del Giubileo, realizzato dai bambini delle scuole vicentine.
Il 7 marzo 1426, mentre l’epidemia di peste metteva in ginocchio la città, la Vergine apparve a una popolana, il cui nome, tramandato dalla tradizione, è Vincenza Pasini, e le chiese di costruire un tempio sul Colle Berico. Dopo una seconda apparizione, l’invito fu accolto e, il 25 agosto 1428, iniziarono i lavori. E quel giorno la peste cessò. Per i Servi di Maria, che da allora prestano servizio al Santuario, fu subito chiaro che quel «tempio sarebbe diventato un baluardo di luce e consolazione per il popolo in cammino». Questo legame con la comunità vicentina non è mai venuto meno, tanto che dal 1978 – per volere di papa Paolo VI - la Madonna di Monte Berico è patrona della diocesi e della città di Vicenza. E l’8 settembre, giorno festivo per la Natività della Beata Vergine Maria, su quel colle i pellegrini salgono già alle prime luci del giorno.
«L’apparizione di Maria a una donna semplice, di campagna, ha permesso ai fedeli, ogni qualvolta ne hanno sentito il bisogno, di guardare in alto verso questo colle. In un certo senso, hanno potuto così uscire dalla condizione di sofferenza, di fatica, di fragilità e di morte in cui erano immersi – dice il vescovo di Vicenza, Giuliano Brugnotto –. L’anniversario ci chiede di ritrovare quel movimento dello sguardo verso l’alto in questo tempo segnato anche per noi da grandi sfide. Penso, in modo particolare, alla condizione degli anziani che vivono spesso la solitudine. Penso all’inquinamento di questo nostro territorio – i Pfas nelle acque, la ridotta qualità dell’aria –, penso alla sofferenza demografica, e alle comunità cristiane che, soprattutto da dopo la pandemia, patiscono una sorta di chiusura, forse anche di tristezza. Il guardare a Maria riconduce a Gesù e permette di ritrovare la speranza».
Il progetto dell’Anno Giubilare è condiviso fra diocesi di Vicenza, Servi di Maria, Comune e Provincia di Vicenza e Regione del Veneto. Gli eventi celebrativi si susseguiranno per tutto l’anno. Sul fronte religioso, sono programmati giubilei per gli ammalati, per i consacrati, per i ministri ordinati – presbiteri e diaconi –, per le famiglie, per il volontariato. Altre iniziative sono più di carattere artistico e culturale. Particolarmente significativo il Congresso Mariologico Mariano Internazionale ora in corso (6, 7 e 8 febbraio) dal titolo “Maria Madre di Misericordia tra pietà popolare e rinascita delle comunità”, promosso dalla Pontificia Academia Mariana Internationalis (Pami). Tra i relatori, anche il vicedirettore dell’Istituto superiore di Scienze religiose di Vicenza, don Nicola Spinato: «Negli atti del Processus istruito nel 1430 a Vicenza, a seguito delle apparizioni, la Vergine viene definita “Gloriosissima Virgo Dei Mater Misericordiarum fons, his infelicitatibus compatiens” – spiega –. È dunque comprensibile che, quando la città si trovò a dare un volto alla Madre di Dio per il nuovo tempio, la scelta ricadesse su un modello iconografico già noto e condiviso. Le apparizioni alla Pasini, nelle quali la Vergine prometteva rifugio al popolo vicentino in un tempo di calamità, rese naturale riferirsi alla spiritualità e all’iconografia della Mater Misericordiae, che divenne il fulcro della pietà dell’intera comunità vicentina nei secoli a venire».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






