Il paesino cancellato dalla frana e la rinascita (con la chiesa al centro)

C'è l'intenzione di ricostruire anche gli spazi per la parrocchia nel futuro di Blatten, centro del Cantone Vallese distrutto lo scorso 28 maggio da un evento catrastofico
February 7, 2026
Una vista di Blatten, nel Canton Vallese, prima della frana del 28 maggio 2025. Al centro è visibile la chiesa cattolica, anch'essa cancellata dal disastro
Una vista di Blatten, nel Canton Vallese, prima della frana del 28 maggio 2025. Al centro è visibile la chiesa cattolica, anch'essa cancellata dal disastro
Circa 9 mesi fa un'enorme frana, staccatasi dal ghiacciaio sovrastante il centro abitato, ha cancellato gran parte di Blatten, paesino di 300 abitanti del Canton Vallese, in Svizzera. Ora le autorità stanno mettendo mano alla ricostruzione con un progetto che prevederà anche una nuova chiesa. A raccontarlo è Kath.ch, portale della Chiesa cattolica svizzera, che riporta le voci della comunità parrocchiale in un articolo pubblicato in questi giorni, nel quale si parla di una raccolta fondi già avviata e della ferita lasciata dalla distruzione, assieme alle case, anche dall'edificio di culto. Un segno fondamentale di rinascita, quindi, per la comunità cattolica, che, come racconta il referente del Consiglio pastorale, Hans‑Anton Ebener, per ora continua a ritrovarsi per la Messa e per i momenti di vita ecclesiale nei centri vicini.
La frana che ha travolto Blatten lo scorso 28 maggio / ANSA
La frana che ha travolto Blatten lo scorso 28 maggio / ANSA
Gli abitanti originari, circa trecento, vivono oggi a Ferden, Kippel e Wiler, e lì mantengono vivo anche la vita di fede, pur non avendo una chiesa o un centro parrocchiale propri. La perdita non è solo edilizia: nessun oggetto liturgico è stato finora recuperato e la speranza di ritrovare qualcosa sotto detriti e ghiaccio si fa esile con il passare dei mesi. Ma al lutto si affianca una determinazione pacata: «La parrocchia di Blatten vive», recita il titolo di un altro articolo di Kath.ch che racconta come nel paesino si sia celebrato il Natale. Questa vitalità è ora alimentata dalla speranza di rivedere - anche se non in tempi brevi - una propria chiesa ricostruita. D'altra parte, da queste parti la resilienza, anche quella della vita di fede, è una cifra ben radicata: la stessa chiesa distrutta dalla frana del 2025 era un edificio ricostruito nel 1985 dopo un'altra frana.
Il cantiere della speranza, tuttavia, procede per passi obbligati. Prima di disegnare il progetto della chiesa, le autorità devono definire il tracciato della nuova strada cantonale verso la Fafleralp, anch’essa lesionata dalla frana: solo quando la viabilità sarà fissata, la pianificazione comunale potrà individuare la parcella idonea e stabilire il nuovo assetto del centro. Nella mappa delle pericolosità aggiornata, circa il 70% del territorio comunale di Blatten ricade in zona rossa e non è edificabile; nel perimetro del vecchio nucleo, però, resta una quota di suolo potenzialmente utilizzabile, ed è lì che la comunità immagina il nuovo punto d’incontro, con la chiesa e un sala multifunzionale al servizio sia delle attività parrocchiali sia della vita civile.
Il calendario ipotizzato parla la lingua della prudenza e insieme della fiducia: l’avvio dei lavori stradali è atteso per la primavera, il completamento entro la fine del 2027, quindi il 2028 per l’apertura dei cantieri degli edifici pubblici, con l’obiettivo – se le condizioni lo permetteranno – di iniziare nello stesso anno anche la costruzione della chiesa o, in alternativa, nel 2029. Il desiderio che accompagna questo percorso è concreto: arrivare alla consacrazione entro il 2030, restituendo alla comunità un luogo di preghiera e di identità.
Sul versante economico, le basi sono già solide, nota ancora Kath.ch. L’antica chiesa era assicurata e le donazioni raccolte superano 1,5 milioni di franchi, con una generosità che ha coinvolto molte comunità – cattoliche e riformate – in un abbraccio ecumenico che sostiene il cammino verso la ricostruzione. Blatten rinasce così nella trama di decisioni tecniche e atti amministrativi necessari, ma soprattutto nella tenacia di un popolo che, mentre attende il nuovo paese, custodisce la memoria e costruisce il futuro. E nel disegnare quel futuro, al centro non c’è soltanto la ripartenza di case e strade: c’è la chiesa, come casa di tutti, chiamata a diventare nuovamente il segno quotidiano di una comunità che non si lascia sradicare.

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