venerdì 11 agosto 2017
«Ho imparato l’italiano grazie ai volontari del centro di accoglienza»
Sono operaio a Verbania e adesso spero di sposarmi

Per molti il rientro dalle ferie talvolta è “traumatico”. Ma il prossimo mese di settembre sicuramente non lo sarà per il maliano 24enne Balla Keita che vive a Verbania, in Piemonte. «Ritornerò a lavorare in fabbrica ma stavolta con il contratto a tempo indeterminato». Niente male per chi è arrivato tre anni fa sulla costa siciliana di Pozzallo (Ragusa) con uno dei tanti barconi e in condizioni disumane. Ora Keita, (cognome) omonimo dell’attaccante della Lazio – «purtroppo non siamo parenti», dice – è diventato un operaio specializzato in un’azienda che produce rubinetti nella città lacustre. Dall’azienda ci fanno sapere che la mansione svolta da Balla (ovvero la spazzolatura decorativa di componenti in acciaio inox) è determinante e insostituibile per l’intero ciclo produttivo. Keita all’arrivo nella Penisola non parlava neanche una parola d’italiano, ora riesce a dialogare senza troppa difficoltà. «L’Italia è bella come un’opera d’arte», ci dice, lui che tra l’altro porta anche il nome di un pittore tornese che fu un esponente di spicco del futurismo, «ho imparato l’italiano grazie ai volontari che venivano al centro di accoglienza». Il ragazzo dal nome e cognome d’arte dopo essere scappato dalla guerra civile attraversando prima l’Algeria e poi la Libia è riuscito a trovare serenità in Italia. E in attesa di regolamentare definitivamente il suo status altro non desidera che diventare italiano «così potrò studiare come ogni normale cittadino e chissà, magari sposare un’italiana».

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