venerdì 26 luglio 2013
​Beppe Fiorello: deporrei sui fondali il Nobel dato a questo popolo. Il vero insegnamento? «Non restare mai immobili davanti a un crimine contro i diritti umani».
Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini dei lampedusani che in una notte del 2011, mentre le loro coste venivano "invase" da centinaia di naufraghi, creavano non muri di difesa, ma una catena umana per salvarli dalle onde. Immagini che allora hanno fatto il giro del mondo. Ma poi, calato il silenzio, i lampedusani hanno continuato così, senza porsi domande: le polemiche semmai dopo, prima si salvano gli uomini. Ricorda bene quelle immagini l’attore siciliano Giuseppe Fiorello, noto per numerose intense interpretazioni (da Salvo D’Acquisto, a san Giuseppe Moscati, a Domenico Modugno...).Tutto questo merita un Nobel per la Pace, come da più parti si sta ormai proponendo?Sono convinto sia arrivato il momento di dire al mondo che i siciliani in generale non hanno mai perso la storica natura di gente di frontiera, pronti ad accogliere il mondo: lo abbiamo sempre fatto e sempre lo faremo. È il momento di dire anche che la Sicilia è molto altro e non solo uno stereotipo, come piace pensare a molti stranieri, perché gli onesti e civili sono la maggioranza... Dico assolutamente sì all’idea del Nobel, ma penso lo si debba doverosamente riconoscere anche a Linosa: non si può non ricordare che Linosa molto spesso è il primo approdo per i naufraghi.Certe scene di accoglienza e condivisione del poco che si ha mi hanno fatto pensare a quanto avvenuto nella notte all’Isola del Giglio con i naufraghi della Costa Concordia: lei che viene da una (grande) isola, pensa che il vivere in mezzo al mare renda più consci del fatto che nella vita siamo tutti un po’ "isolati" e naufraghi?Sì, io penso che l’istinto di porgere una mano a chi sta per morire in mezzo al mare appartiene per natura a chi vive nel mare giorno per giorno. Voglio però sperare che Lampedusa/Linosa siano un esempio per il genere umano nella sua interezza, per chi si imbatte nelle ingiustizie quotidiane. La gente di Lampedusa e Linosa offre un forte insegnamento di fratellanza: tendere una mano e non rimanere immobili davanti a un crimine contro i diritti umani di ogni genere dev’essere il valore più importante da veicolare e promuovere in questo momento. Come ha conosciuto Lampedusa?La prima volta fu in occasione di un film girato a Linosa: inevitabilmente approdai prima a Lampedusa. Poi la visitai di nuovo in occasione della manifestazione di Claudio Baglioni e devo dire che il fascino di Lampedusa è sotto gli occhi di tutti, la sua stessa forma geografica la rende unica al modo... Linosa e Lampedusa: la bellezza dell’una dipende dal fascino dell’altra e viceversa.Il Papa, con la sua visita a sorpresa sull’isola, ha allargato gli orizzonti, invitandoci a guardarci sempre negli occhi senza distinzioni, solo in quanto esseri umani.Vedere il Papa sull’isola mi ha fatto un piacere immenso. Questo Papa osserva tutto, anche gli ultimi della fila, anzi, lui guarda soprattutto loro. Mi ha fatto capire il senso vero della Chiesa, che è andare incontro alla gente: è Dio che va verso il popolo e tende una mano, senza nemmeno attendere che sia lui a venire a cercarLo la domenica a messa. Ha anche parlato di "globalizzazione dell’indifferenza": siamo così abituati alle notizie tragiche che il cuore è anestetizzato anche di fronte a ventimila annegati in quel mare.L’indifferenza in ogni epoca è stata – ed è ancora – uno dei mali più gravi per l’umanità, abbiamo tutto e ci manca la cosa più importante, saper ascoltare gli altri. Ma non sempre l’omertà ha avuto il sopravvento su questi fatti terribili, ricordo ad esempio che un giornalista italiano, Gianni Maria Bellu, anni fa denunciò con forza la scomparsa nei fondali siciliani di migliaia di migranti partiti dallo Sri Lanka. Il dovere del giornalista è questo, saper dire la verità nel momento in cui ne viene a conoscenza, senza perdere tempo, e lui lo fece, grazie a un pescatore siciliano che a sua volta raccontò la verità su quel cimitero in fondo al mare.«Siamo ormai incapaci di piangere», ha ammonito Francesco. Giriamo canale e continuiamo a cenare. Non dovremmo tutti sentirci responsabili delle grandi ingiustizie nel mondo? Se nessuno è responsabile niente cambierà mai...Viviamo in un grande caos morale, dove tutti sono colpevoli e nessuno è colpevole, è questa la grande ipocrisia. Così stiamo creando un mondo codardo, privo di coraggio, in cui ci si nasconde di fronte al disagio degli altri, come non ci riguardasse. In realtà non ci vuole coraggio a guardare in faccia il dolore altrui e tendere una mano, basta riconoscere il valore umano, con semplicità.Lei è papà di due bambini. Come spiega loro il divario tra la nostra vita e quella di chi fugge verso le nostre spiagge?È capitato spesso di vedere con loro le immagini di immigrati che approdavano sulle coste italiane, così ho spiegato loro che sono persone in cerca di speranza, perché magari nei loro Paesi si combatte una guerra e si muore tutti i giorni. Ho ragionato con loro sul fatto che quella gente non avrebbe dovuto scappare dal proprio Paese perché ci era nata, però è stata costretta. I miei figli hanno 10 e 8 anni e con la spontaneità dei bambini mi hanno chiesto se non sarebbe stato più semplice farli arrivare con un aereo ed evitare loro tutta quella paura del mare... Non avevo risposte per spiegare a un bambino quanto è assurda la storia dell’umanità nelle mani di potenti che, per il potere di pochi, mettono in gioco la vita di milioni di esseri umani: è questa la vera questione, il potere e i soldi. La ricchezza di pochi per la morte di tanti. Lei personalmente non ha pensato di girare una fiction sul dramma ma anche sul miracolo bello dell’accoglienza?Ho avuto l’onore di interpretare "Terraferma", il film di Emanuele Crialese che ha raccontato con profondità il tema dell’immigrazione. È un film amato in molti Paesi del mondo. Il regista racconta chiaramente che la tempestività dell’uomo di mare spesso ha salvato la vita prima di qualsiasi istituzione. Inutile girarci intorno, abbiamo vissuto anni in cui le leggi erano inadeguate (parlo al passato perché voglio sperare che qualcosa stia cambiando). "Terraferma" è un film prodotto dalla Rai, mi aspetto quindi di vederlo presto in una prima serata in modo da trasmettere a un pubblico ancora più vasto il valore civile ed emotivo che ha suscitato. Per quando mi riguarda, poi, sono pronto a proporre un film importante proprio su questo tema, attendo un riscontro da parte della Rai.Se chiamassero lei a consegnare il Nobel ai lampedusani, come vorrebbe conferirlo? Nelle mani di chi e con quale motivazione? Mi perdoni se ora sarò poco realista e un po’ più visionario: sceglierei simbolicamente il mare, donerei il premio a lui, lo adagerei sul fondale tra Linosa e Lampedusa, e la motivazione sarebbe la seguente: "A tutti gli esseri umani, che hanno il diritto di sperare in una vita dignitosa e civile".
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