venerdì 15 settembre 2017
Il presidente del parlamento europeo: il trattato di Dublino può essere modificato entro un anno. Io candidato del centrodestra? No, resto in Europa
Tajani: «Ius culturae non sia tema elettorale»

«In Italia serve una competizione fra coalizioni guidate da forze espressione delle grandi "famiglie" europee». Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani "candida" Forza Italia a guida del centrodestra, ma esclude che possa toccare a lui: «C’è già Berlusconi - dice - e io sto bene dove sto». Quanto alla legge sulla cittadinanza, a suo avviso, sarebbe meglio rinviare: «Serve omogeneità in Europa, non può essere un tema da campagna elettorale».

Sui dati economici il governo è soddisfatto, senza trionfalismi.
I dati non lo autorizzerebbero. Bisogna dire la verità, mentre altrove la ripresa è iniziata, in Italia siamo nell’ultima fase della crisi e la ripresa è molto lenta. Anzi, bisogna evitare che si arresti.

L’Europa continua a chiedere interventi strutturali.
Serve una vera politica industriale, intervenire sull’accesso al credito, ridurre il cuneo fiscale, aiutare le imprese che assumono i giovani, pagare i debiti pregressi della P.A. verso le imprese. Serve - come in tutta Europa - una politica commerciale che difenda le imprese, finalmente vedo che si vuole rafforzare il controllo sugli investimenti extra-Ue. Serve soprattutto una strategia contro la disoccupazione giovanile, ma senza rafforzare l’impresa non si creano posti di lavoro.

Sull’immigrazione in Europa qualcosa si muove. Merito anche dell’iniziativa italiana?
Su nostra pressione è partita la procedura di infrazione sul ricollocamento verso Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, ma bisogna vedere ora gli sviluppi. L’inversione si è avuta quando la Germania si è resa conto del problema. Quando sono iniziati ad arrivare i migranti anche sul suo territorio si è decisa a sostenere la posizione italiana, poi si sono aggiunte Spagna e Francia. Non bastano i ringraziamenti di Junker all’Italia, serve che tutti gli Stati si impegnino sul serio.

Ma dagli incontri di Parigi un segnale di inversione è arrivato.
Sarò a Parigi la prossima settimana e vedrò Macron. Mi auguro che dopo le parole si passi ai fatti, ma vanno tenuti pressione tutti gli Stati membri, su breve, medio e lungo termine. Breve vuol dire ricollocamento, medio vuol dire riforma degli accordi di Dublino e chiusura del corridoio libico, tutelando nel contempo i diritti umani degli immigrati in Ciad, in Niger, lungo tutto il corridoio che porta in Libia e al Mediterraneo. Sul lungo termine, invece, serve un piano Marshall per l’Africa.

Da subito occorre rafforzare i corridoi umanitari.
Ne parleremo a Fiuggi, con la presenza di Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio. Ma è solo un aspetto, che riguarda i rifugiati. Poi ci sono i migranti economici, i quali - come dice il Papa - vanno accolti nei limiti in cui è possibile farlo. Per il resto servono dei piani di intervento in Africa, facendo tesoro degli errori fatti sulla cooperazione. Occorrono grandi investimenti, ma serve più controllo sui destinatari dei fondi. I campi inoltre non possono essere lager, ma operare sotto l’egida Onu, dando garanzie soprattutto sugli aspetti sanitari e sulla tutela dei bambini, col contributo delle polizie europee e anche dell’esercito dell’Unione africana, per evitare che imperversino trafficanti di droga e mercanti di esseri umani.

Lo ius culturae potrebbe slittare.
Sarebbe auspicabile. Non si può trasformare un tema come questo in uno scontro di campagna elettorale sui diritti delle persone, nel quale ognuno gioca a prendere voti, da una parte o dall’altra.

Ma sul principio è d’accordo?
C’è già una legge che interviene alla maggiore età, e non mi convince la proposta in discussione. La semplice nascita non dà garanzie, serve che si condividano le regole. Se - faccio un esempio - sei per l’infibulazione, o per la poligamia o costringi una bambina al matrimonio a 12 anni non puoi essere cittadino europeo. Perché col passaporto italiano lo si diventa. So bene che è una competenza nazionale, ma occorre che gli Stati membri trovino un’intesa. In un’area di libera circolazione delle persone servono regole omogenee sulla cittadinanza. Il tema va riproposto dopo il voto.

Serve più coordinamento anche sul terrorismo.
Certo. Proprio in questi giorni stiamo discutendo in parlamento europeo sugli strumenti che servono per favorire l’integrazione e prevenire la radicalizzazione.

Gentiloni torna a parlare di riforma degli accordi di Dublino.
C’è già una proposta della Commissione che sarà votata il 12 ottobre in Commissione libertà pubbliche, e per fine autunno ci sarà il voto definitivo di Strasburgo. Purtroppo però su questo gli Stati membri ancora dormono. Mi auguro che la posizione della Merkel, la spinta dell’Italia, la nuova posizione di Francia e Spagna possano smuovere le cose. Se ognuno farà la sua parte entro un anno, mi auguro, potremo avere la riforma di Dublino.

In Italia le forze più europeiste saranno costrette a dialogare?
In Italia serve una competizione seria fra due coalizioni, entrambe alternative al populismo di Grillo. Per questo la guida del centrodestra deve andare a Forza Italia. Perché la partita si vincerà al centro, ed è bene che al timone ci sia un partito come il nostro che si ispira ai principi liberali e cristiani, e al Partito popolare europeo di cui siamo orgogliosamente e convintamente membri.

Nessuno più di lei potrebbe sintetizzare questa linea politica.
Io? Il mio servizio all’Italia lo svolgo dove sto e dove intendo rimanere fino a fine mandato, nella primavera del 2019.

Ma se glielo chiede Berlusconi?
Ha già un candidato da mettere in campo, e si chiama proprio Silvio Berlusconi. No, la mia scelta non prevede "subordinate".

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