mercoledì 23 agosto 2017
L'appello universale del Papa scuote la politica. Il 12 settembre il nuovo tentativo dei capigruppo. Il Pd insiste, ma le opposizioni restano contrarie e i centristi sono divisi
Ansa

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L’impegno del governo, per bocca dello stesso presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, resta quello di far approvare la riforma in Senato entro l’autunno, a quasi due anni dal via libera in prima lettura a Montecitorio. Ma, al di là delle numerose dichiarazioni in sintonia con l’auspicio formulato da papa Francesco, i segnali concreti sul terreno della politica confermano come, con la legislatura a fine corsa e la campagna elettorale già alle porte, la gestazione del provvedimento che punta a introdurre lo ius soli e lo ius culturae sia complicata.

Con una parte del centrodestra, Lega in testa, che quotidianamente usa la questione migratoria come una clava per attaccare il governo, per l’esecutivo non è semplice muoversi su un terreno così delicato come quello del conseguimento della cittadinanza. Tanto più che nella stessa maggioranza non c’è un’intesa granitica: a luglio, la minaccia di Alternativa popolare di far mancare, durante l’esame del testo al Senato, i voti necessari a sostenere il governo, ha indotto il premier Gentiloni a prender tempo, optando per lo slittamento in autunno. Sul punto, ancora ieri Ap ha negato che esistano patti sottobanco in cambio di un’intesa col Pd per le regionali in Sicilia: «Il collegamento adombrato da Repubblica è surreale», smentiscono dal partito di Angelino Alfano.

In questo clima, l’orizzonte della riforma è nuvoloso. Fra le opposizioni di centrodestra, non sembrano ipotizzabili sponde o stampelle a soccorso della maggioranza: a parte Lega e Fratelli d’Italia, la cui ostilità alla riforma assume toni anche sopra le righe, dentro Forza Italia le voci contrarie si fanno sentire; alcune più sfumate, come quella del governatore della Liguria Giovanni Toti («Il magistero morale» del Papa è da rispettare, dice al Corriere della Sera, ma è «controproducente discutere di ius soli in un continente come l’Europa sotto attacco terroristico »); altre al vetriolo, come quella del vicepresidente del Senato, Maurizio Gasparri («È una legge scellerata, sarebbe la tomba politica di Gentiloni»).

Dal Pd, Vannino Chiti ribatte: «La destra è senza memoria storica, si oppone alla scelta di dare la cittadinanza ai bimbi nati e residenti nel nostro Paese. Gli emigranti italiani negli Usa, in Australia, America Latina l’ottennero».

Schermaglie a parte, qualcosa di più si capirà il 12 settembre, quando riaprirà l’aula del Senato e toccherà alla conferenza dei capigruppo fissare la calendarizzazione del testo. Sul piano politico, l’onere di tenere dritta la barra resta sulle spalle del Pd. Il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli parla di una legge necessaria: «Sono 820mila i ragazzi inseriti nel percorso scolastico: nati in Italia, studiano la nostra lingua, tifano le nostre squadre, mangiano i nostri cibi. Se lo ius soli non passa, subiremo una regressione».

IUS SOLI E IUS CULTURAE: COSA CAMBIERA' CON LA NUOVA LEGGE

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