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Il programma. Papa Francesco in Thailandia e Giappone, nel segno della pace

Gianni Cardinale, inviato a Tokyo mercoledì 2 ottobre 2019

I loghi del viaggio di papa Francesco in Thailandia e Giappone

Papa Francesco sarà in Asia a novembre per visitare due grandi Paesi, Thailandia e Giappone.

Papa Francesco arriverà in Thailandia il 20 novembre. Il giorno successivo la cerimonia di benvenuto e l’incontro con il primo ministro e le autorità. A seguirà la visita al patriarca supremo dei buddisti. Quindi la sosta al St. Louis Hospital. Nel pomeriggio il Pontefice incontrerà il re Maha Vajiralongkorn “Rama X”. Quindi presiederà la Messa nello Stadio nazionale. Il 22 novembre l’incontro con il clero e poi con i vescovi nel Santuario del Beato Nicholas Boonkerd Kitbamrung. Dopo il dialogo privato con i gesuiti, Francesco incontrerà i leader cristiani e di altre religioni alla Chulalongkorn University. Poi la Messa per i giovani nella Cattedrale dell’Assunzione. Il 23 novembre la partenza alla volta di Tokyo.
In Giappone a fare notizia in questi giorni è l’aumento dell’Iva locale, la vittoria con l’Irlanda ai Mondiali di rugby e i timori di un tifone che incombe dal sud. Ma nel piccolo gregge dei cattolici del Sol Levante e tra le autorità governative l’evento del giorno è la pubblicazione del programma ufficiale dell’attesa visita di papa Francesco. Già si sapeva che il Pontefice avrebbe toccato tre città, la capitale Tokyo e le due località note in tutto il mondo per essere state le uniche nella storia ad aver sofferto un attacco atomico: Hiroshima e Nagasaki. Ma ora la Sala Stampa ha diffuso le tappe di questa breve e intensa visita, la seconda di un vescovo di Roma dopo quella di Giovanni Paolo II nel 1981.

Francesco è atteso in Giappone per il 23 novembre. Arriverà da Bangkok, prima tappa del suo 32° viaggio internazionale. “Proteggere ogni vita” è il motto scelto. «Ci aspettiamo dal Papa un forte incoraggiamento a testimoniare la nostra fede in una società che ha tanti problemi riguardo alla vita: suicidi in aumento tra i giovani, aborti e poi la pena di morte che gode di un forte consenso popolare», spiega l’arcivescovo di Nagasaki, Joseph Mitsuaki Takami, che è anche il presidente della Conferenza episcopale che il Pontefice incontrerà appena arrivato.

Domenica 24 è il momento delle tappe di Nagasaki e Hiroshima. Nella prima città ci sarà il suo “messaggio sulle armi nucleari” all’Atomic Bomb Hypocenter Park e un omaggio al Monumento dei 26 martiri, con un suo saluto e la recita dell’Angelus. Dopo il pranzo in arcivescovado, la Messa allo stadio di baseball. Quindi la partenza in aereo per Hiroshima dove rivolgerà un messaggio all’Incontro per la pace al Memoriale della pace. Nagasaki e Hiroshima, città gemelle che hanno conosciuto la catastrofe epocale della bomba nucleare. È qui che in Giappone si aspettano messaggi potenti del Pontefice contro l’uso e anche il possesso delle armi atomiche.

In modo particolare lo attende Kiyomi Kono, l’anziana sopravvissuta che nell’Hiroshima Peace Memorial Museum, a pochi passi dalla spianata dove parlerà il Papa, racconta ai visitatori la sua storia. Lo fa concludendo sempre con la citazione delle parole pronunciate qui da Giovanni Paolo II nel 1981. «Sono contenta che verrà anche papa Francesco – ci dice –. Sono sicura che consegnerà un messaggio altrettanto forte soprattutto ai politici di tutto il mondo».

A Nagasaki poi Bergoglio incontrerà anche un suo confratello gesuita, padre Domenico Vitali, direttore del Museo dei martiri. Anche lui è convinto che il viaggio del Papa farà molto bene al Giappone e al mondo. «Aiuterà questo Paese – confida – a renderlo più cosciente del bene che può fare agli altri. E poi sarà un richiamo per i nostri cristiani che per 250 anni abbiamo tramandato la fede nonostante le feroci persecuzioni ma che ora abbiamo difficoltà a farlo». A fianco di padre Vitali c’è un suo collaboratore, Kazuo Miyata: è protestante, ma attende con entusiasmo «le parole di pace» di Francesco.

Il viaggio in Giappone si chiude a Tokyo. Qui il 26 novembre incontrerà le vittime del “triplice” (terremoto, maremoto e incidente nucleare) che ha devastato il territorio di Fukushima nel 2011. Quindi la visita privata all’imperatore Naruhito al Palazzo imperiale. Poi rivolgerà un discorso ai giovani nella Cattedrale di Santa Maria. E dopo pranzo celebrerà la Messa nel Tokyo Dome. Infine incontrerà il primo ministro Shinzo Abe e le autorità e il corpo diplomatico a Kantei.

Il governo giapponese è impegnato al massimo per la riuscita del viaggio, sottolineando i tradizionali ottimi rapporti con la Santa Sede e il forte impegno nel campo del disarmo nucleare. «Essendo l’unico Paese ad aver subito un attacco atomico – ci dice un funzionario del ministero degli Esteri – sentiamo come nostra la missione di realizzare un mondo libero dalle armi nucleari. E lo facciamo attraverso misure concrete, basate sulla cooperazione con tutti i Paesi, possessori e non».

L’ultimo giorno del suo viaggio Francesco lo dedicherà ai gesuiti, che hanno segnato in modo indelebile la storia del cristianesimo in queste terre. Il loro provinciale è oggi un suo ex allievo, padre Renzo De Luca. Già nel 1987 l’allora padre Bergoglio venne a trovarlo qui. Ma ora è diverso. Prima di rientrare in Italia il Pontefice presiederà la Messa in privato con i membri della Compagnia nella cappella della Sophia University. Infine l’incontro privato con il Collegio Massimo, dove visiterà anche sacerdoti anziani e ammalati. Qui troverà l’ex preposito generale padre Nicolas Pachon che ha scelto di passare gli ultimi anni della sua vita nella comunità che lo ha visto missionario per molti decenni.

Il messaggio per Nagasaki

«Usare l’energia atomica per fare la guerra è immorale». È la «verità» ribadita da papa Francesco in un messaggio per la televisione di Nagasaki Ktn. Parlando dei martiri in Giappone, ha confessato di pensare alla loro costanza nella fede «per difendere ciò in cui credevano»». Poi, passando all’«altro martirio», quello della bomba atomica, Francesco ha detto che il popolo nipponico «è stato capace di risorgere».