Il Papa: si coltivino dialogo e pace per Iran e Siria
di Matteo Liut
Leone XIV lancia un nuovo appello guardando al Medio Oriente. E ricorda il necessario impegno già in famiglia a costruire una cultura della riconciliazione radicata nel Battesimo

Nel giorno in cui la Chiesa celebrava la festa del Battesimo del Signore, il Papa ieri ha rimesso al centro il richiamo a una responsabilità condivisa nella costruzione di processi di pace. Un responsabilità che per i cristiani nasce proprio dal senso più profondo del primo dei sacramenti, il Battesimo, segno che introduce nella vita di quel Dio che cammina assieme all'umanità. Un appello particolare è arrivato da Leone XIV all’Angelus per il Medio Oriente e, in particolare, per l’Iran, dove le tensioni delle ultime settimane e la repressione delle proteste hanno riacceso la spirale di violenza. «Si coltivino con pazienza il dialogo e la pace, perseguendo il bene comune», ha detto il Pontefice affacciato alla finestra del Palazzo apostolico; un appello che ha incluso anche la Siria e l’Ucraina, con una richiesta perché cessino le violenze e si garantisca la tutela dei civili, mentre l’inverno aggrava la sofferenza della popolazione.
Queste parole – nette e senza giri di frase – non sono isolate. Nel magistero recente di papa Leone XIV tornano come un ritornello responsabile: cessate il fuoco dove si combatte, rispetto del diritto umanitario, negoziati veri. Obiettivi da sempre al centro dei pensieri di Prevost, in particolare per la Terra Santa e Gaza, ribaditi anche venerdì scorso davanti ai diplomatici accreditati presso la Santa Sede indicando, per la regione israelo‑palestinese, la prospettiva dei “due Stati”.
La fede, un bene necessario: la Messa in Sistina e i venti Battesimi
La mattina, nella Cappella Sistina, il Papa ha presieduto la Messa con il rito del Battesimo di venti neonati – dodici maschi e otto femmine, figli di dipendenti vaticani – riprendendo una tradizione che lega il Vangelo del Giordano alla nascita di nuovi cristiani nella famiglia della Chiesa. Nell’omelia, scandita da immagini semplici e forti, il Pontefice ha ripetuto che «la fede è più che necessaria per vivere», perché «con Dio la vita trova salvezza», affidando ai genitori la responsabilità di custodire e trasmettere questo bene essenziale. Le parole dell'omelia – «il Battesimo ci unisce nell’unica famiglia della Chiesa» e «i gesti del rito testimoniano perdono, luce, vita nuova» – hanno messo in luce la dimensione ecclesiale e domestica del Sacramento: appartenenza, cura, fedeltà. Una grammatica di relazioni che, nella visione del Papa, educa a un modo “disarmato” e responsabile di stare nel mondo: la prima palestra di pace.
L'Angelus: il Battesimo, radice di pace
A mezzogiorno, l’Angelus ha completato il quadro: il Battesimo – ha spiegato il Papa – è il segno che introduce alla vita nuova e che, «nelle ore buie, è luce; nei conflitti, è riconciliazione». Non un gesto intimistico, ma la fonte di una responsabilità pubblica dei credenti: rinnovare, nel tempo ordinario della storia, i gesti di servizio, prossimità, perdono. Da questa prospettiva esistenziale scaturisce il passaggio all’attualità: l’appello per l’Iran e la Siria, quindi per l’Ucraina, perché cessino le violenze e si intensifichino gli sforzi diplomatici. Un monito preoccupato ma anche "paziente": una linea che non cede alla rassegnazione né al clamore, ma chiede ai responsabili pubblici di farsi carico del futuro comune. «Prego per chi soffre», ha detto il Papa riferendosi in particolare ai bambini nati «in condizioni più difficili» e ricordando così al mondo che, mentre si decide a tavoli negoziali, intere famiglie sono provate dalle sofferenze provocate dai conflitti.
Questa attenzione agli ultimi e alla costruzione di una cultura di pace nasce proprio in famiglia, lì dove si ricevono le attenzioni fondamentali e i beni essenziali per la vita: per questo i genitori hanno una precisa responsabilità che abbraccia anche la dimensione spirituale dei figli: «Come da voi genitori hanno ricevuto la vita - ha sottolineato Prevost -, così ora ricevono il senso per viverla: la fede. Quando sappiamo che un bene è essenziale, subito lo cerchiamo per coloro che amiamo. Chi di noi, infatti, lascerebbe i neonati senza vestiti o senza nutrimento, nell’attesa che scelgano da grandi come vestirsi e che cosa mangiare?».
Pace e politica: l’«apprendistato» del Battesimo
C’è un nesso profondo tra la liturgia di ieri e la postura geopolitica vaticana. Il Papa non separa la teologia dalla storia: dice che Dio «non guarda il mondo da lontano», e chiede ai battezzati di fare lo stesso, stando “dentro” la realtà, senza disertarla. Per questo il Battesimo, nella sua riflessione è la radice di un’azione che non si lascia sedurre né dal fatalismo né dal fanatismo, ma che costruisce ponti e spazi di mediazione. È qui che la sua preoccupazione per l’Iran – tra proteste represse, vittime e arresti – va letta come appello a disinnescare l’escalation e a proteggere la società civile, aprendo “processi” (non scorciatoie) che assicurino dignità, diritti e sicurezza per tutti. Il lessico della «pazienza» non è inerzia: è la consapevolezza che le paci durature hanno tempi lunghi, regole chiare, garanzie condivise.
Un metodo in tre "mosse"
Ancora una volta, quindi, il Pontefice mette al centro tre precise attenzioni che devono stare al centro dei processi di pace: la centralità della persona (che implica l'imprescindibile salvaguardia dei civili); la scelta di seguire gli strumenti del diritto e dei negoziati (che non si riducano a una "sospensione delle ostilità"); l'impegno a fornire prospettive politiche, con assetti istituzionali che riconoscano le legittime aspirazioni dei popoli.
Nel passaggio dalla Sistina alla piazza, il messaggio di Leone XIV compone un’unica narrazione: il Battesimo come inizio di una vita capace di generare fraternità; la politica come arte di custodire la dignità dei popoli; la pace come cammino – non come evento – da costruire con perseveranza. Per l’Iran, per la Siria, per l’Ucraina, come per ogni terra ferita. È una strada esigente: rifiuta i colpi di teatro e cerca la sostanza delle garanzie. Ma è l’unica che non lascia il futuro in mano alle armi. E ieri, ancora una volta, il Papa l’ha indicata con la pazienza della fede e la lucidità del realismo
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