Chiesa

L'indagine. Calano i fedeli, ma papa Francesco resta un "faro"

Enrico Lenzi mercoledì 27 ottobre 2021

In uno scenario in cui la fede appare sempre più «incerta», la figura di papa Francesco sembra essere sostanzialmente il punto fermo e sicuro per credenti e non. Ben l’82,6% delle persone intervistate nell’ambito dell’inchiesta condotta da Roberto Cipriani sul mondo cattolico e sul ruolo della fede nella società italiana odierna, esprime un parere favorevole verso l’azione e la presenza del Pontefice argentino. Un giudizio positivo che affonda le proprie radici anche nell’atteggiamento e nel comportamento che papa Francesco ha mostrato sin dalla sua prima apparizione dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro la sera del 13 marzo 2013, con quel suo tono amichevole, legato al quotidiano partito con il saluto «fratelli e sorelle, buonasera». E le aspettative nei confronti dell’azione pastorale di papa Francesco appare molto elevata tra il campione sondaggiato. Tra i commenti registrati vi è anche quello dell’attesa di «una primavera della Chiesa » anche se - sempre secondo la maggioranza delle persone - «la forte volontà di dare una svolta alla Chiesa cattolica e alla Curia Romana» appare scontarsi con l’istituzione e gli uomini che la compongono. Eppure neppure per l’attuale Pontefice sono tutti aspetti positivi e vi sono risposte a volte contraddittorie. È il caso per esempio del 66,7% di intervistati che giudica positivamente l’impegno di Bergoglio nei confronti dei migranti, ma allo stesso tempo il 54,8% del campione condivide l’osservazione secondo la quale il Papa sarebbe più attento alle questioni sociali piuttosto che quelle spirituali. A questo si aggiunge anche un 55,6% che concorda sull’affermazione che il Pontefice con le sue idee «crea sconcerto e divisione all’interno della Chiesa », ma l’80,6% lo sostiene per le «aperture» nei confronti, ad esempio dei divorziati o degli omosessuali. Vi è anche un 51,7% che ritiene di essersi riavvicinato alla fede grazie all’azione di papa Francesco.

Una fotografia "problematica"

E se il Pontefice rimane una figura apprezzata e di riferimento, il resto dell’inchiesta di Roberto Cipriani, intitolata « L’incerta fede. Un’indagine quanti- qualitativa in Italia » (edito da Franco Angeli, pagine 504, euro 30), e presentata ieri - 26 ottobre - a Roma, scatta una fotografia piuttosto problematica per la fede nel nostro Paese. Il fattore religioso, infatti, non appare influire più di tanto nella ricerca della felicità degli intervistati, salvo risalire nell’interesse dei soggetti davanti all’esperienza del dolore o della morte. Se possiamo parlare di fede «incerta», possiamo anche aggiungere «ondivaga ». Il 65% del campione risponde «molto/abbastanza » sul fatto che la religione possa dare un senso alla vita, anche se quasi il 33% risponde di sentire la propria fede diminuita rispetto all’età adolescenziale. L’indagine di Cipriani prende come metro di paragone altre indagini sul tema svolte nel passato (1995) e così registra il passaggio dal 18,3 al 30% il vero e proprio abbandono della Chiesa, a fronte di un solo 13% di riavvicinamento. E se il 64,7% si dice contrario alla pena di morte, si assiste a un aumento dei favorevoli all’eutanasia che passano dal 22,5% del 1995 al 62,7% di oggi, i contrari passano dal 42,7 al 20,4 e gli indecisi scendono dal 34,8 al 16,9. Dati preoccupanti davanti all’ipotesi di una consultazione referendaria.

Solo il 28,6% crede nella vita eterna

Alla specifica domanda «cosa c’è dopo la morte?» il 19,5% dice nulla, il 21,6% non so, il 23,7% non si può sapere, il 28,6% parla di vita eterna e un 4,4% di reincarnazione. Anche la religiosità che resta non sempre si esplicita all’interno della comunità ecclesiale o partecipando ai momenti liturgici che fanno parte integrante del credere: solo un 14% si accosta alla comunione almeno una volta la settimana; l’8% solo a Natale o Pasqua; il 13,9 alcune volte l’anno, e il 27,5 mai (era il 19,7% nel 1995); alla Messa una volta alla settimana ci va il 22% del campione intervistato (era il 31%), il 30% mai, il 33% una volta l’anno e il 15% una volta al mese, confermando, dice la ricerca «una tendenza al decremento della frequenza regolare dei riti». Tendenza accentuata dopo le restrizioni imposte dalla pandemia. La Chiesa viene percepita non come popolo di Dio, ma come espressione della gerarchia. Si ha così un 26,5% che si definisce cattolico «ma a modo mio».