venerdì 12 ottobre 2018
Un libro ripercorre i cinquant'anni della regata che ogni anno anima Trieste. Mezzena Lona: «Una manifestazione che rappresenta la sintesi delle tante anime di questa straordinaria città»
Migliaia di barche della Barcolana nel Golfo di Trieste dominato dal castello di Miramare (Archivio Barcolana)

Migliaia di barche della Barcolana nel Golfo di Trieste dominato dal castello di Miramare (Archivio Barcolana)

«Era il 19 ottobre 1969, quando una cinquantina di scafi si allinearono sulla linea di partenza della prima Coppa d’autunno. Lottarono con le volubili condizioni meteomarine del Golfo di Trieste. Dapprima borino, poi levante, indi libeccio e ponente, seguiti dalla bonaccia. Certo, nessuno tra i protagonisti e gli organizzatori di quella prima edizione avrebbero potuto immaginare che, dopo mezzo secolo, la regata, nata quasi per caso dall’intraprendenza di un manipolo di appassionati sarebbe diventata la più grande del mondo». Dopo cinquant’anni la Barcolana è Un mare di racconti, che si possono leggere, sfogliare, ammirare, ascoltare, dalle pagine di un bel volume edito da Giunti (pagine 320, euro 38,00) e curato dal presidente della Società velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz, e dal giornalista e scrittore Alessandro Mezzena Lona, che ripercorre in maniera inedita e a più voci quella che per Trieste è una grande festa senza confini e frontiere. Ci sono immagini meravigliose delle barche, delle vele che colorano il golfo, ma anche le persone, i velisti professionisti come gli appassionati, che ogni anno, tutti sulla stessa linea di partenza affrontano i venti e i mari della Barcolana. Ci sono le testimonianze di chi ha partecipato a tutte le regate come Sandro Chersi e l’entusiasmo dei ragazzini alle prime prove. Ci sono i manifesti delle ultime edizioni come quello firmato da Maurizio Galimberti nel 2017 con le sue istantanee e quello del 2018 di Marina Abramovic con uno slogan potente: « We’re all in the same boat » (Siamo tutti nella stessa barca). Metafora. Qui, siamo anche tutti nello stesso mare, in duemila barche diverse, ma unite dallo stesso spirito: lo skipper campione del mondo come il velista della domenica. Uguali, fiancata “contro” fiancata.

«“Avresti potuto vedere il mare fiorire di vele”. Non è la descrizione poetica di una Barcolana; questa visione esce dallo stile di Catone il Vecchio, è il ricordo o il flash di una sua traversata in un’orazione del 191 o 190 avanti Cristo. La Barcolana, e in genere il mare di Trieste, potrebbero suggerire immagini del genere, ma la letteratura è stata spesso impari alla bellezza della gara e soprattutto alla fondamentale presenza ed esperienza del mare di Trieste, non solo crocevia fra Est e Ovest, come si è tante volte ripetuto, ma anche fra Nord e Sud, fra una solarità e un abbandono meridionali e una tortuosa malincònia Nordica. Altre città si trovano in riva a splendidi mari, ma poche conoscono come Trieste una simile diretta familiarità con il mare, una vicinanza e un contatto fisico, una frequentazione quotidiana». Così Claudio Magris. Ma ci sono anche Paolo Rumiz, Mauro Covacich, e molti altri come la danese Siri Ranva Hjelm Jacobsen. Tanti racconti per... raccontare – come sottolineato da Mezzena Lona durante la presentazione a Milano del libro realizzato con il sostegno delle assicurazioni Generali – «una manifestazione che rappresenta la sintesi delle tante anime di questa straordinaria città. La Barcolana è Trieste».

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