venerdì 12 ottobre 2018
Al via l’edizione numero 50 di quella che è diventata la più grande regata al mondo. Sport, solidarietà e l’anima di una comunità
Un momento della Barcolana nel Golfo di Trieste (Archivio Barcolana)

Un momento della Barcolana nel Golfo di Trieste (Archivio Barcolana)

Saranno le Frecce Tricolore, nel cielo di Trieste, a disegnare idealmente la linea di partenza della regata più grande del mondo, mentre al di sotto, sul mare, oltre duemila barche a vela di ogni dimensione e provenienza attenderanno allineate il colpo di cannone che darà il via a uno degli eventi sportivi più coreografici e spettacolari al mondo, la Barcolana, giunta alla sua cinquantesima edizione. Domenica mattina Trieste celebrerà le sue «nozze d’oro» con la storica regata, nata – come tutte le più belle cose – quasi per caso e in umiltà, quando nel 1969 la “Società Velica di Barcola e Grignano” ebbe l’idea di promuovere se stessa organizzando una piccola regata fuori dagli schemi: «Hai una qualsiasi barca a vela? Puoi partecipare», diceva allora il bando, in controtendenza con le regole dello yachting. Il vessillo della Società si ispirava alla bandiera della pace e l’obiettivo era radunare gli amanti del mare in un evento più spirituale che sportivo. Aderirono 51 barche e sembrò già un successo. Lo scorso anno erano 2.101 e fu record del mondo tra le regate a partenza singola, ovvero con tutte le imbarcazioni allineate per una partenza simultanea dal colpo d’occhio impressionante. «Siamo emozionati e felici – commenta il presidente della Barcolana, Mitja Gialuz – per questa edizione Trieste ha organizzato oltre 400 eventi in mare e a terra dedicati alla cultura, all’arte, all’ecologia, alle attività sociali ed educative. Un vero festival del mare che dura dieci giorni e culmina la domenica mattina. La parola d’ordine quest’anno è “coinvolgere”: la vela è per tutti, il mare è di tutti». Un motivo che riecheggia lo spirito dei fondatori di mezzo secolo fa e che si ritrova nel manifesto affidato all’artista montenegrina Marina Abramovic, il cui motto “We are all in the same boat”, siamo tutti sulla stessa barca, ci ricorda che navighiamo su un pianeta comune e che per custodirlo dobbiamo abbandonare gli individualismi, fare squadra, comportarci come fossimo parte di un unico equipaggio. Insomma, sarà anche la regata internazionale più affollata del pianeta, la Barcolana, ma di sicuro va ben oltre la sfida sportiva, anche se poi a renderla unica contribuiscono le caratteristiche tecniche che la contraddistinguono, prima tra tutte proprio quella partenza unica per velisti professionisti o semplici appassionati, campioni del mondo o sconosciuti, a bordo di piccole imbarcazioni o di velieri blasonati, tutti pronti a issare simultaneamente le vele alle 10.30 di domenica, appena il “nastro” di fumo disegnato dalla pattuglia acrobatica dell’Aeronautica militare (un tricolore lungo tre chilometri, tra il Faro di Barcola e il Castello di Miramare) si sarà dissolto nel cielo.

A seguire l’impresa dei 25mila velisti, in pratica un’intera città di medie dimensioni trasferita sulle acque di Trieste, saranno oltre 300mila spettatori, distribuiti nei numerosi punti da cui la felice conformazione del golfo giuliano permette una vista mozzafiato, lungo le Rive cittadine o invece sulle alture del Carso. Novantatré Paesi dei cinque continenti vedranno il tutto in diretta televisiva e in streaming, ma il primo pubblico della Barcolana – assicurano a Trieste – sono i proprietari delle imbarcazioni, gli armatori, uomini che ogni anno a ottobre affrontano una navigazione autunnale per risalire l’Adriatico e raggiungere il Golfo: mezzo migliaio si sono mossi per tempo partendo dalle regioni più lontane, fin dagli antipodi della Terra, il resto, la gran parte, arriva dalla costa giuliana e da quella veneta, oltre che dalla Slovenia e dalla Croazia. C’è chi partecipa per vincere, è naturale, (lo scorso anno, in una sfolgorante giornata di vento, il primo a tagliare il traguardo è stato lo “Spirito di Portopiccolo” dei fratelli Furio e Gabriele Benussi, in un’ora e 12 minuti). Ma «la cosa unica al mondo è vedere le bagnarole in legno di pochi metri di fianco a imbarcazioni in carbonio da decine di milioni di euro, equipaggi che veleggiano suonando la fisarmonica e brindando a vino, accanto ai mostri sacri della vela internazionale e ai campioni del mondo, e tra i due estremi c’è tutta la gradazione di ogni tipo di barche. La più famosa è il Nibbio, l’unica ad aver partecipato alle 50 edizioni», racconta Pietro Perelli, membro del Comitato organizzatore. «I primi in genere arrivano in meno di un’ora, gli ultimi anche fuori tempo massimo, nel pomeriggio, ma tutto dipende dal meteo, ogni Barcolana è unica e irripetibile».

Trieste dà il meglio di sé nei giorni di bora, quando il mare è quasi nero, e tra le raffiche che lo increspano di bianco le barche volano per 13 miglia verso un traguardo che più scenografico non potrebbe essere, di fronte a piazza Unità d’Italia, famosa per i suoi tre lati costituiti da candidi palazzi austriaci e il quarto dal mare aperto. È la regata dei record, così ricca e varia che è quasi impossibile raccontarla. Ma a renderla davvero speciale forse è la “Barcolana by Night” del sabato sera, la gara per il sociale disputata tra dieci imbarcazioni abbinate alle principali onlus attive sul territorio, di cui inalberano trionfalmente il logo. Domani, quando il sole sarà appena tramontato, sulla riva di piazza Unità d’Italia davanti a migliaia di spettatori dieci equipaggi gareggeranno a sostegno di associazioni che tutto l’anno lottano per garantire cure e ricerca contro le più gravi malattie. Un’idea nata nel 2010 da Perelli stesso, che è medaglia d’oro al Valore atletico e, dopo anni di vittorie in squadre nazionali e campionati mondiali, ha deciso di “virare” su altri campioni della vita: «Tutto è iniziato qualche anno fa quando io e mia moglie abbiamo pensato di partecipare alla Barcolana classica con un equipaggio tutto di persone affette da sclerosi multipla. Arrivammo 23esimi in assoluto e primi della nostra categoria. Quest’anno correremo “by Night” per Airc e la ricerca sul cancro. Barcolana è tutto questo e molto altro ancora…».

© Riproduzione riservata

ARGOMENTI: