giovedì 18 maggio 2017
Il cantante di Soundgarden aveva 52 anni. Si sarebbe tolto la vita. La band di Seattle, insieme a Nirvana e Pearl Jam, ha rivoluzionato la storia del rock
Chris Cornell in una foto del 2009 (Ansa/Epa/Valerie Kuypers)

Chris Cornell in una foto del 2009 (Ansa/Epa/Valerie Kuypers)

Improvvisa e inaspettata, la morte di Chris Cornell ha lasciato senza parola il mondo del rock. Il cantante dei Soundgarden, una voce di rara potenza e duttilità, determinante per il successo del grunge all'inizio degli anni '90, è scomparso ieri notte all'età di 52 anni, poche ore dopo aver cantato con la band a Detroit. Si ritiene che si tratti di suicidio. Lo afferma il medico legale della polizia cittadina, intervenuta dopo il ritrovamento del corpo senza vita nella camera d'albergo da parte di un amico. Ma per averne la certezza occorre attendere che si concludano gli accertamenti di laboratorio. Restano da capire, nel caso, le motivazioni del gesto. Nessuna dipendenza nota, nessuna tendenza depressiva, a differenza di Kurt Cobain, morto suicida nel 1994 o di Layne Stanley, cantante degli Alice in chains, ucciso da una overdose nel 2002: i leader delle altre band che, insieme ai Soundgarden e ai Pearl Jam di Eddie Veder, muovendo dalla scena in quel tempo fertilissima di Seattle, hanno rivitalizzato il rock, traghettandolo fuori dalle secche degli anni 80, in una fusione di energia ruvida, mix di hard rock e punk, temperata dalla cura melodica di testi cupi tra temi esistenziali e denuncia.

Del triangolo magico formato con i Nirvana e i Pearl Jam, i Soundgarden hanno costiuito il vertice tecnico, grazie a una formazione che, al momento dell'apice tra il 1990 e il 1997, quando la band si è sciolta, riuniva musicisti eccellenti: il chitarrista Kim Thayil, il basso di Ben Shepherd e il batterista Matt Cameron. Oltre naturalmente alla voce di Chris Cornell, il cui timbro inconfondibile si univa a una estensione così ampia da consentirgli acuti estremi e potenti, perfetti per sovrastare e scolpire il muro di suono generato dalla band.

Cornell era stato tra i fondatori dei Soundgarden (il cui nome deriva da una scultura sonora nel parco di Seattle) nel 1984, nati dalle ceneri degli Shemps. Un inizio underground, in cui Cornell è anche batterista. Sarà l'arrivo di Cameron nel 1986 a fare di lui il front man, ruolo che interpreta con talento innato. I primi contratti discografici con etichette indipendenti producono dischi grezzi e "cattivi". Nel 1989 il primo lp con una major, Louder tha love per la A&M, con la quale nel 1991 realizzano il disco della consacrazione, Badmotorfinger. Ma il vero capolavoro arriva nel 1994: Superunknown, un album decisivo nella storia del rock di quegli anni, che inanella brani epici, tra potenza sonora, suggestioni psichedeliche, ricerca di una complessità della struttura ritmica e armonica ma anche un sound più pulito e ragionato. Il singolo Black Hole Sun diventa una vera e propria hit mondiale, ma nell'album sono molti i gioielli, da My Wave, Spoonman a Limo Wreck.

Nel 1996 i Soundgarden pubblicano Down on the upside ma il disco, dalla scaletta lunghissima, riesce a metà. Sembra il segnale che qualcosa nella band si è rotto. Nel 1997 lo scioglimento. Chris Cornell intraprende una carriera da solista e quindi insieme a tre ex Rage against the machine, tra cui Tom Morello, fonda gli Audioslave. Ma l'esperienza non è all'altezza della precedente e finisce senza troppi rimpianti nel 2007. Come solista (l'ultimo disco, Higher Truth, è del 2015) Cornell preferisce tra l'altro atmosfere diverse rispetto alla rabbia del grunge, tra chitarre acustiche e tour teatrali. Nel 2010 arriva la reunion a sorpresa dei Soundgarden. Il gruppo pubblica nel 2012 un nuovo disco, King Animal, lontano però dai fasti degli anni '90. La band resta sempre sul palco, fino all'ultimo concerto, ieri sera al Fox Theatre di Detroit. Poi la morte tragica di Cornell nella notte.

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