venerdì 10 maggio 2019
Il relitto navale recuperato nel Canale di Sicilia dopo il naufragio del 18 aprile 2015 in cui morirono tra 700 e 1000 persone diventa "Barca nostra", un'installazione di Christoph Büchel all'Arsenale
L'installazione "Barca nostra" di Christoph Büchel arriva alla Biennale di Venezia (Ansa)

L'installazione "Barca nostra" di Christoph Büchel arriva alla Biennale di Venezia (Ansa)

S’intitola "Barca nostra" l’opera di Christoph Büchel realizzata nel 2018-2019 a partire dal relitto navale recupera nel Canale di Sicilia dopo il naufragio del 18 aprile 2015 dove perirono, si stima, tra i 700 e i 1.000 migranti. Se ne salvarono solo 28. Si tratta del più grave incidente marittimo del Mediterraneo di cui si abbia memoria.

Il peschereccio fu acquistato dai trafficanti libici da un gruppo di pescatori egiziani e caricato con centinaia di migranti. Il relitto venne recuperato dai fondali dal governo italiano, che decise anche di avviare un’indagine dei resti delle vittime al fine di indentificarle e informare le loro famiglie.
L’operazione, senza precedenti, ha coinvolto centinaia di professionisti e volontari, tra cui membri della Marina Italiana, pompieri, membri della Croce Rossa Italiana, patologi forensi e membri di diverse università italiane e autorità nazionali e locali. Dal termine, nel 2017, dell’operazione, costata 23 milioni di euro, il relitto è rimasto nella stazione di rifornimento NATO della Base di Melilli della Marina Italiana.
Ora questa barca approda alla Biennale di Venezia come testimone dell’immane tragedia. Il progetto è in collaborazione con l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana, il Comune di Augusta, il Comitato 18 Aprile 2015 e altre parti ed è coordinato da Maria Chiara Di Trapani.

Lo scopo è riportare attenzione sul relitto e sul suo significato. Diverse organizzazioni hanno proposto dei progetti per dare al peschereccio una nuova destinazione e un nuovo ruolo. Dopo l’arrivo del relitto al molo NATO di Melilli, è stato fondato il Comitato 18 Aprile 2015 al fine di preservare la memoria della tragedia, creando ad Augusta un Giardino della Memoria. Altre proposte sono state avanzate (da portare il relitto a Bruxelles oppure in un erigendo Museo dei Diritti Umani a Milano o ancora la realizzazione di un sorta di processione europea del peschereccio, sul modello di quella di santa Rosalia) tutte con forte eco mediatica e polemica, ma senza che nessuna fosse realizzata.

La stessa proprietà del peschereccio era rimasta in un limbo burocratico. Il 18 aprile scorso, 4 anni dopo il naufragio, la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero Italiano della Difesa hanno approvato il passaggio dell’imbarcazione al Comune di Augusta attraverso il progetto BARCA NOSTRA, ponendo così fine a un’odissea burocratica ricca di ostacoli.

La sua prima tappa, a sostegno del suo ritorno ad Augusta per realizzare il Giardino della Memoria, è alla Biennale di Venezia. «Attraverso il progetto BARCA NOSTRA - sostengono gli organizzatori del progetto - il relitto cambia la sua natura: non è più la prova di un naufragio ma un oggetto simbolico. Non è più “un’imbarcazione speciale da rimuovere”, come scritto in un decreto ministeriale, ma un “bene culturale” e un pesante simbolo dei “tempi interessanti” in cui ci troviamo, di complicità e di memoria collettive, ed è questo che motiva la sua prima esposizione pubblica all’Arsenale di Venezia».

Il progetto ha sollevato polemiche politiche, di fatto pretestuose, ma soprattutto di altro ordine. Se c'è chi ha accusato (anche con toni molto forti) l'operazione di sfruttare la tragedia, molti hanno sottolineato che al di là delle buone intenzioni il relitto (che tra l'altro appare quasi parcheggiato davanti al bar dell'Arsenale) rischia di subire un ulteriore oltraggio nel "circo" della Biennale.

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