sabato 13 ottobre 2018
La regista e drammaturga Daniela Nicosia del Tib Teatro rielabora con sei giovani attori under 35 la cruenta e dura opera di Euripide più che mai attuale. Il debutto a Vicenza il 20 ottobre
Un momento dell’anteprima di “Elettra” che andrà in scena il 20 e 21 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza

Un momento dell’anteprima di “Elettra” che andrà in scena il 20 e 21 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza

Sono entrambi cattivi. Ma nel senso etimologico di prigionieri, dal latino “captivi”, assoggettati a una schiavitù interiore, a una trappola che irretisce, blocca ogni via di fuga, cristallizza nel dolore e impietrisce nel rancore negando ogni elaborazione del lutto, della ferita, ogni possibilità di emancipazione e di feconda libertà. In questa sterile e mortifera rete sono ingabbiati Elettra e Oreste i protagonisti dell’Elettra di Euripide, la meno saccheggiata e frequentata delle tragedie sulla fatale e funesta vicenda dei discendenti degli Atridi.

Ma è proprio questa asfittica e straziante prigionia a rendere particolarmente affascinante e vicina alla nostra sensibilità contemporanea questo capolavoro del 413 a.C. con la coppia di fratelli che nella storia del teatro classico compie il più efferato e contro natura dei misfatti: il matricidio. Al più problematico dei tre tragici greci, infatti, non interessa l’antefatto e i precedenti della saga; Euripide elude totalmente la dimensione mitica ed eroica delle imprese disumane compiute dalla stirpe di Atreo e concentra la sua attenzione poetica sulla condizione dei figli che tormentati, sgretolati, privati di ogni aulico orpello, portano all’estremo compimento le rabbie e le colpe dei loro padri e avi incapaci di spezzare nemmeno un anello della catena di vendetta a cui sono legati e capaci soltanto di incarnare l’assioma ossessivamente ripetuto dal coro: «Mali in cambio di mali».

Ci volevano sensibilità e coraggio per affrontare la durezza e la complessità dell’Elettra euripidea, prerogative di cui non difetta Daniela Nicosia, la regista e drammaturga del Tib Teatro di Belluno che da decenni rappresenta una delle eccellenze del palcoscenico veneto. Nella “Casa delle Arti”, una vera officina creativa nata grazie all’intraprendenza e lungimiranza di Labros Mangheras fondatore del Tib insieme alla Nicosia, risuonano in questi giorni i versi del tragico greco contaminati dalla prosa della Yourcenar e a tratti lessicalmente sintonizzati sulle onde della sensibilità odierna dalla stessa Nicosia.

La regista bellunese sta infatti sviscerando, attraverso sessioni di prove serrate in vista del debutto del 20 e 21 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza all’interno del 71° Ciclo di Spettacoli Classici, le vertigini dell’animo di Elettra, la giovane reietta ossessionata dall’idea di vendicare la morte del padre Agamennone detronizzato e ucciso da Egisto con la complicità attiva della madre Clitennestra.

Nella grande sala alla periferia di Belluno si sta anche dando corpo ai tormenti del fratello Oreste che, tornato dopo l’esilio forzato, viene coinvolto nella spirale dell’odio e la cui mano dovrà affondare il coltello nel collo materno. E di sfumature e ambiguità si sta impreziosendo il carattere della stessa Clitennestra in grado in questo allestimento di suscitare inaspettate ma sincere empatie.

È evidente che si tratta di un work in progress, è un processo creativo ancora in atto, ma gli elementi di profondità e coerenza tematica e incisività immaginifica sono già evidenti e innegabili. A partire dalla scenografia concreta e simbolica al contempo, snella ma ricca di segni fortemente eloquenti; dalle catene verticali, frutto di un’originale installazione di Gaetano Ricci, all’impressionante rete-ragnatela che divide il palco in orizzontale, all’albero secco, ai ruderi, resti, rovine di una civiltà ormai inaridita e desolata nell’architettura e nella morale. In finale una sorta di lager distopico dove si trascina un’umanità ferita e dolente, rabbiosa e rancorosa.

È però anche il lavoro minuzioso e assiduo che la regista del Tib Teatro mette in atto sull’interpretazione dei sei giovani attori under 35 che desta grande interesse e offre svelamenti sorprendenti. Innanzitutto risalta la peculiarità non scontata nelle scene italiane di una parola che viene pienamente incarnata, in questo caso di versi alti che attraversano e fanno vibrare ogni fibra del corpo dell’interprete.

Accade evidentemente nell’Elettra a cui dà voce e fisico Caterina Pilon che traduce angoscia e frustrazione con suoni e parossismi impulsivi e compulsivi come in preda spesso alla sindrome di Tourette. A lei fa da efficace contrasto l’elegante figura austera, quasi ieratica, di Giulia Bisinella nei panni di una Clitennestra capace di provocare attrazione fondendo regalità e spasmi di maternità. Colpisce anche l’Oreste di Andrea Lopez Nunes intenso nel suo travaglio sovrumano pur se non ancora affrancato da alcuni appoggi retorici e movimenti stereotipati. Sono poi le numerose illuminazioni registiche ad ammantare il testo di Euripide di visioni davvero accattivanti.

Spiazzante infatti il prologo del Messaggero interpretato con naturale scioltezza da Massimiliano Di Corato con una cadenza popolare barese che coinvolge e crea un’atmosfera di immediata familiarità. Al coro, interpretato da Gabriele Barbetti e Miriam Costamagna, inoltre la Nicosia conferisce dinamicità alternata a una staticità ipnotica. Ma svariate le intuizioni degne di nota: dall’esultanza in forma di danza quasi incestuosa fra Elettra e Oreste nel momento del loro incontro, all’infierire isterico e ambiguo della stessa Elettra sul cadavere di Egisto, dal sottolineare il tema dell’accoglienza a quello del patimento cieco che condanna l’animo al patibolo. E se alla fine della tragedia il cuore dei fratelli matricidi ne esce, citando Testori, “tutto desmandorlatos”, la messinscena del Tib dimostra invece che si può ancora fare teatro in piena armonia e integrità.

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