giovedì 8 marzo 2012
​Più che ricordarle, «forse bisogna cominciare a conoscerle»: le tredici laiche che parteciparono come uditrici al Concilio Vaticano II, addirittura più numerose delle suore (dieci), «non sono figure da tappezzeria, ma donne di spessore», evidenzia Cettina Militello, docente alla facoltà teologica del Marianum, dove domani, venerdì 9, e sabato 10 un seminario approfondirà i profili di quattro uditrici: Alda Miceli, Rosemary Goldie, Pilar Bellosillo e Marie-Louise Monnet. L’evento si inserisce nel ciclo di lezioni pubbliche promosso dalla cattedra "Donna e cristianesimo" del "Marianum", in collaborazione con il Coordinamento teologhe italiane, che ha acceso da tempo i riflettori sulla presenza femminile alla storica assise. Il mese scorso, ricorda la presidente del Cti Marinella Perroni, che domani interverrà al seminario, «ci siamo ritrovate per il secondo anno consecutivo a riflettere sul Concilio, stavolta con un focus sulle consacrate che parteciparono ai lavori. Abbiamo registrato un centinaio di partecipanti: segno che l’argomento continua a suscitare l’interesse delle studiose e delle teologhe, ma non solo». E sulle uditrici uscirà a settembre un volume firmato dalla storica Adriana Valerio.Durante il Vaticano II, che prese il via nell’ottobre di cinquant’anni or sono, fu Paolo VI - succeduto nel 1963 a Giovanni XXIII - a nominare 23 uditrici: una novità assoluta, un gesto a dir poco profetico. Fra loro, una sola italiana: Alda Miceli, come unica rappresentante degli istituti secolari: era membro delle Missionarie della Regalità di Cristo. Nata nel 1908 a Longobardi, in provincia di Catanzaro, impegnata tra le fila della Gioventù femminile di Azione cattolica, scriverà: «L’esperienza del Concilio, straordinariamente ricca per me, diede al nostro Istituto l’occasione di rivelare questa nostra forma di vita consacrata nel mondo, ancora ignorata dalla maggior parte dei vescovi presenti».A sintetizzare lo spessore di questa figura, Renata Natili, docente alla Pontificia Università della Santa Croce: Alda, scomparsa a novant’anni, «ha creduto nei segni della storia e li ha cercati con lo slancio della speranza, al di là di tutte le inquietanti vicende di una società in travaglio e di una Chiesa in nuovo dialogo col mondo», sottolinea. Con passione e dinamicità fuori dal comune: animava con impegno «catechesi e alfabetizzazione della gente rurale» in tutta la Calabria, diffondendo l’Azione cattolica. E padre Agostino Gemelli la chiamò a far parte del Consiglio di amministrazione dell’Università Cattolica, dopo la morte di Armida Barelli.Insomma, l’apparenza inganna: «Vestite di nero e con il velo in testa, le laiche uditrici furono scelte non per rappresentanza, ma per le loro qualifiche e il loro ruolo: erano battagliere, altro che santini», rimarca Cettina Militello, rilevando che appartenenze ecclesiali e personalità «molto diverse fra loro, come emerge dal loro impegno precedente e successivo nella Chiesa, rappresentarono una indubbia ricchezza durante i lavori. Anche se non potevano intervenire nella plenaria, infatti, diedero un ricco contributo nelle commissioni: hanno partecipato, ad esempio, alla stesura della Gaudium et spes». Citate dai padri e dai periti conciliari nei loro diari, «le uditrici finirono per partecipare a tutti i lavori, senza difficoltà ad indicare che la prassi può superare la prudenza», osserva Natili. Un esito insperato, visto che «le donne, come del resto gli uomini laici, non erano state coinvolte nella consultazione preparatoria del Concilio. Nemmeno le religiose».La svolta avverrà nel ’64: «Gli inviti per le uditrici partirono il 21 settembre, quando la terza sessione era cominciata da una settimana, e il 25 settembre entrò in San Pietro la prima donna uditrice: Marie-Louise Monnet (1902-1988), fondatrice in Francia dell’ “Action catholique des milieux indépendants”, una sorta di Azione cattolica "specializzata" per determinati ambienti sociali. Nel Discorso di apertura del terzo periodo del Vaticano II, pronunciato il 14 settembre, Paolo VI si era espresso così a riguardo delle uditrici: «Salutiamo gli uditori presenti, di cui conosciamo gli alti sentimenti e i meriti insigni. Le nostre dilette figlie in Cristo, le donne uditrici, ammesse per la prima volta ad assistere alle assemblee conciliari». Fra loro, Pilar Belosillo (1913-2003), presidente della “World Union of Catholic Women Organisation”. Rosemary Goldie, australiana di origini, classe 1916, scomparsa nel 2010, «si definiva "reliquia del Concilio": lei e le altre se ne fecero portatrici, con uno stile fatto di mitezza e di dialogo appassionato, mai frettoloso», aggiunge Militello, che conobbe personalmente Rosemary. Approdata a Roma nel 1952, chiamata a far parte del Comitato permanente per i Congressi internazionali per l’apostolato dei laici (Copecial), Goldie sarà scelta nel ’67 come membro del "Consilium de laicis", frutto conciliare, di cui sarà sottosegretario per un decennio. L’eredità delle uditrici laiche? Misconosciuta forse, ma sicuramente preziosa: «Ad Alda Miceli e alle donne che le furono compagne, anche se sconosciute alla memoria della storia - assicura la professoressa Natili - dobbiamo tutto quello che siamo».
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