giovedì 11 ottobre 2018
Un vasto itinerario dello storico e grecista Giorgio Ieranò nel mare Egeo dove videro la luce la poesia e la narrativa occidentale: Ninfe, le miniere di Medusa, Minosse, il Minotauro e Arianna
Johann Heinrich Füssli, «Ulisse tra Scilla e Cariddi» (1794-96)

Johann Heinrich Füssli, «Ulisse tra Scilla e Cariddi» (1794-96)

«L’Egeo è il mare degli dèi e degli eroi. È un ripostiglio infinito di storie fantastiche e mirabolanti, il palcoscenico privilegiato delle grandi favole del mito». Arcipelago. Isole e miti del mar Egeo, di Giorgio Ieranò (Einaudi, pagine 280, euro 20) mantiene le promesse di queste righe iniziali, rivelandosi a sua volta un libro di storie fantastiche, in cui rivivono in forma nuova le favole del mito. È uno dei libri necessari in quanto svelatori e insufflatori di anima. Studi, saggi, opere non ufficialmente di invenzione, che però suscitano conoscenza poetica nel lettore. Tali libri sono sempre presenti nelle opere dei grandi poeti: Eliot trova rivelazioni e scoperte nel Ramo d’oro di Frazer, Yeats in Plotino, Foscolo orchestra I sepolcri illuminato da Vico… Ma non solo i grandi, Plotino, Vico, determinano visioni e intuizioni dei poeti: per Yeats studioso del mito, del folklore irlandese, dell’occultismo e pensatori esoterici. In Eliot fondamentale il pensiero induista elaborato dallo studioso americano e le lezioni del filosofo spagnolo George Santayana, oltre a scritti teologici del Seicento… Il poeta, non legge solo poeti.

Si potrebbe orchestrare un corso di conoscenza poetica (che riguarda l’anima, non il piacere dei versi) su alcuni libri di autori italiani del Novecento: uno di Santo Mazzarino, storico del mondo antico, uno di Anita Seppilli, Sacralità del’acqua e sacrilegio del ponti, almeno uno di Piero Boitani su Ulisse e Shakespeare, e di Giulio Guidorizzi sui greci, il sogno e la follia e la magia di quella nostra culla. Libri di saggistica, opere di studiosi, non poeti e non romanzieri, ma che, liberi da astrazione accademica, raccontano storie svelanti e sapienziali. Il saggio-romanzo di Ieranò appartiene a questa elevata categoria. Mirabilmente entra nella realtà profonda dell’Egeo, il Mare della nostra nascita magica, e ne scopre aspetti i- gnoti o sottovalutati, non fermandosi all’età d’oro, antica, dell’Arcipelago, ma seguendone la storia fino al giorno d’oggi, in cui la terra del mito è divenuta meta turistica. «Certo, molta acqua è passata tra le isole dell’arcipelago dai tempi dell’umanista fiorentino. Ai viaggiatori avventurosi di un tempo, ai disegnatori di mappe, ai compilatori di portolani si sono sostituiti turisti e villeggianti. Ma gli ultimi seicento anni, se pure hanno aggiunto qualcosa, non hanno cancellato nulla. La storia, nell’Egeo, procede per addizione. Le civiltà si accumulano, le memorie si sovrappongono, le narrazioni si ricorrono. In ogni nuova forma permane l’impronta del passato. Magari è un’impronta vaga e evanescente, un’eco flebile di epoche perdute. Ma le storie di un mondo antichissimo, si annidano ancora tra gli scogli dell’Egeo».

Il libro di Ieranò si ispira a un altro libro, presentato, nel 1420 dal suo autore, Cristoforo Buondelmonti, al cardinale Giordano Orsini: il manoscritto dell’eclettico autore fiorentino, prete, mercante, avventuriero, umanista, si intitola Liber insularum Archipelaghi. Il titolo, che indica un trattato sulle isole e l’arcipelago, e l’idea ispiratrice, scrivere un libro oggi attingendo a un libro di cinquecento anni prima, come si attinge a una scoperta geografica o archeologica, sarebbero piaciuti a Borges. E il lettore sappia che il grecista docente universitario Giorgio Ieranò ci offre, in queste 280 pagine che si leggono come un’avventura, un saggio fondamentale e un’opera letteraria compiuta. Lo studioso originale e curioso si fonde con uno scrittore la cui prosa e il cui stile, e la cui tensione narrativa non trovano pari nella maggior parte dei nuovi narratori proposti o propinati dall’editoria negli ultimi dieci anni. Gli scali dell’Egeo, l’arcipelago antico, il doge e il sultano, pirati dell’Egeo, Delo, la ninfa vagante, Santorini, l’isola dei vampiri, Naxos e i miracoli di Dioniso, Paros e il suo Marmo Pario, Milo e la venere mutilata, le miniere di Medusa, e poi Creta, la madre degli dèi… Minosse, il Minotauro, il Labirinto, Arianna, Teseo, e poi Lesbo, l’isola dei poeti… «Il nostro viaggio nell’arcipelago conterrà non solo il viaggio del Buondelmonti, ma anche quelli di tanti navigatori che hanno solcato l’Egeo. Anche noi percorreremo rotte in cui si incrociano il mito e la storia. Cercheremo, tra le onde del mare greco, le tracce degli dèi e degli eroi, ma anche dei pirati e dei guerrieri, dei mercanti e degli avventurieri». Grecista, storico, Ieranò ha letto bene, da piccolo, Stevenson e Dumas. Ne sono convinto. E da studente ha meditato su Borges. Buon viaggio verso l’arcipelago.

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