venerdì 3 agosto 2012
​Lancio di uova e fumogeni. Interrotto il comizio. Una giornata tormentata che conferma il momento difficile di una città legata a doppio filo alle sorti del colosso industriale. Oggi il tribunale del riesame valuterà i ricorsi.
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​Marcia riuscita, ma tormentata dalle contestazioni. La mobilitazione di sindacati e lavoratori dell’Ilva di Taranto ha quasi raggiunto quella di tempi ormai lontani, ma l’irruzione inaspettata e preordinata di un centinaio di esponenti di Cobas e Centri sociali nella piazza durante il comizio ha rotto le classiche uova nel paniere. Anzi, di uova ne sono state lanciate anche contro il palco, dove c’erano i leader nazionali di Cgil, Cisl e Uil e dei sindacati metalmeccanici, ma senza provocare danni. Anche per la presenza di un cordone delle forze delle ordine. Comizio però sospeso, piazza per un’ora circa in mano ai contestatori, poi manifestazione ripresa e conclusa.Giornata tormentata che conferma il momento difficile per tutti a guidare le redini nel colosso d’acciaio più grande d’Europa: per i sindacati, soggetti a contestazioni e che non riescono a nascondere divisioni; per l’azienda, che deve fare fronte a un sequestro di impianti; per il governo, chiamato a mediare per trovare soluzioni; per le forze dell’ordine, che devono controllare tensioni sociali sempre più ampie in una città con pochi sbocchi occupazionali.I primi "serpentoni" di operai si sono mossi di buon mattino dallo stabilimento siderurgico, dando il via allo sciopero di 24 ore. Due cortei, partiti da parti opposte della città, sono confluiti nel giro di un’ora nel centro cittadino. Cinquemila operai in tutto, secondo la questura; almeno settemila, se non quasi il doppio, stando agli organizzatori. Quasi nulla la presenza di famiglie. I leader sindacali - Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, così come quelli di categoria Maurizio Landini (Fiom), Giuseppe Farina (Fim) e Rocco Palombella (Uilm) - hanno tutti ribadito che chiudere l’Ilva sarebbe un disastro, e che coniugare ambiente e salute si può. In piazza della Vittoria ha preso la parola Angeletti, poi è stata la volta di Bonanni e dal fondo della piazza sono partiti i primi fischi, che però non hanno inciso più di tanto nella conclusione dell’intervento del leader della Cisl. La sorpresa è arrivata subito dopo, quando ha iniziato a parlare Landini. Da via D’Aquino, strada percorsa dal corteo partito dal piazzale dell’Arsenale, è sbucato un Apecar con a bordo alcuni contestatori con microfono e altoparlanti. Aprendosi la strada con i fumogeni e circondati da un centinaio di sostenitori, divisi tra Cobas e Centri sociali, hanno tentato di raggiungere il palco, trovando la strada sbarrata dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa.Un obiettivo però i contestatori lo hanno raggiunto: quello di costringere gli organizzatori a sospendere il comizio. E dopo che la piazza si era svuotata delle presenze dei leader sindacali, un esponente del gruppo di contestatori è salito sul palco leggendo un volantino con accuse di connubio tra sindacati e azienda. Poi i contestatori hanno lasciato la piazza. A quel punto sono tornati sul palco gli organizzatori e il comizio si è concluso con l’intervento di Susanna Camusso. Le tre principali confederazioni sindacali, e anche l’Ugl che ha aderito e partecipato alla manifestazione, hanno subito "condannato" la sortita dei contestatori, ma tra Cgil, Cisl e Uil i "distinguo" non sono stati formali.Intanto, questa mattina il tribunale del Riesame di Taranto esaminerà i ricorsi inerenti alla vicenda Ilva. C’è quello dell’azienda contro il decreto di sequestro, senza facoltà d’uso, di sei impianti, che potrebbe essere corredato, secondo indiscrezioni, da una perizia tesa a dimostrare che il provvedimento della magistratura è quanto meno eccessivo. Ci sono i singoli ricorsi dei legali degli otto dirigenti ed ex dirigenti dell’Ilva arrestati (sono ai domiciliari), ricorsi che verranno unificati. Quasi impossibile pensare che la decisione dei giudici venga depositata nella stessa giornata oggi (c’è tempo sino al 9 agosto), mentre il web colpisce ancora. Su Facebook un gruppo di utenti, che conta già 1.980 iscritti, invita ad un sit-in oggi in piazza della Vittoria a sostegno della magistratura. Almeno sul piano giudiziario è battaglia più che mai aperta.
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