giovedì 7 ottobre 2021
La denuncia della storica attivista americana contro la maternità surrogata: gli Stati Uniti sono ormai assuefatti
Jennifer Lahl

Jennifer Lahl - J.L.

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«Negli Stati Uniti nessuno si fa domande. La maternità surrogata è accettata, non desta né sorpresa né riprovazione. È un fatto normale». Nella sua prima vita Jennifer Lahl era un’infermiera. Ha visto le donne soffrire per i bombardamenti ormonali, ha visto le madri 'cancellate' dell’utero in affitto. E ora, nella seconda vita, combatte contro il business riproduttivo, animando il Centro di Bioetica da lei fondato («The center for Biethics and Culture Network», Cbs), producendo documentari e film 'antagonisti' (disponibili gratuitamente su YouTube), scrivendo articoli di denuncia e facendo azione di lobbying in tutto il mondo per aprire gli occhi su cosa è, davvero, la maternità surrogata: sfruttamento commerciale delle donne, pericolo per la salute, alienazione del bambino e perdita del legame madre-figlio.

Signora Lahl, un mese fa il segretario Usa ai Trasporti Pete Buttigieg pubblicò una foto che lo ritraeva con il marito in un letto d’ospedale, con una coppia di neonati in braccio. In Italia questa foto fece discutere parecchio. Cosa si disse negli Stati Uniti?

Nulla. Qui nessuno si è interrogato se fosse adozione o maternità surrogata. Tutti commentarono in perfetto stile americano: com’è bello, saranno genitori fantastici, amazing...

Lei che idea si è fatta?

Negli Stati Uniti il numero di parti gemellari è molto basso, e i gemelli disponibili per l’adozione sono ancora meno. Credo che si tratti di maternità surrogata, ma non ne ho le prove. Buttigieg e il marito non hanno fatto chiarezza.

In Italia molti hanno notato che in quella foto c’è una grande assente, la madre...

Se è stata gravidanza surrogata non è scomparsa una sola madre ma due, perché gli ovociti sono di una 'donatrice'. A me colpisce il ritratto di due uomini sul letto d’ospedale con i neonati in braccio: come se avessero partorito loro. Ma chi ha partorito non c’è.

Nello Stato di New York giusto un anno fa è stata legalizzata la Gestazione per altri (Gpa) commerciale. Che risultati ha avuto la nuova legge?

È presto per dirlo: New York ha avuto molti problemi con il Covid, e gli ospedali non incoraggiavano questa pratica. La cartina di tornasole sarà il 2022: credo che l’anno prossimo avremo un numero molto maggiore di surrogazioni di maternità.

Anche negli Stati Uniti, così come è accaduto in Russia e in Ucraina, sono documentati casi di bambini parcheggiati presso baby sitter in attesa che i genitori committenti stranieri possano andare a ritirarli... Nemmeno questo fa discutere?

La maggioranza degli americani non sa nulla della Gpa. Vedono un neonato e dicono: wonderful. Ma non hanno consapevolezza che l’America è diventata una delle mete del turismo riproduttivo mondiale. Penso che se lo sapessero ne sarebbero choccati.

In Italia si cerca di introdurre la 'surrogata solidale', cioè a favore di donne che per motivi medici non possono avere figli. È chiaramente una strategia per 'aprire'. Lei cosa ne pensa?

Sappiamo che la surrogata è rischiosa per la donna e per i bambini. In California sono morte due donne, in Idaho un’altra. E sono morti due gemelli commissionati da una coppia spagnola. Che sia solidale o commerciale non cambia il profilo di rischio. Si deve sapere che se stai aiutando tua sorella ad avere un figlio potresti morire. C’è un rischio da correre. Senza contare l’aspetto emotivo: durante la gestazione si crea un legame con il bambino, che però viene cancellato dopo la nascita.

Di che rischi parla?

Ho fatto ricerche comparando la surrogazione di maternità con altre gravidanze. La prima porta a rischi molto più alti di taglio cesareo e di depressione post partum. Anche se la surrogata è a favore di un’amica o di un parente anziché di un estraneo, questi problemi restano.

Il Covid ha fatto emergere uno degli 'effetti collaterali' della Gpa: bambini parcheggiati per mesi a causa dei lockdown. In Ucraina e Russia si è aperto un dibattito. Pensa che ciò porterà a una regolamentazione più severa?

No. Piuttosto, penso che si andrà nella direzione di rendere la Gpa legale anche in Europa, per evitare i trasferimenti negli Stati Uniti o altrove.

La maternità surrogata, col suo corollario di bambino-merce, sa cancellando la cultura dell’adozione?

L’adozione in sé non è stata cancellata. Lo stesso Buttigieg e suo marito hanno provato ad adottare ma non ci sono riusciti. In America i bambini adottabili sono grandicelli, la gente vuole neonati. Inoltre nella surrogata c’è un legame genetico con il bambino. Le persone con molte risorse finanziarie scelgono la Gpa perché non hanno seccature: nel caso di Buttigieg, si è raccontato che era sul punto di adottare un neonato, ma alla fine la madre ha cambiato idea. Nella Gpa non c’è questo problema, c’è un contratto, una retribuzione, e la madre non può cambiare idea.

In Europa la Gpa è vietata quasi ovunque. Perché in diversi Stati americani invece prospera?

Gli americani sono individualisti, ognuno vuole essere libero di fare ciò che desidera. Gli europei sono anche molto sensibili al tema dei diritti dei bambini. Negli Stati Uniti invece amiamo i contratti: gli adulti pagano e pretendono, il sistema è capitalistico, transazionale, la priorità non sono i bambini ma i contratti tra le parti. Recentemente abbiamo svolto un sondaggio su cosa gli americani pensino della Gpa: l’accento è sulle donne che 'aiutano', sugli adulti che appagano i propri desideri firmando un contratto. Il bambino non compare.

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