martedì 19 aprile 2022
Il 25 aprile ricorrono i 20 anni dall’introduzione della «morte a richiesta per legge». Pressioni per allargare le previsioni della norma
Eli, la giovane olandese morta per eutanasia

Eli, la giovane olandese morta per eutanasia - Fermo immagine dell'emittente Eo. L'inchiesta è stata realizzata dalla giornalista Jojanneke van den Berge

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Nei giorni scorsi l’emittente olandese NPO3 ha mandato in onda la prima puntata di un documentario della rete evangelica EO che ha scosso tante coscienze e toccato il cuore di parecchie persone, in quanto una delle protagoniste, Eli, ora non c’è più. Eli aveva 28 anni. Era una ragazza molto carina, affettuosa. I capelli tinti di viola. Di lei rimane la sua cameretta piena di orsi, pupazzi di peluche, un diario rosa con farfalle colorate sulla copertina, giochi per bambini. Eppure lei una bambina serena non lo è mai stata! Sei mesi fa ha ottenuto l’eutanasia dopo essere passata, dall’età di 10 anni, da ben 28 istituti per adolescenti "difficili". Alcuni hanno dovuto chiudere per mancanza di fondi da parte dello Stato.
Il calvario di Eli cominciò con il divorzio dei genitori e le loro feroci litigate, che la fecero piombare in uno stato di depressione, poi di ribellione, aggressività. Con trasferimenti da un centro "di recupero" all’altro. Nel mezzo, qualche tentativo di affidamento familiare che, purtroppo, secondo le statistiche per il 40% di questi bambini problematici si rivela una disfatta. Talvolta, a causa della carenza di personale e di posti, finiscono persino in reparti chiusi, in piccole celle; come se fossero dei criminali. Un ulteriore trauma. Questo è quanto ha raccontato Eli alla giornalista che ha condotto l’inchiesta, Jojanneke van den Berge. Suo fratello si è suicidato, la sorella maggiore, Rosanna (32 anni), ha fatto di tutto per aiutarla, senza però riuscirci. Quando Eli l’ha pregata di starle accanto sino all’ultimo, non le è rimasto altro che accettare: «Perché almeno non morisse da sola». Insieme hanno scelto un abitino di seconda mano, con le rose, da indossare quel triste giorno, dolcetti da distribuire agli amici. «Voglio l’eutanasia anche per richiamare l’attenzione di un governo che risparmia proprio su di noi, sperando che la mia azione serva a tanti giovani sfortunati come me. Io non chiedevo altro che di vivere come una ragazza normale! Ho provato di tutto per farcela; ma ora non ce la faccio più», ha concluso scoppiando in un pianto disperato, che colpisce e addolora.
Nel frattempo, il prossimo 25 aprile l’associazione NNVVE per la libera eutanasia "festeggerà" i 20 anni dalla sua approvazione con uno grande evento all’Aja, fra conferenze e dibattiti. In un loro comunicato si legge che interverrà anche il nuovo ministro della salute Ernst Kuipers, del partito progressista di centro sinistra D66 (arrivato secondo alle ultime elezioni politiche), che si batte per nuovi ampliamenti della legge. In realtà c’è poco da festeggiare per una legge evidente testimonianza del fallimento di uno Stato che dimentica i più deboli, invece di proteggerli per primi.

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