giovedì 14 luglio 2016
Il Paese del Sud-Est asiatico si sta affermando come nuova frontiera dell’utero in affitto a basso costo. L’importante è non fare troppa pubblicità...
Cambogia low cost: 30mila dollari per un figlio
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La vita umana sembra essere sempre più una merce come tutte le altre. E, proprio come ogni merce, risponde alle logiche di mercato che impongono servizi uguali a costi sempre inferiori, se ci si vuole affermare nel settore. È il caso della Cambogia, affermatasi in pochi mesi come nuova frontiera dell’utero in affitto a basso costo. Con 30mila dollari è possibile portare a casa un bambino bello e sano, tenuto in pancia per nove mesi da una sconosciuta, la cui parcella per il servizio offerto è di appena 10mila dollari. L’importante, avvertono i "fortunati" diventati genitori tramite surrogazione di maternità, è non fare troppa pubblicità, per evitare che Phnom Penh faccia la fine di altri Paesi asiatici ben più noti.La prima a mettere un freno alla pratica è stata la Thailandia, vietando la surrogazione commerciale agli stranieri nel luglio 2015. A settembre è stata la volta del Nepal, dove la Corte suprema ha dichiarato illegale ogni forma di maternità surrogata. Ma il colpo più duro è arrivato il 4 novembre 2015, quando l’India – snodo per eccellenza a livello mondiale – ha vietato l’utero in affitto agli stranieri.Con la chiusura dei rubinetti a Bangkok, Kathmandu e New Delhi – almeno sulla carta –, le coppie etero e omosessuali in cerca di utero in affitto sono rimaste con poche opzioni e per lo più costose: in California, Stato "principe" del settore, avere un figlio in questo modo può arrivare a costare anche 120mila dollari. Restavano il Messico (nello specifico, solo lo Stato di Tabasco) e l’Ucraina, dove il servizio viaggia fra i 60mila e i 42mila dollari.Così la Cambogia ha deciso di riempire il vuoto lasciato dai "vicini" asiatici, mantenendosi al momento in una confortevole zona grigia. Secondo Hor Samnang, titolare di una clinica dove dal 2014 è attivo il primo programma di fecondazione in vitro del Paese, se legalizzata la surrogazione commerciale potrebbe fruttare fra i 500 milioni e il miliardo di dollari l’anno. Il governo ha dichiarato di voler dare un quadro legislativo alla pratica, ma nulla è ancora stato fatto. Il mercato è nelle mani di broker thailandesi, che hanno spostato a Phnom Penh le loro attività e molte delle loro madri surrogate. Dal 2015 a oggi decine di agenzie sono sorte sul territorio cambogiano.Questo proliferare senza freni del mercato ha già allertato gruppi anti-surrogazione, preoccupati anzitutto per le donne reclutate come surrogate, cui verrebbe paventata la possibilità di un guadagno facile senza però conoscere i possibili rischi. Un po’ come accaduto in India, con donne costrette ad affittare il proprio utero da mariti e padri, e alle quali sono stati impiantati anche quattro embrioni per aumentare le possibilità di successo, salvo poi procedere con rischiosi aborti selettivi in caso di gravidanza multipla.Intanto in Cambogia sono nati i primi figli dell’utero in affitto. Fra questi c’è Mickey, venuto al mondo a San Valentino, per volontà di Greg e del suo compagno. Contattati dal >Phnom Penh Post, quotidiano cambogiano in lingua inglese, hanno però rifiutato ogni intervista.
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