Suicidio assistito, i dubbi di Londra: mille emendamenti

Dopo l’approvazione (di misura) alla Camera dei Comuni, la legge che introdurrebbe l’aiuto medico alla morte volontaria per malati terminali si incaglia ai Lord, che muovono un numero di obiezioni senza precedenti. Tanche che c’è chi chiede un “colpo di mano”
January 14, 2026
Suicidio assistito, i dubbi di Londra: mille emendamenti
Più tempo. È la richiesta espressa dal Parlamento britannico per completare il dibattito sulla controversa legge sul suicidio assistito. Il provvedimento, approvato nel giugno scorso ai Comuni con un risicato margine di maggioranza, è al momento al vaglio dei Lord. Qui, durante lo scrutinio in commissione, è piovuta una valanga di emendamenti: più di mille. Un numero record per un testo che nasce da un’iniziativa personale, quella della deputata laburista Kim Leadbeater. E comunque troppi per una discussione limitata dal regolamento a sole 50 ore. Giovedì scorso i “pari” hanno così votato – e accordato – un’estensione dei tempi previsti lasciando ai singoli parlamentari la possibilità di negoziare (in privato) l’effettiva durata dei “supplementari”. La mossa è stata dettata dalla necessità di entrare nei dettagli di un provvedimento di estrema delicatezza che, se approvato, aprirebbe le porte di Galles e Inghilterra alla morte volontaria. Ma ha scontentato quanti, tra le fila dei pro-choice, temono che qualche ora di dibattito spingerà la legge troppo in là verso la fine della legislatura, in calendario a maggio, facendola così naufragare del tutto perché non andrebbe “in eredità” a quella successiva.
La legge prevede che al suicidio assistito possano accedere, previo consenso di due medici e di una commissione composta da uno psichiatra, un assistente sociale e un giurista, solo malati terminali maggiorenni, capaci di intendere e volere, con aspettative di vita di massimo sei mesi. Sono esclusi – effetto di una modifica “last minute” ai Comuni – i casi motivati da disabilità o disturbi mentali (compresa l’anoressia). Ampi, anche a detta dei suoi stessi sostenitori, sono i margini per poterla migliorare. Per esempio, vanno rafforzate le clausole di garanzia a tutela dei pazienti vulnerabili e perfezionati gli articoli dedicati alla prevenzione delle coercizioni. Tra i nodi ancora da sciogliere quelli relativi alle risorse necessarie per istituzionalizzare le procedure nell’ambito del sistema sanitario nazionale. Pur di accelerare i tempi dell’esame, alcuni parlamentari hanno suggerito di ricorrere al Parliament Act, una norma invocata raramente quando deputati e “pari” non riescono a trovare un accordo, per arrivare all’approvazione della legge anche senza il consenso dei Lord. Circostanza, verificatasi l’ultima volta nel 2004 per imporre il divieto di caccia alla volpe, e che rappresenterebbe tuttavia uno strappo costituzionale troppo ingombrante. I fautori del “diritto a morire” rispondono all’obiezione sostenendo che non è democratico neppure il modo in cui i Lord – ramo non eletto del Parlamento – stanno rallentando una legge su cui i Comuni, depositari della volontà popolare, si sono espressi già in modo chiaro. Il leader dei socialdemocratici, Ed Davey, si è spinto fino a rivendicare per i deputati il diritto «ad approvare anche una cattiva legge, se i Comuni lo desiderano».

© RIPRODUZIONE RISERVATA