«La grazia» di Sorrentino mette in scena l’eutanasia. Ma senza vere alternative
Da oggi nelle sale il film che inscena la ragionevolezza delle tesi a favore della morte volontaria legale a confronto con l’inconsistenza caricaturale del “no” della Chiesa. Una rappresentazione distorta, che orienta il giudizio sui dubbi di coscienza del presidente De Santis-Toni Servillo

Dopo diverse settimane di anteprime in tutta Italia, arriva oggi nelle sale La grazia, il film scritto e diretto da Paolo Sorrentino, che ha già fatto molto parlare di sé, a partire dalla première nell’ultimo Festival di Venezia nel settembre scorso, ed è molto sostenuto dalla critica “istituzionale”. Come è noto, il film racconta di un presidente della Repubblica, Mariano De Santis (interpretato da Toni Servillo), con alle spalle una carriera da giurista e di professore di Diritto, che sta vivendo gli ultimi giorni del suo mandato. Nella finzione del film, è profondamente cattolico, ligio al dovere e un po’ rigido (scopre che il soprannome con cui veniva indicato dai colleghi è Cemento Armato). Ora si trova di fronte a tre decisioni importanti: se concedere la grazia a due assassini che hanno ucciso per motivi che sembrano avere delle attenuanti (in entrambi i casi si tratta di una “pietà” malintesa) e soprattutto se firmare una legge che autorizza l’eutanasia. La persona a lui più vicina è la figlia (interpretata molto bene da Anna Ferzetti), altra giurista, che spinge perché firmi la legge.
Il tema dell’eutanasia viene presentato e discusso in modo solo apparentemente bilanciato, ma in realtà sottilmente (e per questo molto efficacemente) ideologico: abbiamo un presidente cattolico, che non vorrebbe firmare la legge per motivi di coscienza, e addirittura si consiglia con il Papa. Questo Papa è una figura assai bizzarra, molto sorrentiniana: un Papa nero, con i lunghi capelli grigi rasta raccolti in una coda, e che se ne va da solo in scooter appena dopo la fine del colloquio – in cui ha espresso considerazioni assai fumose – col presidente-Servillo.
Ma al di là di questi tocchi surreali, il punto importante è che mentre le ragioni di chi è a favore dell’eutanasia (la figlia del presidente, di cui lui ha grandissima stima) sono ben argomentate, quelle di chi è contro sono evanescenti e puramente formali. Non a caso, la scelta di farle enunciare (in modo super-vago) al Papa serve a mostrare che non ci sarebbero motivazioni umane, razionali, per dire no a questa pratica, ma solo una generica legge di Dio totalmente astratta o una formale appartenenza a una istituzione superata ed eterea come la Chiesa cattolica. Nella logica del film, questo punto di vista è bene che rimanga nelle sacre stanze vaticane, o al più in una coscienza solo formalmente tormentata per un problema di doppia obbedienza (alla Chiesa da una parte o alla ragione dall’altra), ma non deve toccare la vita della gente comune.
La mente di Sorrentino non sembra sfiorata dall’idea che se la Chiesa dice no all’eutanasia è proprio per una difesa dell’umano, anche dagli abusi che nascerebbero per esempio con il rendere definitiva una decisione presa in un momento di crisi o di debolezza, e per i molti altri motivi che fanno dire no a questa pratica. Non ci sono, nel film, medici che dicano come molte volte la richiesta di morire nasconda un desiderio di essere rassicurati che qualcuno vuole davvero bene al malato, o che l’apertura a una legge sull’eutanasia porterebbe presto tante persone a voler “togliere il disturbo” semplicemente per non far spendere i familiari, per non essere di peso, o tanti altri a volersi liberare di qualche parente anziano semplicemente perché scomodo... (a questo proposito, consigliamo il bel libro di un medico palliativista che racconta vicende vere: Caro Collega. Lettere da un palliativista, da poco uscito per Ares). Tutto questo non c’è, mentre viene messa in scena una dimensione religiosa astratta e vaga: solo il Papa di Sorrentino parlerebbe così e direbbe quelle cose... Come dire: la religione può dire quello che vuole, ma se uno ragiona – e da Cemento Armato si trasforma finalmente in un essere ragionevole – non può non essere d’accordo sull’eutanasia.
Date queste premesse, si potrà ben intuire quale sarà nel film la scelta finale del nostro presidente, che era stato costruito come un uomo molto responsabile e che stima la figlia più di ogni altro giurista che conosce.
In un film visivamente molto curato (come sempre) ma assai sbilanciato su posizioni che evidentemente sono quelle del regista, la messa in scena di una – debolissima – voce contraria serve a dare solo l’apparenza di un vero dibattito. Sotto sotto, come con altro stile e altra ironia nel Moretti di Habemus Papam, c’è l’idea che la Ragione illuminista e laica sia l’unica ragione. Il resto è folklore, infantilismo (i cardinali di Nanni Moretti che giocano a pallavolo), o il residuo anacronistico di un tempo passato. Tanto che per i nostri registi non vale la pena neanche interrogarsi sui motivi di chi non la pensa come loro. Basta far finta.
Armando Fumagalli è direttore Master in International Screenwriting and production - Università Cattolica di Milano
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