La Francia si rimangia il “diritto di morire”: la legge riparte da capo
Il Senato ha bocciato definitivamente il provvedimento che avrebbe introdotto l’eutanasia, l’iter ora riparte dall’Assemblea nazionale. Che di certo ci riproverà. Ok invece alla legge sulle cure palliative

Pur fra residui timori, resta viva in Francia la speranza di scongiurare un via libera all’eutanasia e al suicidio assistito. Ieri, dopo il voto favorevole dell’Assemblea nazionale nel maggio 2025, e al termine di un dibattito ricco di colpi di scena, i senatori hanno bocciato la legge sull’«aiuto a morire», espressione con cui i deputati avevano precedentemente aperto una breccia verso il “far morire” mettendo in subbuglio il mondo ospedaliero, gli enti di assistenza ai più vulnerabili e le associazioni in difesa della vita. Un voto, quello senatoriale di ieri, nondimeno variamente interpretato, anche fra i militanti per la vita. Infatti, al contempo, i senatori non hanno fatto giungere in porto quella via alternativa che sembrava ormai sul punto di germogliare grazie all’adozione, durante il dibattito, di una seria di emendamenti forieri di grandi speranze: a cominciare da quello volto a instaurare un diritto inalienabile al sollievo della sofferenza. Un “no” senatoriale, dunque, con l’uso finale del freno, almeno rispetto agli slanci visti nei giorni precedenti. Come se in dirittura d’arrivo fosse rispuntata tra i senatori la paura di uno scontro corpo a corpo con i deputati. Via libera invece a larga maggioranza (307 a 17) alla legge parallela sulle cure palliative.
In ogni caso, il braccio di ferro non è chiuso, dato che l’iter prevede il 16 febbraio un ritorno della bozza all’Assemblea nazionale, dove già diversi deputati influenti si dicono decisi a restaurare la bozza iniziale bocciata dai senatori.
Per molti versi, il segnale giunto ieri pare almeno confermare che esiste ormai un ponte fra una parte del mondo politico e le tante voci della società civile, anche d’estrazione laica, pronte nelle ultime settimane a reiterare gli avvertimenti sul rischio di un salto nel buio di portata antropologica senza precedenti. Dopo una settimana di dibattiti accesi, il semaforo rosso del Senato è giunto con numeri netti: 181 voti contro la legge, a fronte di 122 favorevoli.
Logicamente, ogni futuro tentativo dei deputati di ripescare l’«aiuto a morire», avvalendosi della preminenza che la Costituzione francese accorda loro rispetto ai senatori, apparirà quanto meno come una manovra forzata. Un’offensiva dunque poco rispettosa di un tema che, per la sua delicatezza intrinseca, richiederebbe invece consensi d’ampio respiro, tanto bipartisan quando bicamerali.
I fautori dello strappo cercheranno ancora di far leva sul sostegno del presidente Emmanuel Macron. Ma al contempo il capo dell’Eliseo e il suo esecutivo navigano nelle acque torbide di una popolarità quasi azzerata e di un’instabilità istituzionale ormai cronica. In questo scenario inedito sotto la Quinta Repubblica, ogni pronostico pare azzardato. Anche perché l’iter legislativo, com’era già accaduto nei mesi scorsi, potrebbe arenarsi per via di una nuova caduta del governo.
Fra gli ultimi interventi che hanno fatto comprendere quanto profonda e trasversale sia nella società civile l’opposizione al tentativo di strappo voluto da Macron figura pure una presa di posizione contro l’«aiuto a morire» apparsa sull’autorevole quotidiano laico Le Monde da parte di un collettivo di medici e giuristi, fra cui François Braun, ministro della Sanità fino al luglio 2023. Un intervento che si chiude così: «La priorità è l’accesso alle cure, in particolare palliative, e una politica di maggiore solidarietà per i francesi. Siamo ancora in tempo per ricordare l’effetto deleterio di un simile segnale inviato ai più vulnerabili, agli anziani, ai malati psichici, alle persone con handicap o precarie. Saranno i primi esposti. E sarà troppo tardi».
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