«Il mio amico Carlo, uomo di pace disarmata e disarmante»

di Claudio Maniago
L’arcivescovo di Catanzaro-Squillace Claudio Maniago ricorda il rapporto profondo con Casini, del quale ha sempre ammirato la capacità di tessere rapporti basati sulla benevolenza anche con i tanti che avversarono le sue idee
January 27, 2026
Carlo Casini al Palazzo dei Congressi di Firenze nel 1994
Pubblichiamo il testo delle parole introduttive dell'arcivescovo di Catanzaro-Squillace Claudio Maniago al "Rosario del 23", il 23 gennaio, in ricordo di Carlo Casini. 
Rinnovo a tutti quanti un saluto cordiale, con la gioia di poter partecipare a questo momento di preghiera.
Introduco il Rosario con tre brevi riflessioni.
La prima: questo vostro appuntamento, questo vostro Rosario è molto importante perché risponde a un grande comandamento del Signore che ci ha chiesto di pregare incessantemente e ci ha insegnato a pregare insieme, perché – e sono Sue parole che dobbiamo sempre portare nel cuore – quando due o più sono riuniti nel Suo nome Lui è presente. E anche se preghiamo insieme virtualmente e i prodigi della tecnica ci permettono di riunirci nonostante le distanze che ci separano, è importante che il nostro Rosario sia pregato nel Suo nome.
E noi inizieremo proprio «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», e vivremo questo momento certi che il Signore è con noi. E se il Signore è presente in mezzo a noi, non solo la nostra preghiera raggiunge il cuore del Padre ma sappiamo di poter contare sulla consolazione della Sua presenza, sulla forza, la luce che viene dal suo Spirito. Pregando insieme diamo un'occasione in più alla Luce di risplendere su questo mondo che troppo spesso ci mostra soltanto il suo volto tenebroso: e la luce è Lui.
Il Signore è davvero la luce che squarcia le tenebre del peccato e del male e noi, con la nostra preghiera, possiamo farlo risplendere su tutta l’umanità. Affidiamogli quindi le intenzioni che ognuno di noi ha nel cuore e quelle che tutti insieme metteremo in questo Rosario a nome di tutta l’umanità; affidiamogli le preoccupazioni che si affastellano nella vita di tutti e in particolare le ferite aperte che sanguinano nell’animo di tanti, specialmente a causa della guerra.
La seconda riflessione mi porta a invitarvi a pregare per il tema che la Conferenza episcopale italiana ha voluto dare quest'anno alla Giornata per la Vita: “Prima i bambini!”. Non c'è bisogno di tanti commenti per capire perché ai Vescovi e quindi alla Chiesa italiana sta a cuore parlare, riflettere, pregare, e, perché no, fare un po' di esame di coscienza su questo tema e cercare di risvegliare un impegno maggiore riguardo ai bambini, a tutti i bambini.
Nella nostra società ci sono segnali preoccupanti al riguardo che ci chiedono di pensare più seriamente ai bambini, all'attenzione e alla cura che bisogna avere per la loro condizione e per la loro crescita, mettendoli davvero al centro dell'attenzione. Nella comunità cristiana risuonano forti le parole di Gesù: «Lasciate che i bambini vengano a me», e «se non diventerete come bambini...»; questo messaggio evangelico ci fa capire quanto i bambini siano importanti e quanto sono da tutelare, da curare, da aiutare a diventare adulti protagonisti nella vita della nostra società.
E, infine, l’ultimo punto di questa mia introduzione non può che essere un ricordo di Carlo. Questo Rosario è molto legato a lui e alla sua memoria. Nonostante tra me e Carlo ci fosse un notevole divario di età, posso dire che eravamo amici. Parlo di un'amicizia sincera, semplice, motivata dal comune amore per la nostra Chiesa e per il dono della Vita. Su questo ci siamo incontrati spesso, ci siamo confrontati e abbiamo dialogato con passione. Questa amicizia così serena, così vera, così fraterna, continua nella Comunione dei Santi. Infatti non potrei dimenticarmi di lui anche se lo volessi, perché ogni volta che vado al cimitero di Soffiano a Firenze a visitare i miei genitori, a due passi c’è la tomba di Carlo: quindi non posso non fermarmi a ricordare questo amico e a pregare per lui e a chiedergli che lui preghi per noi, perché cresca il nostro amore per la Chiesa e la nostra passione per la Vita.
So che Carlo non amerebbe una celebrazione troppo esagerata della sua persona, striderebbe con lo stile della sua vita, una vita molto impegnata, guidata dall'amore per il Signore e per la sua Chiesa. Carlo aveva una fede molto profonda e molto semplice perché vera, concreta, declinata nella vita di tutti i giorni; il suo credere nel Dio della Vita lo portava poi a spendersi per la vita, soprattutto dove è più fragile e indifesa, in modo chiaro, deciso e pacifico.
Mi è venuto in mente Carlo quando papa Leone XIV ha ripetutamente richiamato tutti ad avere un atteggiamento più costruttivo nei confronti della pace, perché la pace e il rispetto della vita umana camminano insieme. E quando papa Leone ci esorta a essere uomini e donne di pace usando «parole disarmate e disarmanti» io penso a Carlo come un grande uomo di pace. Carlo ha dovuto combattere delle grandi battaglie, ma in queste sue battaglie ha sempre usato parole disarmate e disarmanti, anche nel confronto dialettico con persone che evidentemente non condividevano il suo pensiero. Sapeva dialogare, porsi con il tratto giusto, sereno, benevolente – mai con quello aggressivo o con il tono di chi voleva sopraffare qualcuno – con la passione e il rispetto che gli venivano dall’amore grande per il Signore.
Insomma, Carlo è stato un grande testimone del Signore anche per questo suo modo di essere, di parlare, di annunciare il Vangelo con parole disarmate e disarmanti. Così lo voglio ricordare con la speranza che presto sia annoverato nella schiera dei Santi.
E vi ringrazio di cuore se nelle vostre intenzioni di preghiera questa sera mettete anche don Sergio, di cui ho appena celebrato le esequie, che è stato un buon sacerdote della nostra Diocesi di Catanzaro: uno strumento docile nelle mani del Signore. Anche lui con la sua mitezza, la sua bontà, la sua fede trasparente, limpida, è stato un ottimo testimone del Signore della Vita. Con la nostra preghiera lo accompagniamo nelle braccia del Buon Pastore.
Monsignor Claudio Maniago è arcivescovo di Catanzaro - Squillace

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