Oltre ai gialli: perché rileggere Georges Simenon

Al Circolo dei Lettori di Torino si terrà una “maratona Simenon” in cui sarà ripercorsa l’opera di uno degli scrittori più prolifici e influenti del Novecento
March 14, 2026
Oltre ai gialli: perché rileggere Georges Simenon
Georges Simenon nel 1952 / Studio Harcourt
Oggi alle 15:30 al Circolo dei Lettori di Torino si terrà una “maratona Simenon” in cui sarà ripercorsa l’opera di uno degli scrittori più prolifici e influenti del Novecento, celebre creatore dell’ispettore Maigret. Le opere, caratterizzate da atmosfere cupe e indagini psicologiche, lo hanno reso un punto di riferimento per il genere giallo e noir, e i suoi libri, tradotti in più di 50 lingue, lo hanno reso uno degli autori più letti al mondo. Tra gli ospiti: Loredana Lipperini e Marco Malvaldi, ma anche Florinda Fiamma e Marco Balzano, di cui ospitiamo qui una riflessione a partire dai temi del suo intervento, intitolato “Oltre Maigret: i romanzi psicologici di Simenon”
La percezione è che, almeno in Italia, ci sia voluto del tempo per mettere a fuoco la grandezza di George Simenon come autore di romanzi in cui non compare il commissario Maigret. Abbiamo subito riconosciuto la bellezza e l’importanza di libri come L’uomo che guardava passare i treni (1938) o Le persiane verdi (1951), ma risulta più complesso inquadrare con un colpo d’occhio unitario i cosiddetti “romanzi duri”. È anche grazie a iniziative di lettura e di discussione come quella del Circolo dei Lettori di Torino, che sabato organizza una “Maratona Simenon”, se oggi siamo sempre più capaci di considerare questi testi non separatamente da Maigret – cui è comunque legata gran parte della fama dell’autore – ma come un progetto continuativo, portato avanti con rigore pressoché assoluto e che negli anni si rivela una vera e propria miniera di opere accomunate dall’indagine psicologica. Conviene riflettere sui termini che Simenon stesso utilizza: romanzi “duri”. La durezza va interpretata in riferimento a quelle emozioni che si incrostano nell’animo umano fino a trasformare il carattere di chi le vive. L’amore si trasforma in lotta, la relazione familiare in competizione o invidia, il lutto per la morte di un genitore in crudele antagonismo tra fratelli... Anche la parola “indagine” va chiarita: non necessariamente in questi romanzi si cerca un colpevole o si raccolgono prove e indizi. Mancano, insomma, i vari dispositivi narrativi del giallo. A volte capita che la storia raccontata si tinga di giallo, ma non è affatto sistematico. Né, probabilmente, giallo è la parola più giusta: sarebbe meglio dire che molti dei romanzi duri mantengono un clima di mistero e di suspence proprio come un giallo, ma hanno come motore primo e ragione scatenante non un delitto, bensì un sentimento travolgente, una passione, un istinto incontenibile. Insisto ancora sulla definizione d’autore, perché “romanzi duri” trasmette anche una visione pessimistica dell’animo umano. Non indica solo la temperatura dei sentimenti in gioco, ma una modificazione irreversibile del carattere: gli esseri umani sono capaci di divenire mostruosi, spietati, incapaci di controllarsi, quasi fosse iscritto in un loro destino tragico a cui non possono sottrarsi. La camera azzurra (1964) ne è un esempio altissimo, non soltanto all’interno della vastissima produzione di Simenon, ma in assoluto. Questo romanzo è un’opera perfetta, che qualunque aspirante scrittore dovrebbe leggere per apprendere come si costruisce una trama, come si gioca con i piani temporali, come la ricerca del colpevole si intersechi in ogni pagina con l’indagine del “cuore umano”, in un processo di cui l’autore dà magistralmente conto al lettore. Ma non è tutto. La camera azzurra è un capolavoro anche perché costruisce un ambiente – quello che dà il titolo al racconto – insieme arioso e claustrofobico, asfittico e protetto, trasformando una piccola stanza d’albergo di provincia nello spazio in cui prendono corpo i cambiamenti emotivi dei protagonisti. Se l’incipit di questo romanzo è folgorante per la forza dell’erotismo e la vividità della scena, lo è anche per i dettagli che nutrono la scrittura e che l’autore dissemina sin dalle prime pagine: le minacce, a ben guardare, si annidano dietro le parole d’amore. «”Ti ho fatto male?”. “No”. “Ce l’hai con me?”. ”No”. “Era vero. In quel momento tutto era vero, perché viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero, ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto, nuda. Era felice? Se gliel’avessero chiesto avrebbe risposto di sì senza esitare”». Poco dopo Simenon farà chiedere ad Andrée, l’amante di Tony, se passerebbe con lei il resto della vita; e poche righe più avanti insiste: «Se fossi libera faresti in modo di esserlo anche tu?». Apparentemente banali domande fra amanti appassionati che si riveleranno minacce, pronte a farsi interrogatorio. L’amore non si accontenta di bruciare, vuole essere progetto di vita. La frustrazione di non possedere completamente Tony rende Andrée sempre più cattiva: ed ecco che l’amore apre la strada alla vendetta. I sentimenti diventano duri e il lettore lo tocca con mano. Anche La vecchia non è un giallo, ma una grande opera di scavo psicologico: il mistero, infatti, non riguarda alcun delitto, ma le fitte relazioni che l’autore inscena nello spazio chiuso di un appartamento parigino del centro. Una nonna che ripercorre il proprio passato e una nipote dalla vita sregolata: generazioni che provano a parlarsi, si ascoltano e via via si spiano covando malcelati disprezzi. Se la camera azzurra, color lascivia, è il rifugio fuori dal mondo, qui la piccola casa ingombra ogni pagina: tra le sue mura le due vorrebbero consolarsi ma finiscono per duellare al ritmo di bicchieri di whisky e vino che ora accendono i ricordi ora abbruttiscono gli umori. Così diverse nonna e nipote e pure così consapevoli e spaventate di assomigliarsi. Sono solo due dei tanti romanzi duri, ma sono sufficienti per comprendere quanto lo scrittore belga fosse un artista non solo incredibilmente prolifico, ma capace di edificare un monumento ai sentimenti comuni, alle infrazioni e alle degenerazioni della quotidianità, sempre pronte a mettere in luce virtù e miserie di tutti noi.

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