Le spiagge italiane sono, anche per questa estate, in balia delle concessioni balneari

La commissione Bilancio in Senato ha bocciato l’ennesimo tentativo di proroga promosso dalla Lega. Intanto, in attesa del bando-tipo per le gare, i Comuni si muovono nel caos
April 29, 2026
Le spiagge italiane sono, anche per questa estate, in balia delle concessioni balneari
La spiaggia di Peschici, in provincia di Foggia, Puglia / FOTOGRAMMA
Manca poco più di un anno alla scadenza definitiva di tutte le concessioni balneari italiane, fissata al 30 settembre 2027. Eppure, ancora una volta, la stagione marittima è iniziata in mezzo al caos. La ragione è il continuo protrarsi del braccio di ferro tra Unione europea e imprese del turismo sull’interpretazione della direttiva Bolkestein, uno scontro iniziato nel 2006 con il varo della norma e vinto di fatto da Bruxelles, che già nel 2020 aveva messo in mora l’Italia intimandola ad affidare le licenze «tramite una procedura di selezione pubblica aperta». Oggi, a tentare l’ennesima proroga delle licenze dei concessionari uscenti è stata la Lega di Salvini, con una riforma che si è arenata nell’arco di poche ore.
Tramite un emendamento al disegno di legge “Commissari” approvato in commissione Ambiente del Senato, il partito della maggioranza aveva proposto il rinnovo delle licenze in vigore fino al 30 settembre 2030 in caso di danni alla costa provocati dall’erosione e di «eventi meteorologici di eccezionale intensità», come quelli che hanno colpito Calabria, Sardegna e Sicilia a gennaio scorso. Ma nel testo mancavano le coperture e la commissione Bilancio ha cassato l’emendamento, che avrebbe sollevato anche problemi di compatibilità con l’articolo 81 della Costituzione e avrebbe esposto al rischio di nuove messe in mora da parte dell’Unione europea. Al momento, quindi, la scadenza resta fissata al termine della prossima stagione estiva, ma le spiagge italiane non sono ancora pronte alle gare d’appalto. Alcuni Comuni hanno già avviato le selezioni, altri le hanno addirittura portate a termine, ma la maggior parte attende un bando-tipo su cui il Governo lavora da mesi senza aver ancora prodotto niente. Il risultato? «Sul territorio nazionale si sta consumando un vero e proprio caos normativo», commenta Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari Italia-Federturismo Confindustria.

L'attesa per il bando-tipo

«Il nuovo intervento sulla vicenda delle concessioni balneari, con il blocco degli emendamenti migliorativi, ha di fatto impedito qualsiasi possibilità di correggere un quadro normativo già profondamente critico», aggiunge con rammarico Licordari. Senza un nuovo rinnovo delle licenze, l’obiettivo dei balneari è districarsi tra le gare di appalto. Ancora poche, per quest’anno, ma in grado di dare diversi grattacapi ai sindaci che hanno iniziato a bandirle. «Diversi Comuni stanno approvando bandi, o si apprestano a farlo, adottando criteri tra loro difformi e introducendo regole eterogenee – sostiene Licordari –. In molti casi si tratta di interpretazioni dei singoli funzionari o di impostazioni elaborate da consulenti esterni». Quel che manca agli enti locali è un manuale di istruzioni a cui fare riferimento per non muoversi in ordine sparso, come successo finora.
Per venire incontro alle esigenze di amministrazioni e balneari, il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (Mit) ha avviato lo scorso 17 aprile un tavolo di confronto con gli enti territoriali della Conferenza unificata allo scopo esplicito di raggiungere un accordo sui criteri «per l’assegnazione delle concessioni balneari per finalità turistico-ricreative». Lo schema di bando passerà, poi, al vaglio delle associazioni di settore. L’obiettivo è «semplificare e rendere trasparenti le procedure, garantendo parità di condizioni tra gli operatori e maggiore certezza per amministrazioni e imprese», spiega il Mit. Che strizza l’occhio ai concessionari uscenti: «Al centro, criteri di selezione, modalità di valutazione delle offerte e indennizzi». Difficilmente, però, le nuove gare di appalto potranno prevedere vere e proprie ricompense per le imprese che lasceranno la licenza dopo anni di gestione. Il motivo lo ha spiegato lo scorso anno la Commissione Ue in una lettera rivolta all’Italia, in cui specificava a chiare lettere che l’eventuale indennizzo dovrà «rimanere limitato ai soli investimenti non ammortizzati, non dovrà avere natura dissuasiva, né comportare un eccesso di compensazione». In altre parole, il gestore uscente non potrà essere avvantaggiato o ricompensato in alcun modo. Come previsto anche dall’articolo 49 del Codice di navigazione, che impone allo Stato di non fornire «alcun compenso o rimborso» per la rimozione delle strutture da parte dei gestori uscenti a licenza scaduta.
In attesa del bando-tipo, però, alcune amministrazioni hanno già introdotto alcune forme di indennizzo, tramite project financing o premi per gli operatori che garantiscono la funzionalità della spiaggia durante il passaggio di mano. È il caso dei Comuni della riviera romagnola, che si sono dichiarati pronti a far uscire i bandi al termine di questa stagione estiva. La maggior parte, però, resterà in attesa di istruzioni fino alla scadenza ultima del 30 settembre 2027. Nuove indicazioni, per loro, potrebbero arrivare domani dalla nuova riunione del tavolo ministeriale.

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